LANZAROTE

Nel giugno del 2011 abbiamo deciso di visitare le Canarie, questo arcipelago di origine vulcanica al largo dell’Africa Occidentale, che di Europa ha ben poco,politicamente fanno parte della Spagna, ma per quanto riguarda i paesaggi e la natura sono Africa allo stato puro e vista la relativa vicinanza e i facili collegamenti sono diventate una meta turistica abbastanza inflazionata. Ma a saperle girare si riescono ancora a trovare angoli e luoghi abbastanza isolati.

Grazie ad un ottimo prezzo di un volo Ryanair abbiamo deciso  di visitarne due in un’unico viaggio e la scelta è caduta su Lanzarote e Fuerteventura.

Siamo infatti atterrati a Lanzarote, abbiamo noleggiato un auto prenotata online dall’Italia da Cicar,che ha in assoluto i migliori prezzi e che ti permette di poter traghettare da un’isola all’altra senza problemi.

Infatti dopo dopo una settimana a Lanzarote siamo andati con l’auto in traghetto a Fuerteventura, per starci altri sei giorni, per poi tornare a Lanzarote, consegnare l’auto in aeroporto e prendere il volo di ritorno per l’Italia.

Di seguito l’itinerario di tutto il viaggio:

ITINERARIO:  Bologna – Arrecife – Playa Blanca – Timanfaya – Corraleyo – Playa Jandia – Arrecife – Bologna

DURATA DEL VIAGGIO:  15 giorni

COMPONENTI: 2 adulti e 1 bimba (4 anni)

PERIODO: giugno 2011

CLIMA: sia Lanzarote che Fuerteventura, che sono le più a nord-est delle Canarie, hanno un clima molto mite e quasi desertico, con inverni mitissimi o piacevolmente caldi, ed estati calde e soleggiate.
Lungo la costa le piogge rimangono al di sotto dei 200 millimetri all’anno, e sono dovute alle perturbazioni che passano nel periodo di ottobre-marzo, noi ci siamo stati a giugno e si stava benissimo, anche il mare che a detta di molti è freddissimo era “piacevolmente freddino” abbastanza balneabile e comunque mai cosi gelato come in Algarve (Portogallo) nello stesso periodo. Le temperature sono molto miti, primaverili per gran parte dell’anno tranne quando soffia il vento dall’Africa, che può alzare la temperatura di parecchi gradi con vento caldo e secco, che può ridurre la visibilità grazie alla polvere o alla sabbia dal deserto e portare un caldo anomalo, che in genere dura due o tre giorni. A causa del forte vento, infatti tutte e due le isole sono meta prediletta di chi pratica wind-surf e kite-surf.

WI-FI: lo troverete praticamente ovunque, negli hotels che vi ospiteranno, nei ristoranti, nei bar e quasi sempre con un ottima connessione.

PRESE ELETTRICHE: uguali alle nostre, quindi niente adattatori.

CIBO: essendo isole con una forte presenza di turismo internazionale, anche la cucina di conseguenza è di tipo internazionale, troverete ristoranti di tutti i tipi e per tutte le tasche, senza contare gli innumerevoli supermercati e mercati vari in cui acquistare cibo da potersi cucinare a casa, se alloggerete in appartamenti in affitto. Noi mangiavamo quasi sempre fuori, soprattutto pesce e tra l’altro adorando la cucina spagnola, tra tapas, tortillas e paiella non ci siamo fatti mancare niente.

SPOSTAMENTI: come detto in precedenza noi abbiamo noleggiato un’auto con la quale abbiamo girato tutte e due le isole, secondo noi è la cosa migliore da fare, dal momento che il girovagare in auto a caso tra i paesaggi vulcanici (sopratutto a Lanzarote) è stata in assoluto la cosa più affascinante di tutto il viaggio. Tra l’altro non è costato neanche tanto.

COSTO TOTALE: in totale per 15 giorniabbiamo speso 1650 euro comprensivo di tutto, volo, auto, cibo ed hotel, un cifra veramente buona, sopratutto per via del volo che è costato pochissimo.

Ed ora andiamo a cominciare con il racconto del viaggio partendo da:

 

L  A  N  Z  A  R  O  T  E

Lanzarote ha un fascino indescrivibile, percorrere le sue strade in auto in mezzo a zolle di lava grandi come come una cinquecento, ammirare i giganteschi cactus nel ” Jardin de Cactus” allestito da Manrique oppure mangiarsi un pollo allo spiedo cotto direttamente dal calore del vulcano che si sprigiona da una fenditura nella roccia nel parco nazionale Timanfaya. Questo ed altro si può fare a Lanzarote.

Appena atterrati ad Arrecife ci siamo recati a prendere l’auto, precedentemente prenotata dall’Italia da Cicar , questa bella Opel Corsa nuova di pacca ad un prezzo eccezionale e ci siamo diretti verso la località Playa Blanca. avevamo scelto di dormire lì perchè su Booking c’era questa bella struttura il  White suites Hotel con un offerta di pernottamento e colazione per 7 notti ad un prezzo impossibile da rifiutare.

E già da subito guidare tra le sue strade, perfettamente asfaltare e dritte, circondati da lava da ambo i lati, è stata forse la cosa più bella di tutto il viaggio…

…l’atmosfera che si respirava era un mix di Spagna e di Africa, visto che è l’isola più a est dell’arcipelago. Le eruzioni vulcaniche hanno infatti determinato il destino naturale e sociale dell’isola e dei suoi abitanti…

…l’influenza del grande artista Manrique, originario propio di Arrecife, ha poi fatto il resto. Infatti a differenza di altri luoghi turistici, sempre alle Canarie, qui non troverete mai obbrobri architettonici, mega strutture alberghiere, bensì solo costruzioni bianche, con quasi sempre infissi verdi, che per legge non possono superare l’altezza di una palma.

Lanzarote risulta infatti estremamente ben curata e si percepisce fin da subito che è ancora poco esplorata. Inoltre è anche la più low cost delle Canarie, chi non la conosce ancora, avrà già capito che è anche del tutto estranea al tradizionale immaginario che vede le isole Canarie affollate di turisti festanti che tirano l’alba…

…qui i ritmi sono lenti e fa da padrone la lava in tutte le sue sfumature di colori e consistenze, percorrendo le sue strade incontrerete dei paesaggi inconsueti…

…e mai monotoni, che riusciranno a stupirvi ad ogni chilometro e ad ogni curva…

…mentre guiderete vi renderete conto che proprio tra queste rocce puntute e scure sta tutta quanta “l’essenza” di questa isola.

Tutto ciò si percepisce fin da subito, sin da quando si percorre la strada che porta dall’areoporto di Arrecife a Playa Blanca, si passa infatti da fantastici paesini come Yaiza, La Hoya per arrivare nella parte più meridionale dell’ isola, alla località denominata:

Playa Blanca, che si in effetti è molto turistica, ma comunque non così incasinata come ci si può immaginare, noi l’avevamo scelta come base perchè c’era un’offerta molto buona come alloggio, era molto vicino ad una delle spiagge più famose, Papagayo, ma sopratutto perchè era da lì che partivano i traghetti per Fuerteventura, dove ci saremmo spostati dopo una settimana.

Playa Blanca si presenta con un lunghissimo lungomare pieno di ristoranti, negozi, gelaterie e tutto quanto serve al turista, che da quanto ci sembra di capire è in prevalenza tedesco, c’è anche una bella spiaggia in cui noi siamo stati solo una volta…

…preferendo dirigersi subito verso la famosa Playa de Papagayo, questa mezzaluna di sabbia incorniciata tra alte pareti di roccia, che si vede in foto. Per raggiungerla bisogna attraversare il Parco de los Ajaces. L’accesso a questa zona è consentito previo pagamento di un simbolico biglietto da 3€ , si percorre in auto una lunga strada sterrata e si arriva alla spiagge, dove c’è un ampio parcheggio.

Playa de Papagayo non è attrezzata quindi munitevi di ombrelloni, cibo e tanta acqua perché il sole è cocente e non ci sono zone d’ombra, noi abbiamo pranzato, molto bene, in uno dei due chiringuiti che si trovano sul promontorio che sovrasta la spiaggia. L’acqua a giugno era un pò freddina, ma comunque siamo riusciti a fare il bagno lo stesso.

Ma dal momento che girare per l’isola in auto era troppo bello, abbiamo deciso di fare vita da spiaggia a Fuerteventura e di continuare l’esplorazione di questa fantastica isola vulcanica…

…ci siamo quindi diretti verso il Parque Nacional Timanfaya che è sicuramente uno degli ambienti più straordinari e di maggior valore dal punto di vista naturalistico, tanto da essere stato dichiarato Parco Nazionale nel 1974…

…propio qui infatti dal 1730 al 1736, la zona sud-occidentale dell’isola fu scossa da eruzioni vulcaniche e terremoti che cambiarono profondamente il paesaggio e la vita degli abitanti di Lanzarote. Il centro dell’attività vulcanica fu proprio Timanfaya dove si aprirono oltre 25 crateri che ricoprirono di lava oltre 20 mila ettari, trasformando il fertile terreno in una landa desolata. Un paesaggio lunare che ancora oggi si può ammirare, anche se la natura, poco alla volta, sta riemergendo dalle ceneri vulcaniche.

Il parco si raggiunge attraverso la LZ-67 , passando da Yaiza per intenderci, ci sono tre ingressi: il primo ” Echadero de los camellos” permette di visitarlo a dorso di cammello ed è stato il primo ingresso che abbiamo incontrato…

…e secondo voi potevamo non fare un giro in cammello?…

…Anita tutta bardata da cammelliere era stracarica e non vedeva loro di montare sopra questi animali…

Il percorso dura circa 45 minuti, un pò poco a dire la verità, e si fa in coppia, sedendo su un tradizionale sedile doppio fissato sul dorso del cammello. Il prezzo è di 6 euro a persona e si sale in carovana lungo i pendii del parco…

…ed il tutto ha un notevole fascino, sopratutto per i bimbi, se non fosse però, che il percorso è veramente corto, dal momento che è veramente bello ciondolare a dorso di cammello per questi paesaggi lavici.

Proseguendo lungo l’unica strada s’incontra il famoso diavoletto che dà il benvenuto ai visitatori del Parco del Timanfaya.

Dopo aver pagato l’ingresso si segue la strada fino a giungere al parcheggio del centro turistico dove ci sono i pullman su i quali è possibile percorrere la cosiddetta Ruta de los Volcanes, un percorso di 14 km all’interno del parco.

La visita si svolge infatti a bordo degli autobus e non è consentito scendere. Il parco, infatti, se non per brevissimi tratti, non può essere visitato né a piedi né con mezzi propri, in quanto si tratta di uno spazio naturale dall’equilibrio molto delicato….

…è una visita che merita veramente, consigliamo di farla al mattino onde evitare orde di turisti, il paesaggio è lunare, quasi surreale e se si arriva all’ora di pranzo si può mangiare al ristorante El Diablo, opera dell’artista César Manrique, assaggiando i polletti cotti su uno spiedo direttamente su una fenditura del terreno che emana un calore infernale.

A proposito di Manrique, qui bisognerebbe aprire un capito a parte. L’isola di Lanzarote deve moltissimo all’artista César Manrique, che qui nacque e che la trasformò in un vero e proprio museo a cielo aperto.


Le opere di Manrique sono presenti ovunque sull’isola, come segno indelebile dell’amore, della dedizione e del genio creativo dell’artista spagnolo per la sua terra.
Egli amava moltissimo la sua isola e aveva a cuore il problema della tutela e della conservazione del suo territorio. Pensate che fu tra i promotori di idee architettoniche e proposte innovative che ancora oggi regolano lo sviluppo sull’isola, in cui non è possibile costruire palazzi alti oltre due piani e non sono presenti cartelloni pubblicitari lungo le strade.

Già solo percorrendo le principali strade di Lanzarote vi capiterà di imbattervi  nelle sue sculture, poste al centro di incroci e rotatorie e che si muovono grazie al vento che lì non manca mai.
Anche i simboli del Mirador del Rio e il diavoletto del Parco Naturale di Timanfaya, così come il ristorante al suo interno, sono opera sua.

Fu un artista poliedrico, pittore, scultore, architetto, ecologista, conservatore del patrimonio artistico, disegnatore urbanistico e paesaggistico. Convinse i suoi compaesani ad investire nel turismo, senza però cadere negli errori commessi in altre zone del paese, impedendo di deturpare il paesaggio con costruzioni che non sarebbero state in tono con la natura vulcanica dell’isola.

Tutte queste cose si notano eccome quando si è a Lanzarote ed infatti è d’obbligo andare a far visita all’eredità che ha lasciato alla sua isola cioè: il Jardín de Cactus, il Belvedere del Río, la Casa Museo del Campesino e Monumento alla Fecondità, Los Jameos del Agua e la Fundación César Manrique, inoltre il suo forte impegno personale verso il lavoro e la sua visione ecologica, l’ha portato a convertire una serie di bolle vulcaniche nella propria casa, che ha abitato per anni e che tutt’ora è visitabile.

Noi la prima cosa che abbiamo visitato è stato il Jardin du Cactus e per noi che adoriamo le piante grasse è stato amore a prima vista…

…si tratta di una piccola oasi verde sulla costa orientale dell’isola, caratterizzato da una serie di terrazzamenti che ospitano centinaia di esemplari di cactus…

…cactus di tutti i tipi, tutti perfettamente catalogati ed etichettati…

…ed aggirarsi tra queste piante, alcune così insolite e stravaganti era meraviglioso…

…saremmo stati lì tutto il giorno…

…consigliamo anche di salire fin su nel mulino a vento sullo sfondo, che rende lo scenario ed il panorama ancora più suggestivo…

…purtroppo però a differenza di altri posti concepiti da Manrique, qui non c’era un bar o un’angolo per ristorarsi…

…c’erano però intere colonie di Cocciniglia, questo insetto, considerato anche un parassita, qui viene addirittura allevata perché viene utilizzata per produrre una parte dei coloranti rossi utilizzati nell’industria alimentare e per colorare in modo naturali i tessuti. L’insetto infatti secerne un liquido molto denso e intensamente colorato che usa come involucro per proteggersi dai predatori.

Per produrre un chilogrammo di colorante occorrono circa 80-100 mila insetti, una volta ottenuta la polvere macinando il carapace degli insetti, questa viene trattata con acqua calda per estrarre l’acido carmico, che da quel bel rosso che conosciamo. Anita era veramente affascinata da tutto questo colore rosso che usciva schiacciando e sfregando e se lo sarebbe spalmato dappertutto.

Il giorno successivo invece abbiamo fatto una visita veramente fantastica e strana: il Jameos del Agua: tra tutte le opere di Manrique a Lanzarote questa rappresenta un esempio unico di recupero del territorio…

…si tratta di un complesso di grotte naturali e tunnel scavati dalla lava durante l’eruzione, che l’artista ha recuperato e trasformato in un’oasi di pace e meraviglia…

…si cammina tra tunnel in mezzo alle rocce e si accede alla prima grotta, dove si rimane affascinati dai giochi di luci e acqua e dalla presenza di tantissimi piccoli granchi albini…

…per poi sbucare ad un certo punto nell’auditorium naturale, un vero e propio anfiteatro nella roccia lavica…

…questa volta è presente anche un bar dove ci si può rifocillare…

…ma non solo, appena ci si affaccia fuori dall’anfiteatro ci si trova di fronte questa spettacolare piscina, sembra propio di stare in luogo fuori dal mondo, bellissimo!

Sempre più gasati dall’architetture e gli arredi tutti bianchi di questo formidabile artista siamo quindi andati a visitare il Mirador del Rio.

Si tratta di un belvedere scavato nella roccia, nella parte settentrionale dell’isola, di fronte a La Graciosa, si arriva in questo bellissimo luogo con pavimenti in legno e muri bianchi, dove c’è anche un bel bar di fronte ad una enorme vetrata…

…a picco sul mare, dove si può ammirare questo panorama qua, come vedete in lontananza si intavede l’isola La Graciosa, che saremmo voluti andare a visitare, ma non abbiamo fatto in tempo…

…si stava tanto bene dentro questo ambienti tutti bianchi in puro stile anni 60 che non ci saremmo più mossi da lì…

…siamo invece anche andati a visitare la Fondazione Manrique, che si trova a Tahiche…

…qui sono custodite alcune delle opere più importanti dell’artista, i suoi bozzetti, i suoi progetti e altre sue creazioni.

E per finire siamo andati ad Haria dove l’artista si è costruito la sua casa e ci siamo totalmente innamorati di Casa Manrique…

…la casa in cui l’artista visse e che realizzò a sua immagine e somiglianza, entrare nella grande sala che utilizzava per accogliere gli ospiti…

…vedere questa fantastica piscina all’aperto, il giardino e il suo laboratorio vi farà capire qualcosa in più di questo genio assoluto che è riuscito a fondere perfettamente arte e natura….

…ci sono per esempio grandi vetrate che affacciano sulla terra nera vulcanica tipica di Lanzarote che sono la perfetta sintesi del rapporto tra l’arte di Manrique e il territorio dell’isola…

…insomma una casa di cui ci siamo perdutamente innamorati e che rispecchia in pieno in nostri gusti abitatitvi.

I giorni passati a girovagare per Lanzarote, tra tutte le cose di Manrique viste e i lunghi tratti di strada fatti in auto in mezzo a paesaggi fantastici cominciavano a volgere al temine…

…siamo quindi anche andati a visitare la spiaggia La Caleta che si trova nella parte nord occidentale dell’isola, una bella spiaggia molto selvaggia ed abbastanza isolata in cui però quel giorno tirava un vento inaudito ed infatti era piena di kite-surfers…

…i paesaggi anche in quella parte erano fantastici e bisogna dire che in assoluto gli scenari e gli scorci che ad ogni curva si aprivano ai nostri sguardi, sono stata la cosa che ci è piaciuta di più di tutta Lanzarote. Girare in auto a caso per l’isola fermandosi a mangiare in taverne e tapas bar in mezzo al silenzio in una valle sperduta nel nulla, sono ricordi ancora ben impressi nelle nostri menti.

Abbiamo quasi sempre mangiato fuori spendendo poco, l’isola non offre molto dal punto di vista “intrattenimento” (per fortuna) e noi non abbiamo mai frequentato i luoghi più affollati come Arrecife e Puerto del Carmen. Anche di mare e spiaggia ne abbiamo fatto poco (preferendo farlo a Fuerteventura) in definitiva abbiamo preferito goderci Lanzarote nel suo aspetto più selvaggio e ancestrale e pensiamo che questa sia stata la scelta migliore. Lava, cactus e silenzio. Quindi se amate la pace, la tranquillità e nello stesso tempo avete voglia di ammirare opere d’arte uniche, questa isola fa il caso vostro.

Dopo sette giorni era giunto il momento di visitare l’altra isola delle Canarie che avevamo in programma. Quindi appena svegliati, siamo andati al porto di Playa Blanca (ecco il motivo per cui alloggiavamo lì) dove il giorno stesso della partenza abbiamo presso i biglietti per imbarcarci con la nostra Opel Corsa sul traghetto che in poco più di un’ ora ci ha portato a:

 

FUERTEVENTURA

 

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