GILI – LOMBOK

Immagina un posto dove non ci sono auto, non ci sono motorini, si gira solo a piedi (nudi) e l’unico mezzo di trasporto sono carretti trainati da un cavallino…

Immagina spiaggie di sabbia bianca corallina con un mare caldo e trasparente pieno di pesci, tartarughe e coralli.

Immagina un bungalow direttamente sulla spiaggia ed alla sera pesce fresco alla griglia con nasi goreng come contorno…ecco queste sono:

 

L E    P I C C O L E     I S O L E    D E L L A   S O N D A

Ecco siamo arrivati alle Gili’s per la precisione a Gili Air nell’arcipelago delle Piccole Isole della Sonda e ci rimarremo per 3 settimane.

Perché le isole Gili?…A Bali ci sono grandi, belle ed anche deserte  spiaggie, il mare però e spesso mosso o comunque con onde (infatti e pieno di surfisti) e non è che poi ci siano così tante soluzioni economiche per dormire in riva al mare.

Noi essenzialmente quando viaggiamo con i bimbi cerchiamo in tutti i modi di prendere alloggio proprio in spiaggia a pochi metri dalla riva, cosa che riesci a fare a prezzi stracciati solo quasi esclusivamente in Oriente (Thailandia, Malesia, India, Indonesia, Filippine) per questo frequentiamo così spesso queste latitudini.

Non solo vogliamo bungalow sul mare, ma andiamo propio alla ricerca di località dove non ci siano automobili, posti che si possano  girare tranquillamente a piedi, lasciando liberi i bimbi di correre senza paranoie.

Finora della nostra personale lista di 6 località con queste caratteristiche, ne abbiamo esplorate 5 ( Los Roques, Venezuela – Holbox, Messico –  Jericoacoara, BrasileGili Air, Indonesia, El Nido, Filippine, tutti posti dove l’auto non sanno neanche cos’è) ne manca ancora una l’arcipelago di San Blas, Panama che prima o poi faremo.

Gli Air rispettava in pieno i requisiti che cerchiamo, è piccola (la giri a piedi tutta in 20 minuti), ha belle spiagge ed un bel mare, ma sopratutto NON HA  automobili, l’unico mezzo di trasporto sono i CIDOMI, cioè caretti trainati da un cavallino, che per la gioia di Anita ti scorrazzano in giro per l’isola, quando non hai voglia di camminare o hai dei bagagli pesanti.

Ecco questi sono i  motivi per cui abbiamo scelto di passarci  20 giorni a fine giugno del 2015.

Alle isole Gili ci si può arrivare in due modi, in fast boat che partono da Bali, dai moli di Padang Bay o Serangan (dipende che compagnia scegliete), ci mettono un paio d’ore (dipende dal mare) e ti lasciano nell’isola prescelta.

Oppure con il traghetto che fa Bali – Lombok e poi da lì prendere un ulteriore barca che ti porta alla Gili che hai scelto, in questa maniera se si ha fortuna ci si può metter dalle 8 alle 10 ore e si va con qualunque condizione del mare, dal momento che il traghetto è una vera propria nave, costa pochissimo ed infatti è la soluzione che adottano tutti i locali per spostarsi.

Ci è toccato farlo anche a noi nel viaggio di ritorno Gili Air – Bali, causa condizioni proibitive del mare, è stato un vero e proprio “viaggio della speranza” come spiegherò più avanti.

All’andata è andato tutto bene, i biglietti della fast-boat c’è li ha procurati Kade che ci ha anche accompagnato al molo d’imbarco.

In neanche due ore eravamo a Gili Air, abbiamo scelto quest’isola perché è una via di mezzo tra Gili Trawangan (con molti giovani, full moon party, casino) e Gili Meno (più selvaggia e sconosciuta, ma anche con meno scelta di sistemazioni).

Inoltre è la più piccola delle tre, la più vicina a Lombok, la nostra intenzione era infatti di usarla come base per visitare Gili Meno e Lombok.

 

G I L I    A I R

Avevo scelto un alloggio (di cui non ricordo neanche il nome) su Booking, che però si è rivelata una pessima scelta (la prima volta che Booking ci da buca!), quindi dopo la prima notte lo abbiamo mollato e ci siamo messi a cercane uno alla vecchia maniera.

Cioè girandoli  tutti e guardando le camere una per una. Così facendo la scelta e caduta su UNZIPP, una serie di bungalow direttamente sul mare (bastava attraversare la pista di sabbia) ed eri in spiaggia.

Bellissimo bungalow in teak, con il patio con l’amaca, aria condizionata, acqua calda (che non è scontata in quei luoghi), letto matrimoniale (per i 2 genitori e Alfredo di 15 mesi) e letto supplementare per Anita, c’era anche la piscina (che usavamo ogni tanto, sopratutto alla sera per toglierci sale e sabbia), l’unica pecca era la colazione che era compresa nel prezzo ma che non erano propio capaci di fare.

Ma non c’era problema perché si poteva andare dai francesi di fianco che facevano cappuccino e brioche come da noi, ad un prezzo esorbitante!…ma buonissimi!

Il prezzo, come tutto in Oriente, lo abbiamo trattato all’inverosimile, anzi quando hanno saputo che stavamo 20 giorni (quantità di giorni incomprensibile per loro, dal momento che la maggior parte di persone che visitano le Gili lo fanno come escursione da Bali in  2-3 giorni al massimo) gli abbiamo strappato la cifra di 20 euro al giorno con colazione!

Una volta trovata la sistemazione, abbiamo cominciato ad esplorare l’isola, per prima cosa i fondali marini, propio di fronte al bungalow.

 

S N O R K E L I N G

Lo snorkeling e le immersioni subacquee sono uno dei motivi per cui le persone vanno alle Gili.

Basta immergersi e subito a pochi metri dalla riva c’è già il corallo con i relativi pesci che lo abitano.

Tutta l’isola infatti è piena di centri scuba,dove si prendono i brevetti, e tutto il giorno ma sopratutto al mattino presto e un viavai di  sommozzatori da tutte le parti.

Questo è uno dei motivi perché  a Gili Air dieci anni fa doveva esserci un paradiso sott’acqua, poi il passaparola, il boom turistico, le barche dei sommozzatori che si ancorano al corallo, le barche che riforniscono i ristoranti e hotel che anche loro si ancorano al corallo, gli indonesiani stessi che non hanno alcun senso di preservazione e di rispetto verso la natura (in questo e molto altro gli indonesiani delle isole sono molto differenti dai balinesi), unito alla assoluta mancanza di controllo da parte delle autorità, sta facendo si che l’intera barriera corallina stia lentamente morendo.

Un vero peccato, perché basta propio fare due bracciate e già sei sulla barriera, i pesci ci sono ancora, ma il corallo, quello bello tutto colorato sta morendo, per fortuna ci sono volontari (stranieri) che lo stanno reimpiantando, speriamo bene.

Comunque, appena sistemati i bagagli nel nuovo bungalow, nolleggiate le pinne (le maschere le avevamo portare dall’Italia) il papà e Anita si sono immersi subito.

Questo è il punto dove ci immergevamo, facevamo colazione propio lì e poi ci tuffavamo direttamente (e la mamma e Alfredo ci guardavano) e con due bracciate si era già circondati di pesci colorati di tutte le dimensioni.

Una bella mattina di sole…

…abbiamo fatto provare anche Alfredino, non sappiamo se ha capito che sotto di lui era pieno di pesci, ma sembrava che gli piacesse.

Qui siamo prima di immergerci, con la macchina fotografica subacquea, che Anita ha ricevuto come regalo di compleanno propio quell’anno…

…e come si vede siamo praticamente a riva…bastava mettere giù la testa…

…ed era pieno di pesci, abbiamo nuotato, ci siamo lasciati trasportare dalla corrente avvolti da nuvole di pesci, praticamente tutti i giorni facevamo un paio d’ore di snorkeling,  era troppo comodo, propio di fronte al bungalow, si faceva colazione e poi via in acqua.

Nei giorni successivi siamo anche andati in barca a fare snorkeling, alla ricerca delle tartarughe marine, questo pescatore ci ha portato al largo di Gili Trawangan

…io e Anita ci siamo immersi…

…e nuotando, nuotando  al largo di un mare a noi sconosciuto…

…l’abbiamo incontrata che risaliva in superficie per respirare…

…ma la cosa bella è che a pochi giorni dalla escursione in barca, proprio di fronte al bungalow a tre metri dalla riva…dove facevamo sempre il bagno…

…c’era questo bell’esemplare di  tartaruga che se ne stava lì beata a brucare corallo, proprio davanti noi incurante di tutto…

…Anita era felicissima, finalmente le poteva vedere da vicino e nuotarci insieme e da brava esploratrice con la sua nuova macchina fotografica subacquea gli ha anche fatto un video:

 

L ‘ I S O L A

Gili Air è la più piccola delle tre Gili’s, ha la forma circolare e si gira tutta a piedi in un’ora circa…

…si presenta così; c’è questa pista di sabbia che percorre tutta la circonferenza dell’isola, con bungalow da una parte e ristorantini sulla spiaggia dall’altra, all’interno e percorsa da altre stradine sempre di sabbia che attraversano la vegetazione.

Noi avevamo scelto l’alloggio nella parte sud-est, appena fuori del “centro” se così si può chiamare, cioè dal molo da dove partono le fast-boat, sempre vicino al molo c’è anche la farmacia, con poco distante un ambulatorio medico per le emergenze e sempre nei dintorni anche la moschea, se capiterete nel mese del Ramadan ci saranno continue preghiere trasmesse dall’altoparlante, e dormire nei pressi, potrebbe non essere piacevole, negli altri periodi invece vengono trasmesse solo un paio di volte al giorno.

La popolazione è mussulmana e mi verrebbe da dire in maniera un pò “soft” nel senso che, non tutte le donne portano il velo (le più giovani nessuna), vendono alcolici dappertutto e si può girare tranquillamente in costume da bagno. Per quanto riguarda il cambio dei soldi si può fare un pò ovunque (attenzione però il cambio è molto sfavorevole rispetto a Bali, conviene fare incetta di contanti prima di arrivare). Avevamo scelto il bungalow appena un può fuori dal centro perché c’era più scelta di localini per cenare alla sera, ma sopratutto  perchè qui c’è un ottimo accesso in mare anche quando c’è la bassa marea…

…la parte nord-ovest è più selvaggia, ci sono meno sistemazioni e quando c’è bassa marea il mare si ritira parecchio, lasciando scoperto il corallo e devi fare centinaia di metri per trovare l’acqua alta, come si vede nella foto.

A Gili Air ci si muove solo a piedi (non esistono le auto) oppure su questi carretti trainati da cavallini che si chiamano CIDOMI, ti portano ovunque vuoi con poca spesa e sono molto  comodi quando devi trasportare i bagagli, essendoci sabbia dapertutto il passeggino questa volta si è rivelato totalmente inutile anche per portare i bagagli.

Inutile dirlo ad Anita piacevano tantissimo e se fosse stato per lei ci sarebbe sempre salita  sopra.

Un giorno abbiamo provato anche a prendere a noleggio delle biciclette…

…ma con le strade tutte di sabbia è stato un delirio e ci abbiamo mollato quasi subito.

In pratica l’isola è talmente piccola che si girava benissimo a piedi.

Noi l’abbiamo percorsa tutta, in tutti e due i sensi un paio di volte, all’interno è molto verde , con mucche che pascolano, palme ed in mezzo abitazioni dove vive la gente del posto, che è sempre molto ospitale e carina…

…tanti bambini che ti guardano con occhi giganti, gruppi di solo donne che fanno acquisti da venditori ambulanti…

…cammini e si sente solo il canto dei grilli, interrotto a volte dal muezzin che dall’altoparlante della moschea invita i fedeli alla preghiera.

Insomma ti arriva addosso quella sensazione di essere in un posto fuori dal mondo…ovunque però stanno costruendo, nuovi bungalow si inaugurano tutti i giorni ed aprono anche resort di lusso, credo che tra un paio d’anni molto sarà cambiato.

Noi spesso verso le cinque di pomeriggio, dopo una giornata in spiaggia, ci incamminavamo a piedi con calma verso nord-ovest per arrivare nella parte più freakettona dell’isola ed assistere a spettacolari tramonti.

 

T R A M O N T I   &   R E G G A E

Come recita il cartello, i tramonti qui sono una cosa seria…

…ci si accomodava  su queste poltroncine e con musica chill-out o più frequentemente reggae come sottofondo, sorseggiando una bibita si assisteva ad un rito giornaliero…

…che spesso sfociava anche con l’accensione di enormi falò con tutti intorno che cantavano e suonavano la chitarra, insomma una cosa molto, molto hippy…

…d’altra parte oltre ai drink probabilmente consumavano anche qualcos’altro…

…noi invece durante il tramonto spesso ci facevamo anche un bel bagno…

…e certe sere si riusciva anche a vedere in lontananza l’isola di Bali con il suo vulcano.

Di giorno invece, dopo aver fatto le solite immersioni mattutine…

…andavamo sempre in un tratto di spiaggia, di fronte ai bungalow del Beach Club, lì c’era un ottimo accesso al mare che degradava lentamente…

…ma sopratutto si era creato un bel gruppo di bimbi di svariate nazionalità e di tutte le età che giocavano sempre insieme…

…c’erano bimbi americani, indonesiani, francesi, svizzeri ognuno perso nel propio mondo fatto di sabbia e palette…

…per esempio è stato lì che Alfredo ha scoperto che esistono conchiglie che camminano…

…e che il loro nome è Paguro Bernardo…

…Anita si divertiva da matti con delle sue coetanee…bisogna tenere presente che Alfredo aveva 15 mesi, ancora non camminava e secondo noi questa è l’eta più critica per viaggiare, propio per questo motivo avevamo scelto questa isoletta senza auto, dove un mese in una casa direttamente sul mare ti costa come l’equivalente di una settimana in liguria!…

…insomma si era creato un bel gruppo di bimbi e noi genitori potevamo rilassarci e addirittura concederci delle dormite sulle sdraio.

Ma non solo era un bel posto perché la spiaggia degradava dolcemente in mare anche quando c’era la bassa marea, al Beach Club ti portavano da mangiare direttamente in spiaggia e si mangiava bene spendendo veramente poco, infatti a pranzo eravamo spesso lì.

 

C I B O

Il piatto tipico che ci piaceva di più era questo, il Panggang Ikan Bawal, cioè del pesce marinato nel latte di cocco con cipolle ed aglio, avvolto in foglie di banano e cotto sul carbone, buonissimo!

Oltre all’onnipresente Nasi Goreng, quando i bimbi facevano storie si prendeva anche la solita pizza o pasta al pomodoro…

…gli immancabili frullati…

 …ma sopratutto passava sempre l’omino dell’ananas, un signore che tutte le mattine girava per la spiaggia con un cesto pieno di ananas che ti intagliava a mo’ di ghiacciolo e che i bimbi adoravano e ne mangiavano in continuazione.

Alla sera invece si mangiava al lume di candela in uno degli innumerevoli tavolini che vengono messi in spiaggia, funziona un pò come in tutto l’Oriente…

…prima ti fermi a scegliere il pesce fresco, te lo pesano, scegli  il tipo di contorno, riso, baked potato, insalata o patatine fritte, ti fanno accomodare in spiaggia, poi dopo un pò arrivano con il pesce cotto all griglia…

…il preferito di Anita era il barracuda (che tra l’altro incontravamo sempre a far snorkeling), servito con solo lime.

Un giorno all’ora di pranzo con un caldo boia, girovagando nella parte ovest abbiamo trovato questo posto incredibile, sperduto nel nulla…

…lungo una enorme spiaggia corallina…

…c’era questo ristorante…

 …con una nonna di Milano che insegnava a fare la pasta fresca alla gente del posto…

…da bravi italiani ci siamo sparati spaghetti (fatti a mano) alle vongole a volontà…

…pasta, pane e pure caffè espresso…

…era propio un gran bel posto e sebbene come in tutta la parte ovest, l’acqua era bassa per molti metri, ci siamo fermati lì tutto il pomeriggio…

…ai bimbi è piaciuto lo stesso, c’erano, coralli, stelle marine…

…ci siamo divertiti un sacco, infatti nonostante fosse un ristorante più caro della media, ci siamo tornati più volte.

 

G I L I   M E N O

Dopo una settimana di riposo eravamo pronti ad esplorare nuovi territori…

…avevamo conosciuto una coppia di americani, anche loro con due bimbi ed insieme abbiamo diviso la spesa della barca per andare a visitare Gili Meno

…la navigazione è durata circa 30 minuti, appena sbarcati abbiamo preso il soliti carretti con i cavallini e ci siamo fatti  portare dalla parte opposta…

…volevamo infatti andare a visitare il ” Turtle Sanctuary” , che alla fine si è rivelata una semplice ed anche un po’ squallida vasca con dentro tanti piccoli di tartaruga…

…ai  bimbi è piaciuto lo stesso, ma sinceramente è una gita che non mi sento di consigliare…

…come isola non si differenzia molto da Gili Air, se non per il fatto che c’è molto meno turismo, meno sistemazioni per dormire ed anche meno posti per mangiare…

…le spiaggia sono però veramente molto belle e meriterebbero un approfondimento, in poche parole penso che sia un’isola perfetta per una coppia senza figli che cerca pace e riservatezza…

…l’esatto opposto di “Trip Family”

 

L O M B O K

Ormai ci avevamo preso la mano, quindi abbiamo deciso di andare a visitare anche Lombok.

Con uno dei tanti baracchini “Tour Operator” di Gili Air, ci siamo messi d’accordo di fare un tour dell’isola, ad una modica cifra, che comprendeva il passaggio in barca e un auto con autista che ci avrebbe prelevato al molo di  Lombok.

Quindi una mattina molto presto siamo partiti, mentre aspettavamo l’imbarcazione al molo, abbiamo fatto colazione (uova e sandwich con frittata), Alfredo come potete notare ormai girava con solo il pannolino e niente più…

…siamo saliti su questa barca…

…ed al principio eravamo soli…

…poi nel giro di 10 minuti si è riempita di gente del posto che andava a Lombok a lavorare…

…una volta partiti in più o meno 40 minuti eravamo a destinazione.

Ad aspettarci c’era un signore con l’auto che oltre a trasportarci ci ha fatto da guida (in un inglese così,cosi), siamo saliti sulla sua auto e siamo partiti alla scoperta di Lombok.

La prima cosa che abbiamo fatto è stata visitare il colorato mercato rurale di Gunung Sari, ci siamo immersi nelle frenetiche attività di commercianti e acquirenti…

…e la mamma fotografa vedendo così tanti bimbi portati in fascia era al settimo cielo…

…ed anche alle donne del posto piaceva da matti vedere che anche noi “stranieri” portavamo i cuccioli addosso…

…vendevano di tutto, cibo, spezie, abbigliamento e suppellettili per la casa, decine e decine di bancarelle fatte di semplici casse di frutta rovesciate, teli stesi a terra e donne che contrattano gli acquisti a gran voce.

Come sempre, ovunque nel mondo, i mercati locali hanno un loro fascino e frequentadoli si riesce bene a capire ed ad addentrarsi nello spirito di un popolo.

Dopo il mercato siamo andati a visitare dei maestri vasai, la tradizione del vasellame in terracotta è tipica di questa isola, noi siamo andati a trovare una famiglia che ci ha spiegato ed insegnato come si procede in questa arte…

…Anita e la mamma  sono state istruite ed aiutate nella costruzione di manufatti, mentre Alfredo guardava e toccava tutto cercando di fare più danni possibili…

 …Anita naturalmente ha costruito un paperina…

…che insieme al portacenere fatto dalla mamma, abbiamo lasciato seccare al sole sul cruscotto dell’auto, mentre continuavamo il tour.

La tappa successiva è stata nel distretto del tessile, anche questa tradizione è molto radicata a Lombok, i tessuti Sasak sono particolarmente preziosi e la tecnica per realizzarli davvero suggestiva.

Ci siamo fermati ad osservare una vecchia signora intenta al telaio, tessono tantissimi fili di tutti i colori, tramandando questa tradizione di generazione in generazione…

…la qualità dei tessuti di Lombok è molto rinomata e vengono esportati in tutto il mondo, naturalmente c’era anche l’emporio dove vendevano mille tipi di tessuti, sciarpe, borse, vestiti…

…e per invogliarci a comprare hanno in 2 minuti agghindato Anita come una ragazza del posto (Anita non ne era particolarmente contenta) noi comunque non abbiamo comprato niente , il tutto ci sapeva molto di trappola per turisti.

Stessa cosa a pranzo, la guida ci ha portato in un pessimo ristorante per turisti, dove non solo si mangiava male ma ci mettevano delle ore a servirti, siamo quindi venuti via quasi senza mangiare niente.

Bisogna dire che “Trip Family” non è abituata a girare con le guide, di solito facciamo tutto da noi, mangiamo nei posti che ci ispirano di più e spesso e volentieri anche cibo da strada, ma ormai quel giorno era andata così…

…ci siamo quindi  rimessi in macchina e via…questa è la vista da uno dei tanti tornanti che ci sono a Lombok., come potete vedere si vedono tutte e tre le isole Gili  in lontananza.

L’isola è piena di palme, ci sono molte colline che si aprono su panorami mozzafiato, abbiamo attraversato villaggi remoti di contadini e allevatori che vivono ancora come un tempo coltivando la terra, allevando il bestiame (prevalentemente bufali) e vivendo in capanne e palafitte.

Oggi il 90% della popolazione di Lombok è di origine sasak, anche se ormai ci sono solo pochi villaggi che vivono osservando ancora le vecchie tradizioni di questo popolo.

Noi ne abbiamo visitato uno, quello di Sade, percorrendo una strada dissestata circondata da palme e banani, si raggiungono i sasak village di Sade e Rembitan, nascosti ai margini di una lunga strada che si fa largo tra infiniti pascoli verdi.

Un ragazzo del posto per poche rupie, ci ha introdotto alla particolare cultura del suo popolo, che ruota tutto attorno alla famiglia.

La struttura del villaggio è semplice, le strade di fango e terra ospitano file ordinate di basse abitazioni con il tetto ricoperto di alang alang, una lunga erba verde.

L’essenziale è tutto quello di cui gli abitanti hanno bisogno: l’interno delle case altro non è altro che una stanza dal pavimento in terra riempita di poche cose, un tavolo, una sedia, qualche immagine appesa e, alle volte, un materasso.

La costruzione maggiormente riconoscibile di questi villaggi è il lumbung, un granaio nel quale viene immagazzinato il riso due volte all’anno. La struttura è sorretta da travi in bamboo, il pavimento è fatto di fango secco misto a concime di bufalo e il tetto ha una particolare forma a cupola.

Ovunque bimbi curiosi che amano farsi fotografare, silenzio e pace ed anche se si vede che è un villaggio ad uso e consumo delle comitive di turisti che vi approdano quotidianamente, si percepisce nell’aria la spensieratezza e in fondo la pacatezza di questo popolo.

Ormai il tour di Lombok volgeva al termine e bisogna dire che è propio una gran bella isola, anche qui come alle Gili, stanno costruendo ovunque, ci sono nuovi hotel e resort che aprono in continuazione, infatti ci diceva la guida che dal momento che Bali ormai è congestionata, i grandi gruppi alberghieri si sono buttati su Lombok.

In effetti l’isola merita, le spiaggia sono bellissime (anche di più di quelle a Gili), sono lunghe, orlate da fitte foreste di palme con sabbia bianca, fine e un mare spettacolare, ma però c’è un ma…ci sono le auto, tante auto e camion, motorini, risciò ed un mucchio di mezzi motorizzati, tanto traffico insomma…non è quello che cerca “Trip Family”, quindi siamo volentieri tornati nella nostra isoletta senza auto.

 

R I T O R N O    A    G I L I    A I R

Ormai era così tanto tempo che eravamo a Gili Air che ci conoscevano tutti…

…sopratutto nel complesso del nostro bungalow, Anita ed Alfredo erano diventati le mascotte del residence.

Se chiedete ad Anita cosa gli è piaciuto di più del viaggio in Indonesia, vi risponderà immediatamente Sissi!

Sissi era questa gattina che gironzolava attorno al bungalow, prontamente adottata da Anita, la seguiva ovunque e giocavano sempre insieme, si era talmente affezionata che quando è stata ora di separarle è stata una mezza tragedia.

Tutto questo ha dato il via al “periodo gatti”, terminato solo da poco, cioè quando è iniziato il “periodo pappagalli”.

Le nostre giornate sono quindi proseguite facendo dei fantastici bagni…

…nelle stupende acque di fronte al nostro bungalow…

…senza rinunciare alle immancabili immersioni mattutine…

…un giorno il papà e Anita hanno nolleggiato anche un kayak, che era tutto trasparente, quindi mentre si navigava si faceva anche snorkeling…bellissimo!

…quasi tutte le sere si andava a mangiare il gelato in questa gelateria francese di fronte al bungalow…

…e se c’era la bassa marea questa “Ragazza Selvaggia” andava alla ricerca di coralli e conchiglie…

…oppure un attimo prima del tramonto, quando la spiaggia si era svuotata, si andava a far volare un’aquila-aquilone che avevamo comprato a Bali…

…poi alla sera si girovagava a caso alla ricerca del ristorantino sulla spiaggia che ci inspirava di più…

…e spesso e volentieri, mentre seduto ad un tavolino mangiavi al lume di candela a piedi nudi sulla spiaggia, ti toccava assistere a lune così.

Ecco facendo queste genere di cose le tre settimane a Gili Air sono volate, ormai era tempo di tornare a Bali con la fast-boat, per poi prendere l’aereo per l’Italia.

Ancora non avevamo idea di quello che ci aspettava:

 

I L    V I A G G I O    D E L L A     S P E R A N Z A

Succede che per 20 giorni che sei a Gili Air il mare è una tavola, non c’è vento e si sta da Dio, poi propio il giorno che devi partire con la fast-boat per Bali, ti svegli e c’è un mare forza nove ed un vento pazzesco.

Morale: la capitaneria di porto vieta alle fast-boat di partire, quindi un viaggetto di un’ora e mezzo su di una barca veloce diventa un  “viaggio della speranza” di 16 ore, dapprima su di una grande barca, poi su un pullman e per finire su un enorme traghetto con auto, camion, moto, una marea di turisti come te ed una miriade di persone del posto che si muove per lavoro.

Dovevamo partire all 10 di mattina da Gili Air, ma dopo interminabili code e notizie di false partenze (gli indonesiani sono molto approssimativi…) ci viene detto che la fast-boat non parte, in tutto questo casino ci aiutava a capirci qualcosa anche Kade, che ci sarebbe dovuto venire a prendere a Bali, comunicavamo con lui in  italiano via Whats App, grande aiuto!

Alla fine siamo stati imbarcati su una grande barca che ci ha portato a Lombok, poi da lì siamo stati caricati su dei pullman (credo che in totale fossero 5 pullman) che attraversando tutta l’isola (che così abbiamo visto 2 volte!) ci hanno lasciato al porto principale, dove siamo saliti su un enorme traghetto (in grado di affrontare qualsiasi mare) che piano piano nella notte è arrivato a Bali.

In tutti questi trasferimenti, fatti insieme a centinaia da altri turisti tutti giovani, finalmente il passeggino è stato fondamentale, lo usavamo infatti per portare tutti i bagagli, fin dentro alla nave, alla fine il portarselo dietro ha avuto un suo perché.

Il viaggio in traghetto, come si vede dalle foto è stato epico, e devo dire che i bimbi da grandi viaggiatori quali sono sono stati eccezionali, si sono anche divertiti, alla fine a notte fonda siamo tutti crollati.

Per poi svegliarci al suono della sirena a Bali, intorno alle 2 di notte, scendere dalla nave ed in mezzo ad una massa di persone impressionante riuscire a trovare (ancora non mi so spiegare come!?) il van con l’incaricato di Kade che ci aspettava per portarci all’hotel (che sempre Kade si era premunito di avvisare del nostro ritardo di sole 15 ore!).

A ripensarci adesso, con il senno di poi, dobbiamo però dire che sì è stato lungo e faticoso, ma alla fine anche facile, eravamo molto tranquilli, seguivamo la massa di persone come automi e siamo arrivati a destinazione, tardi ma sani e salvi.

Sono comunque cose che capitano quando si viaggia per mare e bisogna metterle sempre in conto, per questo motivo avevamo preso il volo di ritorno in modo da stare gli ultimi 3 giorni a Bali, propio nel caso capitasse un ritardo del genere.

Salutate le spiaggie delle Gili, siamo quindi arrivati alla spiaggia di Jimbaran a Bali, dove ci aspettavano gli ultimi 3 giorni prima di tornare in Italia.

 

P O L A R O I D    F R O M    G I L I    A I R

Alla fine è stato propio un bel viaggio, ideale da fare con bimbo di 15 mesi che ancora non cammina, l’Indonesia è un gran bel paese da visitare, sopratutto per le famiglie, si spende veramente poco, c’è un gran bel mare, bella gente, templi, animali e buon cibo. Per ora ” Trip Family” ha esplorato solo 4 isole, c’è ne mancano ancora un centinaio…mi sa che ci torneremo.

Se volete vedere cosa abbiamo combinato a BALI ” l’isola degli Dei”  cliccate qui:                

BALI

 

 

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2 commenti

  1. siete una famiglia fantastica con i vostri racconti e descrizioni viaggio con voi Anita stupenda in tutto il piccolo cresce bene sempre un piacere leggervi un po d invidia sana un grazie speciale

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