LOS ROQUES

Era febbraio, il mese che noi che viviamo nella pianura padana, consideriamo il peggior dell’anno, quindi, un giorno, stanchi e provati dal lungo inverno che non finiva mai, abbiamo deciso di fare un viaggetto al caldo.

E navigando sul web alla ricerca di voli con prezzi decenti ci è caduto l’occhio su una offerta Iberia che permetteva di raggiungere Caracas, capitale del Venezuela alla modica cifra di 404 euro per adulto. Da lì poi con un piccolo aereoplanino si poteva andare sull’arcipelago di Los Roques, meta da noi sempre agognata in quanto presenta tutti i requisiti che noi “Trip Family” cerchiamo quando si va per isole, cioè: un mare spettacolare, sabbia fine e bianca, ma sopratutto l’assenza di auto.

Gran Roque infatti l’isola principale, quella in cui si attera con piccoli aeroplani (che purtroppo non hanno una buona fama, perché spesso cadono, inabissandosi nel mar dei caraibi) la si può girare solo a piedi, la strade non sono altro che sentieri di sabbia in mezzo a piccole abitazioni, pousada molto semplici, insomma i caraibi veri senza grandi resort o catene alberghiere.

Abbiamo quindi senza esitazione preso i biglietti aerei, spendendo pochissimo: 1150 euro per due adulti ed una bimba di 3 anni, di seguito l’itinerario di tutto il viaggio:

ITINERARIO:  Bologna – Madrid – Caracas – Gran Roque – Francisqui – Crasqui – Cayo Carenero – Cayo de Agua – Dos Mosquises – Caracas – Madrid – Bologna

DURATA DEL VIAGGIO:  14 giorni

COMPONENTI: 2 adulti e 1 bimba (3 anni)

PERIODO: febbraio 2011

CLIMA: essendoci un clima tropicale, c’è praticamente caldo tutto l’anno. Le temperature variano di poco, comunque sono un po’ più basse da dicembre a febbraio, quando le massime sono intorno ai 29/30 gradi, e più elevate da luglio ad ottobre, quando le massime arrivano a 31/32 gradi. Di solito ai Caraibi da giugno ad ottobre è il periodo normalmente più piovoso con possibilità di eventuali uragani, ma a Los Roques data la sua particolare posizione la pioggia si fa sentire poco e ancor meno gli uragani, infatti si hanno lunghi periodi di bel tempo, e altri periodi in cui possono scoppiare rovesci e temporali, in genere però non abbondanti. Il vento invece soffia con costanza tutto l’anno, temperando il caldo e facendone meta prediletta per chi pratica Kite Surf e Wind Surf.

SICUREZZA: la sicurezza è una nota dolente perché il Venezuela e tutto fuorché un paese sicuro, e la continua instabilità politica che permane non fa che alimentare una violenza che rende il paese estremamente pericoloso da visitare. Eccezion fatta propio per l’arcipelago di Los Roques, dal momento che si trova in mezzo al mare, distante dalla capitale Caracas ed essendo essenzialmente ed esclusivamente votato al turismo. Infatti sull’unica isola abitata, Gran Roque, che poi è quella dove si trovano tutte le posada per dormire (quasi tutte gestite da italiani) la situazione è molto tranquilla, la presenza della polizia fa da deterrente e non si percepisce alcuna situazione di pericolo. Quindi si consiglia di passare da Caracas solo per prendere il volo per le isole (massimo una notte), standoci il meno possibile e possibilmente senza neanche uscire dall’albergo.

CAMBIO: la moneta ufficiale è il Bolivar, che è molto inflazionato e vi toccherà girare con pacchi di soldi enormi, il cambio avviene prevalentemente al nero, da tizi che conoscono altri tizi ecc…non conviene cambiare in banca ci si rimette parecchio. Di solito si occupa di tutto questo e sopratutto di farvi conoscere le persone giuste il proprietario della posada in cui dormirete, quindi come consiglio, fidatevi di lui e solo di lui. Per quanto ci riguarda, nel nostro caso, il propietario italiano ha voluta pagato tutto il soggiorno cash direttamente in euro appena arrivati, sollevandoci così da molti stress di cambio-valuta. Tenete comunque anche presente che poi una volta arrivati là i soldi contanti non è che servano un gran che, come leggerete più avanti. Per quanto riguarda il bancomat (ATM) a Gran Roque c’è ne uno nella piazzetta Bolivar, ma vista la situazione economica di tutto il paese, non ci farei un gran affidamento, meglio aver con sé contanti. Le carte di credito secondo la nostra esperienza non sono accettate da nessuna parte.

WI-FI: internet con il Wi-Fi lo troverete praticamente in tutte le posada, non è una connessione velocissima, a volte salta, ma comunque c’è. Ricordarsi però che la corrente elettrica sull’isola viene prodotta da un unico generatore di corrente alimentato a gasolio. Quando i rifornimenti dalla costa arrivano a singhiozzo può capitare che sull’isola manchi la corrente elettrica, di conseguenza segnale telefonico, linea internet, ecc…

PRESE ELETTRICHE: per tutte gli accessori elettrici tenete presente che a Los Roques la corrente elettrica (erogata da generatori che servono tutta l’isola) è 110V e le prese di corrente sono di tipo americano per cui é consigliabile portare con sé gli adattatori per le spine (a lamelle).

CIBO: dal momento che si è su di un’isola in mezzo ad una mare stupendo, il cibo che si consuma in prevalenza non potrà essere che pesce, in tutte le sue varianti, compresi crostacei come aragoste, gamberi e granchi. Di solito quasi tutte le posada offrono il servizio di pensione completa ed essendo quasi tutte a gestione italiana non manca certo la pasta, quindi anche con i bimbi non c’è alcun problema per quanto riguarda il cibo. C’è anche da dire che non c’è molta altra scelta, l’isola è veramente piccola (la si gira tutta a piedi in mezzora) e a parte una pizzeria, un paio di ristoranti ed una gelateria, non c’è nient’altro.

COSTO TOTALE: alla fine comprando i voli così a poco prezzo, ci siamo potuti permettere più escursioni alle isole che compongono l’arcipelago, perché sono propio le escursioni, insieme al tipo di alloggio che si sceglie, che incidono di più sui costi. Ma d’altra parte essere in un paradiso e non andarne ad esplorare tutti i suoi angoli sarebbe da pazzi no?…quindi in totale per 14 giorni abbiamo speso 2450 euro, non male ci sembra.

Los Roques è un arcipelago corallino del Venezuela situato nel mar dei Caraibi a 160 chilometri dal porto di Caracas formato da circa 50 isole coralline e circa 200 banchi di sabbia. Il Parco Nazionale dell’Arcipelago di Los Roques fu creato nel 1972 con l’intento di proteggere un ecosistema marino di eccezionale bellezza e straordinario valore ecologico composto da banchi di coralli, mangrovie e distese di piante marine. E’ senza alcun dubbio la più bella area naturale del Venezuela.

Grazie all’intraprendenza di alcuni stranieri, sopratutto italiani, si può avere la fortuna di visitarlo alloggiando in una posada sull’unica isola abitata; Gran Roque, le posadas sono generalmente ex case di pescatori ristrutturate ed adattate a struttura turistica. La vacanza a Los Roques però non è per tutti, già il termine posadas sta ad indicare una struttura alberghiera di un certo tipo e non si tratta di villaggio turistico, hotel, resort o lodge, inoltre l’isola, tranne che per il pesce ed i crostacei (aragoste meravigliose e buonissime), dipende in tutto e per tutto dai rifornimenti dalla terra ferma.

Tra Los Roques e la costa venezuelana ci sono ben 160 km di oceano. Carburanti, frutta, verdura , carne e tutti i più comuni generi alimentari arrivano su Gran Roque con un battello dalla terra ferma. Può capitare che per il mare mosso, all’esterno della barriera corallina, o per svariati altri motivi i rifornimenti non siano costanti ed allora ci si deve adattare e fare con ciò che si ha. La corrente elettrica sull’isola viene prodotta da un unico generatore di corrente alimentato a gasolio.

Quando i rifornimenti dalla costa arrivano a singhiozzo può capitare che sull’isola manchi la corrente elettrica, di conseguenza segnale telefonico, linea internet, ecc…senza contare poi che l’acqua dolce su Los Roques non esiste. Si beve esclusivamente acqua in bottiglia e l’acqua dolce per docce e servizi viene prodotta da un’impianto di desalinizzazione che serve l’intero paese.

Per questi e per molti altri motivi scegliere di venire a Los Roques vuol dire decidere di vivere una vacanza diversa, che esce dai normali canoni, si viene qui per vivere una vacanza su un’isola in mezzo al mare nel vero senso della parola. Ed a noi è propio questo che ci è piaciuto e che ricordiamo ancora con tantissima nostalgia.

Non esistono strade asfaltate, si può comodamente camminare scalzi e non esistono autovetture, gli unici 2 camioncini esistenti servono per la raccolta della spazzatura e per la Guardia Nazionale…

…senza contare poi l’unico modo per arrivarci; cioè questi piccoli aeroplani, che purtroppo non hanno una buona fama, ma che noi impavidi non ci siamo fatti problemi a prendere tanta era la voglia di venire in questo paradiso.

Per quanto riguarda il volo Caracas- Gran Roque e la notte a Caracas, ci ha gestito tutto Franco il proprietario della Posada Acuario, dove dopo una attenta ricerca sul web avevamo deciso di alloggiare.

Ed e questa che si vede in foto, ci era piaciuta perché si trovava davanti alla laguna di Gran Roque e confinava con case di abitanti locali, ed era un pò più appartata da tutte le altre posade che in prevalenza invece si trovano sulla via principale.

Franco poi è stato eccezionale, uomo dal carattere inizialmente un pò burbero (che è anche da capire, avendo a che fare tutto il giorno con i “venezuelani” che in assoluto sono il popolo più “fancazzista” dell’America Latina, scusate non si vuole generalizzare o essere razzisti, ma salvo poche eccezioni, che ci sono state eccome, questa è l’impressione che come noi hanno avuto tanti altri viaggiatori e che Franco comunque vivendo lì da anni, confermava) ma alla fine è risultato una persona buona e simpatica e sopratutto un provetto pescatore, quindi se amate pescare contattatelo non ve ne pentirete.

Come dicevamo, Franco ci ha organizzato tutto direttamente da là. Quando siamo atterrati a Caracas, dopo un ottimo volo Iberia, c’era ad aspettarci un suo corrispondente, che ci ha portato in un hotel nei pressi, facendoci prima cambiare dei soldi da un tizio suo amico, una volta in hotel abbiamo seguito le raccomandazioni di non andare in giro tassativamente e dato che ormai era già sera non è stato difficile, abbiamo mangiato qualcosa e siamo andati a letto.

Il giorno dopo ci è venuto a prendere sempre lo stesso corrispondente per portarci all’aereoporto dei voli domestici che praticamente è attaccato a quello internazionale, lì c’era questo bell’aereoplanino che ci aspettava, noi sapendo del problema dell’ingombro dei bagagli avevamo preso la valigia più piccola e l’avevamo stipata di roba, in pratica viaggiavamo con questo trolley arancione che si vede in foto per 3 persone…

…a bordo non eravamo soli, c’erano  altre 4 persone e dopo un volo di un’ora e mezzo all’incirca…

…con sotto di noi scenari di questo tipo…

…siamo atterrati sani e salvi su una lingua di sabbia asfaltata, praticamente in mezzo al nulla assoluto, una lingua di sabbia come si vede nella foto sotto, unita all’isola principale di Gran Roque

…e all’aereoporto (si fa per dire)  c’era Franco che ci aspettava, ed è stato molto bello e strano allontanarsi a piedi dalla pista con il nostro unico trolley per 3 persone (Franco di ciò era sconvolto “degli italiani con così pochi vestiti!?” ripeteva in continuazione) incamminandoci verso la posada che distava 5 minuti a piedi…

…prima di uscire però c’era da pagare in moneta locale la Tassa d’Ingresso al Parco Nazionale ed anche di questo si è occupato Franco (eh si, si è all’interno di un parco nazionale protetto).

L’isola di Gran Roquedove sorge un piccolo paesino in mezzo al quale si trovano le posadas è l’unica abitata permanentemente. Non esistono strade asfaltate, si può comodamente camminare scalzi, in pratica si arriva in un piacevole villaggio di pescatori, dove le strade sono di sabbia e non circolano automobili, esattamente quello che cercavamo noi!

Quando si viaggia con bimbi, il piacere di vederli correre liberi a piedi nudi, senza la paranoia che vadano sotto un’automobile, per noi genitori è impagabile…

…senza contare poi gli innumerevoli pulciosi che popolavano le strade di sabbia, pulciosi dei quali Anita è diventata subito amica…

…ci siamo poi accorti che molti di questi pulciosi in realtà non erano randagi, erano invece stati portati lì dai rispettivi padroni (quasi sempre italiani), tipo questo trio di bassotti che imperversava vicino alla nostra posada…

…c’è anche da dire, che le strade sono estremamente pulite, ci aspettavamo visti i tanti cani in giro e dal momento che in prevalenza si camminava a piedi nudi di incappare in cacche di cane ovunque, ed invece no, con enorme piacere ed un pizzico di stupore ci siamo accorti che le strade dell’isola, fatte di sabbia, erano costantemente tenute in ordine e pulite.

Sull’isola sono inoltre presenti tutti i servizi primari: banca, servizio medico, negozi di alimentari e souvenirs, qualche bar e ristorante. Manca però la spiaggia, eh si a Gran Roque una spiaggia vera e propia non c’è, o meglio c’è n’è una piccola a ridosso dell’aeroporto, ma non è un gran che.

Quindi se non è vostra intenzione uscire tutti i giorni in barca per raggiungere spiagge incontaminate in luoghi sperduti, ma al contrario volete avere la spiaggia comoda a due passi dall’hotel, Los Roques non fa il caso vostro…

…se invece non vi fate scrupoli a salire tutte le mattine su barche (chiamate lance) come questa, affrontare un paio d’ore di mare (che a volte può essere mosso) rimanere tutto il giorno con solo pranzo al sacco ed un ombrellone, su di un’isola deserta in mezzo ad un mare pazzesco e tornare al tramonto stanchi ma felici a Gran Roque.

Se pensate che tutto questo vi possa piacere, allora andate,  il soggiorno a Los Roques sarà una godimento tutto all’insegna di un mare stupendo e di una natura incontaminata.

Comunque come dicevamo, dopo essere sbarcati in 5 minuti a piedi eravamo alla Posada Acuario, che come si vede in questa foto, dell’originaria caratteristica casa di pescatori, accuratamente ristrutturata, ha mantenuto l’atmosfera e i vivaci colori…

…e dove per la gioia di Anita tutte le mattine venivano anche due pappagalli a fare con noi colazione ed essendo la gestione italiana…

…la cucina univa spesso specialità creole e mediterranee, c’era sempre pesce, alcune volte anche aragosta, pasta a volontà e si mangiava tutti insieme su un’unico tavolo sotto il patio…

…la posada si trovava un pò defilata rispetto alle altre, di fronte a questa bella laguna che si vede in foto e noi l’avevamo scelta propio per questo, disponeva di 5 camere, molto accoglienti, tutte con servizi privati, acqua calda, asciugacapelli, aria condizionata, ventilatore a pale, cassaforte e frigorifero e cosa non da poco visto che l’energia elettrica spesso può mancare, disponeva di un’impianto per la luce d’emergenza alimentato a batterie.

Una scelta voluta. Bisogna ricordarsi che Los Roques è un parco nazionale protetto conosciuto a livello mondiale per la bellezza e tranquillità che offre al visitatore. Nella Posada Acuario, infatti se veniva a mancare la luce (ed una volta è capitato) si poteva cenare senza sopportare rumori e fumi maleodoranti provocati dai generatori di corrente d’emergenza a gasolio.

Detto questo, dobbiamo propio affermare che tutto il soggiorno passato con Franco e la sua collaboratrice è stato magnifico si sono adoperati in ogni momento per cercare di soddisfare al meglio le nostre esigenze ed anche con gli altri ospiti presenti, visto che ci si vedeva tutti i giorni a colazione e cena ci siamo trovati benissimo.

Si era creato un bell’ambiente famigliare, dove si faceva colazione e cena tutti insieme accomodati al grande tavolo nel patio ed il tutto era strutturato per farci sentire come a casa propria, in semplicità ed armonia. Come si vede in questa foto dove c’è Anita che tutta tranquilla se ne sta a giocare con i suoi  animaletti sotto il patio di fronte alla laguna.

Avevamo scelto il trattamento a pensione completa, che consisteva in una bella colazione con cafè, toast, burro e marmellata e succhi di frutta, il box lunch da portarsi dietro quando si partiva in barca (che non era altro che una borsa-frigo, piena di panini, bibite e snack) da consumare nella spiaggia di turno, dato che solo le isole di Crasqui e Francisqui avevano il servizio di ristorazione, poi inoltre, al rientro dopo una giornata intensa di mare trovavamo in posada una bella merenda, a volte una torta, in attesa della cena che era servita intorno alle 19.30 cosi’ da avere il tempo necessario, dopo una bella doccia, di assistere ad uno splendido tramonto.

Quindi partiamo ora con il racconto delle esplorazioni di questo magnifico arcipelago…

…arcipelago che si può dividere geograficamente in tre parti: al nord troviamo le isole “rocciose” (Gran Roque, Francisqui, Cayo Pirata, Cayo Meurte, Crasqui), al centro troviamo la laguna dove emergono numerose isole di sabbia (isla larga, a protezione integrale) e palafitte di pescatori; infine al sud troviamo la barriera corallina (Cayo Sal, Dos Mosquises, Cayo de Agua, Carenero).

Noi di tutte queste isola ne abbiamo visitate almeno 7 e le escursioni funzionavano così:

L’ orario di partenza delle barche per le isole era intorno alle 9:45, si partiva dal molo del porticciolo di Gran Roque con delle barche tipo questa…

…è il tutto era già molto affascinante dal momento che era pieno di pellicani che si tuffavano in mare per pescare. Tutte le gite alle isole si pianificavano in posada la sera prima, ci si metteva d’accordo con Franco e gli altri ospiti della posada e poi ci pensava lui ad indirizzarti sulla barca giusta. Noi la prima isola che abbiamo visitato è stata:

 

C  R  A  S  Q  U  I

Crasqui era una dell isole più vicine e dato che eravamo appena arrivati e il sole era implacabile abbiamo preferito che Anita rimanesse vestita con abiti leggeri per tutto il tempo, anche a fare il bagno…

…perchè non c’era protezione solare che tenesse a quelle latitudini ed il sole era veramente forte. Il mare invece era praticamente una piscina con acqua bassa, calda e limpida ed Anita è letteralmente impazzita dalla gioia…

..l’isola era una delle più attrezzate, a differenza di altre dove non c’era propio niente, c’era quindi anche uno spartano ristorante in spiaggia…

…con la possibilità di andarsi a scegliere la propia aragosta, che stava viva in ammollo nelle gabbia di fronte al locale…

…cosa che naturalmente io ed Anita abbiamo fatto, ne abbiamo scelta una bella grassoccia…

…che poi ci hanno cucinato e ci siamo pappati sul tavolino direttamente in spiaggia, ci siamo così gustati già il primo giorno una bella aragosta che non è neanche costata tanto, eravamo infatti in febbraio il periodo giusto e come ci hanno spiegato i fondali pullulavano di questi animali, invece durante il periodo riproduttivo la pesca ed il consumo sono tassativamente vietati.

la giornata è passata all’insegna di fantastici bagni in mare e giochi con la sabbia, fino a quando verso le 17.00 ci sono tornati a prendere, infatti quando si andava sulle isole vicine a Gran Roque l’escursione consisteva nell’essere portati a destinazione per poi essere recuperati a fine giornata, mentre quando si andava più lontano, più a sud, si cercava di riempire una barca il più possibile, comunque al massimo 8-10 persone ed il conducente, quasi sempre erano in due rimaneva con noi tutto il giorno.

Tornati alla posada c’era una bella torta di frutta ad aspettarci e per chiudere la bella prima giornata passata a Los Roques siamo andati in giro per il paesino che offriva localini in riva al mare per bere ottimo rum e ascoltare un po’ di musica, ma sopratutto dava la possibilità di assistere a tramonti così, dove inoltre la cosa più strana era non sentire rumori né di auto né di moto.

Più tardi a cena abbiamo pianificato l’escursione da fare il giorno dopo a :

 

F  R  A  N  C  I  S  Q  U  I

Anche Francisqui si è rivelata un vero paradiso con un mare strepitoso, ed era anche un pò più selvaggia della precedente, ma ad Anita questo volta fare dei bagni interessava fino ad un certo punto. L’isola infatti si presentava come una lunga lingua di sabbia con all’estremità un serie di capanne, molto fatiscenti, che servivano come ripostiglio per l’attrezzatura dei pescatori, unici abitanti di questo posto sperduto nel nulla…

…e propio esplorando i dintorni di uno di quei capanni Anita, che da sempre ha la sorprendente capacità di connettersi con qualunque animale incontra, ha scovato questo pappagallo libero che pronunciava in continuazione:”hola”, potete immaginare la sua felicità e la sua intenzione a non volersi più muovere da lì…

…salvo però incontrare poco dopo un’intera cucciolata di pulciosi neri che l’hanno fatta letteralmente impazzire e che lei ha riempito di coccole, ma il bello doveva ancora venire…

…perchè sempre nei dintorni di queste capanne/baracche ci siamo imbattuti in una bacinella piena di tartarughine…stupore assoluto!!..finalmente dopo un pò salta fuori un tipo che ci spiega che le stava allevando aspettando che diventassero un pò più grandi per poi liberarle in mare…

…ed era emozione pura era quello che si leggeva negli occhi di Anita quando ha preso in mano per la prima volta una tartarughina appena uscita dal guscio. Dopo tanti film e cartoni animati finalmente la vedeva dal vero…anzi la teneva in mano!

Di Francisqui,  infatti oltre al solito stupendo mare quello che ci è piaciuto di più era il fatto che fosse parzialmente abitata, seppure il tutto era molto fatiscente e gli stessi abitanti erano abbastanza “fatiscenti” però tutto quanto aveva un certo fascino, i pescatori e quella specie di ristoratore che faceva da mangiare in uno pseudo/ristorante tutto in legno in riva al mare, avevano quelle facce e quell’aria rassegnata da reduci, naufraghi, superstiti di un mondo che sta scomparendo che unito alla sensazione di abbandono e di “lontano da tutto” che si percepiva nell’aria ha fatto si che la giornata sia stata indimenticabile.

Inoltre nonostante quella volta avessimo con noi la borsa frigo con il cibo (lunch box) fornitaci da Franco, abbiamo preferito ancora una volta mangiare aragosta, visto che propio mentre eravamo lì è arrivata una barca  piena zeppa di questi crostacei appena pescati.

La seconda escursione sull’isola di Francisqui, per via tutti gli animali che abbiamo incontrato si era rilevata veramente piacevole ed infatti su forte insistenza di Anita l’abbiamo anche ripetuta, il giorno dopo invece ci aspettava un’uscita sui famosi:

 

B  A  N  C  H  I      D  I      S  A  B  B  I  A

Il motivo dell’escursione su questi fantastici banchi di sabbia che si trovano all’interno dell’arcipelago corallino è presto detto: il vento. Dovete infatti sapere che finora in tutti le escursioni fatte avevano sempre soffiato gli alisei…

…cioè venti che arrivano dal nord, che infatti rendono queste isole tra le mete preferite dai chi pratica Kite Surf, come si vede in foto e sono tanti, venti che a volte sono anche belli forti, ma mai insopportabili, anzi servono a mitigare la temperatura percepita rendendo molto più sopportabile il sole, molto più sopportabile ma anche molto più insidioso perché si rischiava di sottovalutarlo e può essere un grande errore, dal momento che picchia per davvero!…

…per questo motivo è assolutamente indispensabile avere con sé un ombrellone ed una super crema protettiva, che noi fregandocene per una volta dei componenti chimici, abbiamo comprato sul posto (le nostre gli fanno un baffo) e nonostante questo ci siamo scottati lo stesso!

Ma la funzione del vento non è solo quella di abbassare la temperatura percepita, ma anche e sopratutto, come ci ha spiegato l’esperto Franco, di tenere fermi sulle mangrovie, che sono presenti in tutte le isole, i tristemente famosi  Puri Puri, che non sono altro che fastidiosissimi mosquitos che pungono da matti procurando un dannato prurito e che nel peggiore dei casi possono anche rovinarti la vacanza. Ci hanno raccontato di persone punte completamente in tutto il corpo che sono finite al pronto soccorso.

Si consiglia quindi come per la crema protettiva di procurarsi un repellente sul posto (i nostri gli fanno un baffo!) e di non sostare vicino alle mangrovie al tramonto e sopratutto in assenza di vento. La combinazione: assenza di vento (comunque rara), mangrovie e tramonto può quindi essere letale.

Sapendo tutto ciò il fido Franco che da esperto pescatore qual’era sapeva  “leggere” il meteo come nessun altro, quando annusando l’aria intuiva che non ci sarebbe stato vento ci mandava su banchi di sabbia, sperduti in mezzo al mare, completamente brulli (zero mangrovie), solo sabbia, così da aggirare completamente il problema e metterla in quel posto ai dannati mosquitos venezuelani.

E bisogna propio dire che come idea non era niente male, si sbarcava con il propio ombrellone e la lunch box su d’un lembo di sabbia in mezzo al blu dei caraibi, circondati da un’acqua fantastica che sembrava di essere in una infinita piscina personale…

…Anita si divertiva come una matta! Praticamente se non c’era vento, si partiva dopo colazione e ti mollavano su di un banco di sabbia,  per poi tornarti a prendere al tramonto e dobbiamo ammettere che un paio di volte vedendoli tardare ad arrivare ci è sorta la paranoia di essere stati “dimenticati” da questi marinai venezuelani un pò “svaniti” …

…e ci siamo chiesti come sarebbe stato passare la notte li?…ci siamo chiesti se il mare avrebbe sommerso il banco di sabbia?…se ci sarebbe stato freddo?…tutti inutili paranoie perchè Franco che si faceva garante di tutte le escursioni non lo avrebbe mai permesso ed infatti alla sera eravamo tutti belli tranquilli ed abbronzati a cenare alla posada con tutto il gruppo.

Ed a pianificare l’escursione del giorno dopo, che sarebbe stata in uno dei luoghi più belli mai visitati dalla Trip Family, cioè:

 

C  A  Y  O     D  E       A  G  U  A

Cayo de Agua, situata nell’estremo sud dell’arcipelago, è considerata per la sua intatta bellezza, una delle spiagge più belle del mondo e dobbiamo ammettere che è propio vero.

Per raggiungerla bisogna attraversare tutta laguna e non sempre si trova chi è disposto a farlo, un pò per via delle correnti e un pò perché bisogna essere marinai esperti per navigare senza intoppi fra tutte queste isole…

…ed inoltre è abbastanza distante e ci vuole almeno un paio d’ore per raggiungerla, noi l’ abbiamo fatto su di una lancia insieme ad altri 3 simpatici ospiti della posada, quindi in totale eravamo in 5 e si stava comodissimi…

…tra l’altro lungo il tragitto siamo passati da una bellissima foresta di mangrovie in mezzo al nulla, è stata una deviazione voluta dal capitano per permetterci di ammirare la fauna locale…

…dal momento che era il periodo della schiusa delle uova degli innumerevoli uccelli marini che vivono nel parco…

…ed inutile dire che questo fuori programma è stato più che apprezzato…

…sopratutto da Anita, sempre affascinata da animali di ogni specie, sia sopra che sotto l’acqua.

Comunque una volta arrivati a Cayo de Agua ci siamo subito resi conto che era un posto da cui si sprigionava un’energia pazzesca. Eravamo alla fine dell’arcipelago e si aveva la netta sensazione di essere isolati, lontani da tutto…

…c’era un assoluto silenzio rotto soltanto dal forte vento e dallo stridere degli uccelli marini…

…c’erano poi queste enormi e affascinati conchiglioni con dentro un mollusco enorme…

…praticamente non c’era vegetazione, solo il mare nella sua potenza ed immensità…

…uccelli marini, sabbia e granchi, insomma la natura all’ennesima potenza senza niente altro intorno per chilometri e chilometri…

…eravamo talmente estasiati dal luogo che non abbiamo neanche fatto il bagno, girovagavamo per scoprire ogni angolo di questo paradiso…

…ad un certo punto siamo però dovuti ripartire, dal momento che ci aspettavano almeno 3 ore di navigazione e bisognava rientrare assolutamente prima che facesse buio. A coronamento della bella giornata passata,  a cena ci siamo ritrovati una bella arogosta pescata da Franco il giorno stesso, che dopo i panini consumati a pranzo era quello che ci voleva.

Sempre a cena abbiamo pianificato l’uscita del giorno successivo che sarebbe stata quella di sbarcare un’altra meravigliosa luogo, cioè l’isola di :

 

C  A  R  E  N  E  R  O

Carenero si trovava un pò prima di Cayo de Agua, sempre dirigendosi verso la parte sud-ovest dell’arcipelago, era un’isola bella selvaggia dalla forma allungata…

…con anche della vegetazione, addirittura delle palme, cosa non tanto scontata da quelle parti…

…si presentava come una lunghissima lingua di sabbia, che noi abbiamo esplorato per intero, ed anche qui la cosa più caratteristica era la netta sensazione di essere sperduti nel nulla…

…c’è la siamo goduta da matti, perché come si vede anche in foto il mare era veramente fantastico, c’eravamo solo noi con ha disposizione km di spiaggia orlata da un’acqua limpida che più limpida non si può…

…abbiamo pranzato con il lunch box, fornitoci da Franco, insieme sempre all’immancabile ombrellone…

…e stavolta però, appena ci siamo apprestati a mangiare, dalla vegetazione circostante sono saltati fuori questi lucertoloni neri (piccoli dinosauri, come li chiamava Anita) che perfettamente a loro agio sulla sabbia bollente…

…ci hanno circondati, pronti a carpire gli avanzo di cibo o il cibo stesso appena si aveva la sbadataggine di lasciarlo incustodito, inutile dire che ad Anita piacevano da matti, a noi genitori, passato il divertimento iniziale, ci hanno un pò scocciato, perchè erano veramente spregiudicati, appena ti giravi erano già lì pronti ad impadronirsi di qualunque cosa commestibile. Comunque appena finito di mangiare, messo via il cibo, così come sono arrivati sono letteralmente spariti.

Finito il pranzo ci siamo goduti il mare che era veramente da lasciare senza fiato, ci sarebbe anche stata da osservare la barriera corallina, ma all’epoca Anita non sapeva ancora nuotare bene…

…cosa che ha cominciato a fare gli anni successivi, quando ha cominciato a fare anche snorkeling, scoprendo che sotto il mare ci sono ancora più animali che sulla terra ferma e diventano da allora una provetta nuotatrice, si potrebbe quasi dire un pesce.

Comunque stando alle notizie raccolte dagli ospiti della posada, la barriera corallina di quasi tutte queste isole è abbastanza compromessa, pochi coralli colorati, molto corallo morto e poca varietà di pesci tropicali, insomma non sono posti per venire a fare snorkeling, c’è sicuramente di meglio.

Comunque, a noi fare una vita di spiaggia così selvaggia ed isolata con un mare così invitante bastava ed avanzava, anche senza fare snorkeling.

Ma la giornata non era ancora finita, oltre ai lucertoloni ci sarebbero stati anche altri animali da andare a trovare, infatti visto che era poco distante il capitano della lancia ci ha proposto al ritorno di fermarci a :

 

D  O  S      M  O  S  Q  U  I  S  E  S

A Dos Mosquises, un’isoletta che distava neanche un’ora di lancia da Carenero, era presente un centro per la riproduzione delle tartarughe marine…

…era quindi possibile visitarlo dietro il pagamento (pochi dollari), soldi che comunque contribuivano al finanziamento del progetto di tutela dell’ambiente marino…

…inutile dire l’entusiasmo di Anita nel trovarsi di fronte vasche piene di tartarughe di tutte le dimensioni…

…c’era anche il responsabile che spiegava l’utilità di liberare in età adulta questi bellissimi esemplari, essendo quando sono piccoli veramente vulnerabili e facili prede per moltissimi pesci…

…ha tenuto una vera è propia lezione, spiegandoci tutto di questi esserini ed Anita ascoltandolo estasiata ha dichiarato che da grande anche lei avrebbe voluto vivere su questa isola per prendersi cura di questi poveri animali minacciati da tutti. E detto tra noi non aveva tutti i torti, a chi non piacerebbe vivere ai caraibi!

Comunque anche questa giornata alla fine è volata via e dopo un mare stupendo, lucertole e tartarughe siamo tornati Gran Roque, dove ci aspettava una bella cena sul tavolone sotto il patio della posada Acuario.

E visto che negli ultimi 3 giorni ci eravamo spinti abbastanza lontano, facendo a volte anche 2-3 ore di barca, abbiamo pianificato l’uscita del giorno successivo in un’isola vicino, siamo quindi andati a:

 

M  A  D  R  I  S  Q  U  I

Madrisqui fa parte insieme a Francisqui e Crasqui di quel gruppo di isole molto vicine a Gran Roque dove volendo è possibile anche fare un’escursione di mezza giornata…

…rimangono sempre posti fantastici con un mare stupendo, anche se viene a mancare la sensazione (per noi impagabile) di essere in un luogo sperduto, lontano da tutto. Come si vede anche in questa foto, sopratutto nei week end le isole vicine possono essere prese d’assalto dalla gente (ricca) del posto (vedi Yacht).

Però quando ci si spostava nelle isole vicino spesso e volentieri (per la gioia di Anita) ci seguiva in barca anche Bethoveen, questo bel cagnolino, mascotte di tutti i marinai di Los Roques…

…le giornate sono quindi passate veramente veloci tra un’isola e l’altra, tra spiagge di sabbia bianca e fine come borotalco e mare caldo e limpido. Su alcune isole siamo tornati più volte, come anche sui banchi di sabbia sopratutto quando non c’era vento, anzi un giorno senza vento, su consiglio di Franco siamo andati a zonzo nella parte interna dell’arcipelago…

…scoprendo che ci sono palafitte in mezzo al nulla corallino, come questa che si vede in foto…

…abitata da questo soggetto che se ne stava lì, lontano da tutto in mezzo al mare, pensiamo fosse lì ad allevare aragoste, ma non ne siamo poi così sicuri…

…la palafitta in legno era comunque abbastanza fatiscente, sebbene fosse un’abitazione a tutti gli effetti, non mancava propio nulla…

…c’era anche un bel patio dove ci siamo fermati a fare uno spuntino ed anche di questa situazione Anita è rimasta abbastanza affascinata…

..scoprendo che è possibile vivere in una casa in mezzo al mare, circondati solo dalla barriera corallina, come si vede bene in questa foto.

Ormai nelle isole visitabili, come anche nei banchi di sabbia c’eravamo stati più volte, bisogna infatti sapere che non tutte le isole sono raggiungibili. Molte sono a “protezione integrale”, quindi è assolutamente vietato sbarcarci, tutto questo serve per salvaguardare l’ambiente e questi equilibri così delicati.

Non ci resta quindi che raccontarvi un accenno dell’isola principale, l’unica abitata, quella in cui verrete a dormire se mai avrete l’occasione di venire in questo paradiso, ecco qua quindi:

 

G  R  A  N      R  O  Q  U  E

A Gran Roque sembra di stare in un villaggio dei caraibi di 50 anni fa, non ci sono auto, né motorini, le strade sono di sabbia…

…tutte le abitazione e le posada per i turisti (che sono ricavate da ex case dei pescatori) sono tutte colorate…

…e girando per strada s’incontrano un mucchio di bimbi con cui Anita faceva subito amicizia…

…sebbene sia molto piccolo e si giri in neanche un’ora nel piccolo paesino non manca nulla, c’è un centro di primo soccorso, una farmacia una banca con anche il bancomat…

…un paio di ristoranti ed anche una pizzeria, inoltre sono presenti alcuni negozietti che vendono souvenir ed attrezzature per la pesca e per la spiaggia…

…ci sono poi per strada cartelli di questo tipo, anche se noi non abbiamo visto niente di particolarmente pericoloso o sospetto…

…tra l’altro è ben presente la postazione della Guardia Nazionale ed il posto è talmente piccolo che non pensiamo ci possano essere chissà quali episodi di criminalità, come invece purtroppo avvengono frequentemente in Venezuela sulla terra ferma.

Insomma un piccolo paradiso dove sembra che il tempo si sia fermato, quindi se amate il mare e sopratutto non avete esigenza di stare in grandi resort o alberghi a 5 stelle, veniteci pure tranquillamente anche con i bimbi, vivrete una vacanza all’insegna della semplicità, della natura e di un mare a dir poco stupendo.

Noi d’altra parte ci torneremmo anche domani (e non è detto che un giorno lo faremo) e dopo aver passato 15 giorni stupendi, abbiamo salutato Franco e tutti gli altri ospiti della posada…

…e ci siamo nuovamente imbarcati sul piccolo aeroplano che ci ha riportato a Caracas, guardate in questa foto la faccia scocciata di Anita nel dover lasciare questi luoghi, lei veramente voleva viverci per sempre!

Questa volta per fortuna non abbiamo dovuto fare la notte a Caracas, dal momento che avevamo il volo Iberia che partiva in serata, quindi dopo un pomeriggio di attesa in aeroporto siamo partiti, pronti, belli carichi per affrontare la fine dell’inverno in Italia.

Ciao ciao Los Roques, mi sa che torneremo!

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6 commenti

  1. Complimenti. Bellissimo racconto di viaggio. Mi hai fatto rivivere il
    Mio viaggio a Los Roques di 30 anni fa!

  2. Ciao grazie del racconto della vostra vacanza meravigliosa mi ha riportato indietro di 26 anni quando allora purtroppo ho potuto soggiornare solamente per due giorni visto che la mia base era l’isola margherita ma i vostri racconti e le immagini mi hanno rifatto rivivere quei due giorni meravigliosi grazie

  3. Ciao sono Massy e sono rimasto affascinato del vostro racconto su los roques.
    Ci stiamo pensando per le vacanze del prossimo inverno (siamo appena rientrati da un’esperienza fantastica in guest house alle Maldive).
    Volevo sapere se le escursioni vengono fatte tutti i giorni (visto che sull’isola principale non c’è spiaggia) e se sono comprese nel pacchetto che si acquista o sono a parte.
    Grazie mille e buona giornata
    Massy

    1. Ciao, ci fa enorme piacere che ti sia piaciuto il racconto del nostro viaggio. Per quanto riguarda le escursioni si possono fare tutti i giorni ed in base alle condizione del mare si decide di volta in volta che isola visitare. Quasi tutte le puosada dove si alloggia offrono pacchetti comprensivi di escursioni (che comunque si pagano a parte una volta là) e secondo noi sono la cosa più conveniente, altrimenti ci si può recare al molo d’imbarco al mattino e salire su d’una barca, ma da quello che abbiamo capito occorrono un pò di conoscenze, quindi meglio affidarsi alle puosada, tra l’altro alcune hanno propio delle loro imbarcazione per effettuare i tour delle isole, altre si affidano a barche che bisogna prenotare ed organizzare la sera prima.
      Speriamo di esserti stati utili e buon viaggio!

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