AMBOSELI NATIONAL PARK

L‘Amboseli National Park è uno dei parchi più conosciuti del Kenya, sopratutto per gli splendidi scenari dominati dalla vetta innevata del Kilimanjaro ed infatti questo era uno dei motivi per cui c’eravamo andati.

Vedere il Kilimanjaro era uno dei sogni da bambino del papà di Trip Family, sogno che purtroppo è rimasto tale, dal momento che per tutto il tempo passato in questo splendido parco il cielo era talmente denso di nubi da impedire la visione del famoso vulcano innevato. Pazienza, sono inconvenienti che possono capitare quando si viaggia alla fine della stagione delle piogge.

Abbiamo comunque fatto un bellissimo safari, nonostante l’inefficienza della guida che ci ha fornito Vasco Abdul. Siamo arrivati all’ingresso chiamato Kimana Gate, direttamente dallo Tsavo Est dopo un lungo, lunghissimo ed estenuante viaggio in jeep, più di quatto ore , di cui causa lavori in corso, almeno un paio di strada sterrata, molto sterrata.

Il parco risulta essere comunque molto lontano, da Watamu ci vogliono infatti all’incirca sei ore di jeep per raggiungerlo, un vero e propio viaggio in cui si attraversa mezzo Kenya, un viaggio lungo e faticoso, su caotiche strade africane che però ci hanno regalato paesaggi cosi:

Lungo la strada abbiamo incontrato praticamente di tutto, scimmie, mucche, bimbi, tantissimi bimbi…

…ed anche scene così; tipo questo motociclista che portava legati alla moto almeno un cinquantina di polli vivi!!…poveri polli…

…abbiamo viaggiato costeggiando il confine con la Tanzania, passando in mezzo a villaggi, attraversando fiumi e come avrete visto nel video gli scorci di Africa vera a cui abbiamo assistito ci hanno ripagato in pieno della fatica fatta.

Siamo arrivati che praticamente era l’ora di pranzo e ci siamo quindi diretti subito al lodge, che stavolta non era all’interno del parco, bensì propio di fianco all’ingresso e si trattava di un bellissimo campo tendato, il Kibo Safari Camp, di seguito il video dell’arrivo alla tenda:

Siamo rimasti subito entusiasti della nostra tenda, si stava benissimo ed è stata una delle sistemazioni che ci è piaciuta di più. Tutto il campo tendato è risultato essere molto bello e curato…

…e se non ci fosse stato nuvoloso si sarebbe visto direttamente dalla veranda della nostra tenda il famigerato Kilimanjaro, va beh Comunque una volta lasciati i bagagli siamo andati a pranzo che come sempre era a buffet.

Stavolta visto che c’era molto nuvoloso siamo partiti per il game drive subito dopo mangiato e siamo quindi entrati all’Amboseli National Park. Appena dentro abbiamo percepito immediatamente di essere…

…nella savana propio come te lo aspetti, propio com’è nell’immaginario collettivo, come abbiamo visto tante volte nei film e nei documentari, quindi non più piste rosse di argilla come allo Tsavo, bensì enormi distesa di erba gialla con mandrie di gnu come sfondo….

…sterminate pianure, senza neanche una collina o montagna, pianure costellate dai tipici alberi di alberi di acacia con tranquille zebre che pascolavano…

…e con la massiccia presenza dei famosi elefanti dell’Amboseli, stavolta tutti grigi (non si cospargevano di argilla come i loro simili allo Tsavo) con enormi zanne, ne abbiamo incontrato branchi numerosissimi con tanti cuccioli al seguito…

…visti da vicino facevano veramente impressione, di seguito il video di quando un branco ci ha attraversato imperturbabile la strada:

Gli elefanti dell’Amboseli sono veramente dei giganti e non avendo mai avuto problemi con il bracconaggio non hanno assolutamente timore dell’uomo…

…guardate questo enorme e solitario maschio che occupava tutto il sentiero, come ci ha spiegato la guida Samuel nel safari successivo (la guida di questo safari non sapeva una mazza!) i maschi dopo i 4-5 anni vengono allontanati dal branco…

…e vagano solitari tentando di formare un propio harem e quando è il periodo dell’estro, quando hanno il testosterone al massimo possono essere molto aggressivi e pericolosi…

…molto pericolose ed aggressive si possono rivelare anche le femmine quando ci sono i cuccioli, cioè propio nel periodo che ci siamo andati noi, alla fine della stagione delle piogge…

…le mamme e soprattutto le nonne, sono loro a capo del branco, risultano essere molto protettive nei confronti dei loro piccoli, quindi mai mettersi in mezzo tra mamma e cucciolo e mantenere sempre la distanza di sicurezza.

Come abbiamo detto in precedenza gli scenari che ci siamo trovati davanti ci davano l’impressione di essere dentro ad un documentario, ci mancava solo il Kilimanjaro come sfondo. Per essere chiari il Kilimanjaro non si trova in Kenya, bensì in Tanzania propio al confine con il  Kenya, ed essendo un vulcano inattivo alto 2000 metri si rende molto ben visibile anche dalla parte kenyota, a meno che non ci sia molto nuvoloso…sic…

…ma l’Amboseli non è solo sterminate pianure, propio qui infatti si trova il bacino salino del lago Amboseli, da cui il parco prende il nome, secco la maggior parte dell’anno, si trasforma in un lago pullulante di vita durante e alla fine della stagione delle piogge, abbiamo quindi visto migliaia di fenicotteri rosa…

…questi aironi con la corona…

…vari tipi ibis..

…ed in generale tantissime speci avicole, che però essendo noi senza una guida decente non siamo riusciti ad identificare…

…ci è parso comunque di essere in un vero paradiso, soprattutto per gli amanti del birdwatching…

…e tra tutti questi uccelli abbiamo anche avvisato due begli ippopotami che stavano beati in mezzo al fango.

Ad un certo punto abbiamo avuto bisogno di andare in bagno, ci siamo quindi fermati in una specie di area di ristoro e siamo scesi dalla jeep, ma non avevamo fatto i conti con furbe scimmiette che sono entrate dentro l’auto, hanno rovistato tra i bagagli riuscendo a rubare un pò di cibo, il tutto però è stato documentato da una telecamera nascosta, guardate un pò qua:

La parentesi del furto di cibo da parte delle scimmiette ladre ha divertito moltissimo Alfredo, ci siamo quindi rimessi in marcia per finire il game drive…

…incontrando una iena solitaria che se ne andava a zonzo…

… o forse stava inseguendo questo facocero qua…

…abbiamo incontrato ancora elefanti solitari in mezzo alla savana…

…fino a quando la super vista ormai allenata del piccolo esploratore Alfredo non ha avvistato con il binocolo in lontananza…

…questo bel leone che con tutto il suo harem di leonesse stava riposando tra l’erba alta…

…questo avvistamento del “re della savana” è stata la ciliegina sulla torta di un safari che ormai stava per volgere al termine.

L’Amboseli National Park si è rivelato forse il parco più bello per quanto riguarda i paesaggi e gli scenari, ed anche se non siamo riusciti ad avvistare il ghepardo ed il leopardo, anche se avevamo una pessima guida, siamo riusciti a riempirci gli occhi di un Africa vera e selvaggia…

…e con alle spalle un tramonto così, che solo la savana sa dare, ci siamo incamminati verso il nostro campo tendato dove avremmo passato la notte. Di seguito un piccolo riassunto in video del game drive all’Amboseli National Park:

La notte passata in tenda è stata fantastica, sentire tutti i suoni della savana mentre ci si addormentava ed al risveglio è stato veramente emozionante. Ed al mattino eravamo tutti belli, carichi e contenti, quindi dopo una bella colazione abbiamo fatto i bagagli ed eravamo pronti per ripartire alla volta di Watamu.

Come abbiamo detto in precedenza l’Amboseli dista all’incirca 6 ore di auto da Watamu, quindi tenetelo presente se deciderete di andarci. Si arriva propio fino al confine con la Tanzania in pieno territorio Masai, per questo motivo quando eravamo là c’è stato chiesto se volevamo visitare un vero villaggio Masai, abbiamo acconsentito ed ecco qua il resoconto:

 

M  A  S  A  I

Sinceramente quando ci hanno proposto di andare a visitare un villaggio Masai, abbiamo pensato si trattasse della solita trappola per turisti, invece come tante altre cose durante questo viaggio in Kenya, ci siamo dovuto ricredere immediatamente…

…nonostante si capisse  benissimo che questi guerrieri Masai erano abituati a  ricevere i turisti, il loro villaggio era un vero villaggio fatto con capanne di cacca di mucca, senza elettricità ed acqua corrente…

…dove tutta quanta la tribù abitava regolarmente, con o senza turisti la loro vita scorreva scandita dal ritmo della natura e dalle esigenze delle mucche, che sono il loro bene primario.

Per accedere al villaggio noi adulti abbiamo pagato una cifra equivalente a 9 euro a persona, appena entrati siamo stati accolti con le tipiche danze e canti Masai da tutta la tribù, poi il capo villaggio ci ha spiegato per filo e per segno come era fatto il villaggio…

…in pratica un enorme cerchio fatto di rovi che fungeva da muraglia e da deterrente per i predatori con all’interno le varie capanne tutte molto piccole, bassissime e buie fatte con cacca di mucca essiccata…

…all’interno del cerchio un’ulteriore cerchio più piccolo sempre di rovi che fungeva da recinto per le mucche, che sono il loro bene più prezioso e alcuni asini…

…con la cacca essiccata degli asini ci ha poi fatto vedere come si faceva ad accendere un fuoco…

…e questa dimostrazione ha entusiasmato da matti Alfredo, che mai si sarebbe aspettato di vedere nascere il fuoco da una cacca!

Gli asini oltre che per la loro cacca, ci spiegava il capo villaggio, servivano soprattutto per trasportare l’acqua potabile che si trovava a 5 km di distanza, compito che spettava alle donne, gli uomini invece si occupavano della manutenzione del recinto di rovi e di far pascolare le mucche.

Anche qui, come un pò in tutto il Kenya ci siamo resi conto che ha mandare avanti la baracca sono soprattutto le donne, sono loro che cucinano si procurano acqua e cibo e fanno una costante manutenzione alle pareti delle capanne, che essendo fatte di cacca essiccata, si sfaldano continuamente…

…capanne che sono inspiegabilmente basse, essendo i Masai generalmente alti e magri non c’è ne siamo fatti una ragione, basse, dalla forma circolare con il tetto di paglia, buie e piene di fumo, dato che all’interno c’è sempre un fuoco accesso…

…e nessuna finestra, solo due feritoie per fare girare un pò d’aria, siamo entrati in una di queste capanne e ci siamo trovati di fronte una scena cosi…

…all’interno due ambienti separati da una parete di cacca, uno per i genitori ed uno per i figli, due stuoie/letto per terra ed un fuoco acceso, niente più, nessun suppellettile, oggetto, niente di niente….

…tutto ciò ha sconvolto abbastanza Anita ed Alfredo, soprattutto Anita. I nostri figli infatti osservavano curiosi ed attenti i loro coetanei che, circondati di mosche, giocavano con il nulla in mezzo alle capanne fatte di cacca.

Anita ed Alfredo ormai hanno ormai girato mezzo mondo e sono già venuti in contatto con situazioni simili, ma questa volta era palpabile nell’aria e nei loro sguardi…

…soprattutto di Anita, la forte consapevolezza di essere dei privilegiati….”Sono stata fortunata a nascere in una parte di mondo dove non manca nulla” queste sono state le sue esatte parole alla fine della visita. Una bella lezione di vita che solo l’Africa ti può dare.

Ad un certo punto abbiamo anche conosciuto l’Uomo Medicina del villaggio, praticamente un omologo del papà di Trip Family che fa l’erborista, anche lui curava con piante, radici, erbe, esattamente come fa il papà ed in questa foto ci sta illustrando le piante e le radici che usa…

…piante che purtroppo avendo un nome in swahili non siamo riusciti ad identificare. C’era comunque la radice da annusare alla sera contro il russare oppure il fumo della corteccia che una volta bruciato si inalava per risolvere i problemi agli occhi, l’immancabile pianta che dona virilità e permette di fare tanti figli con tante mogli (esiste in tutte le culture) l’unica pianta che abbiamo riconosciuto per certo è stata l’aloe, che anche loro usavano per qualsiasi problema della pelle.

Anche all’Uomo Medicina la “conoscenza” gli era stata tramandata dal padre e prima ancora dai nonni, esattamente come al papà erborista di Trip Family, la storia si ripete a qualsiasi latitudine e luogo, per fortuna. In questa foto potete vedere i due Uomini Medicina che posano felici.

Inoltre come sicuramente saprete la mamma fotografa di Trip Family è totalmente intrippata con il Babywearing, che significa portare i bimbi nella fascia e nel villaggio, come un pò in tutto il Kenya era pieno di donne che portavano i figli nel Kanga, che è il nome delle fasce colorate che usano qua e di cui noi abbiamo, come al solito, fatto incetta prima di partire per l’Italia.

Appena fuori dal villaggio, uomini e solo uomini che pascolavano le mucche, i Masai sono essenzialmente un popolo di pastori nomadi, che si spostano, traslocando tutto il villaggio in base alla stagione…

…lungo tutta la strada per raggiungere il villaggio ed anche un pò per tutto il Kenya abbiamo infatti spesso incontrato lunghe processioni di mucche sempre e solo governate da guerrieri Masai, che sono sempre armati di un coltellaccio, di cui vanno molto fieri.

In definitiva la visita al villaggio Masai si è rivelata veramente istruttiva ed interessante e nonostante siamo ben consci che facevano e dicevano le stesse cose a tutti i turisti che li andavano a visitare…

…è una esperienza che ci sentiamo di consigliare caldamente, sopratutto se si viaggia con dei bimbi…

…non fa mai male fare comprendere ai nostri figli occidentali, cresciuti nel più totale benessere, che ci sono realtà ben diverse con cui bisogna fare i conti. Di seguito il video riassunto di questa esperienza Masai:

In totale la visita al villaggio Masai è durata all’incirca più di due ore, il villaggio si trovava propio all’uscita dall’Amboseli National Park, quindi appena finito siamo partiti alla volta di Watamu, ci abbiamo messo quasi 6 ore ad arrivare, fermandoci a mangiare lungo la strada, siamo arrivati che era buio, stanchi ma molto soddisfatti, avevamo passato tre giorni fantastici.

Se vuoi vedere tutto quello che abbiamo combinato in terra africana clicca qua:

 

TAITA  HILLS  WILDLIFE  SANCTUARY

TSAVO  NATIONAL  PARK  (EST- OVEST)

WATAMU

 

ALTRI ARTICOLI CHE POTREBBERO PIACERTI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.