KERALA

L’India, “il Viaggio” per eccellenza, questo enorme paese con cui ogni viaggiatore prima o poi deve fare i conti, diventa però una meta”difficile” quando si decide di partire con dei bimbi…

…le motivazioni, per carità sono tutte valide, la sporcizia, la carica batterica, il cibo piccante, le malattie, la povertà dilagante, tutte queste ed altre mille cose contribuiscono a scoraggiare chi decide di portare i piccoli in questo sub-continente.

Ma forti del fatto che il papà di “Trip Family” negli anni passati l’aveva girata in lungo ed in largo, abbiamo deciso che era arrivato il momento di portarci nostra figlia Anita di 4 anni.

Propio per i motivi sopra elencati la scelta di quale zona visitare è caduta sullo stato del Kerala, posto nella parte sud-occidentale della penisola indiana.

Questo stato si presenta come una lunga striscia che lambisce il caldo Oceano Indiano, un territorio pieno di palme da cocco, enormi spiagge ed una popolazione che si divide equamente tra indiani di religione hindu, cristiana e mussulmana e con un tasso di alfabetizzazione tra i più alti di tutto il continente.

Anche la povertà, seppur presente, è di molto inferiore rispetto agli stati limitrofi (tipo il Tamil Nadu, che abbiamo anche visitato), insomma è un’India un pò più “soft”. Con questi presupposti, ci siamo messi a cercare i voli, scoprendo che Emirates volava, con un solo scalo a Dubai, direttamente a Trivandarum (che adesso si chiama Thiruvananthapuram, rimarrà sempre un mistero del perché hanno cambiato i nomi di città, già difficili da pronunciare, in nomi ancora più impronunciabili!).

La comodità di atterrare direttamente in una delle principali città del Kerala, senza dover fare voli interni, era innegabile ed anche il prezzo era veramente conveniente, quindi abbiamo preso i biglietti ed una fredda mattina di febbraio, dopo aver fatto i bagagli, ci siamo lasciati alle spalle la nebbiosa pianura padana, di seguito  l’itinerario di tutto il viaggio:

ITINERARIO: Milano – Dubai – Thiruvananthapuram – Kovalam – Kanyakumari – Varkala – Allepey – Kovalam – Thiruvananthapuram – Dubai – Milano.

DURATA DEL VIAGGIO: 3 settimane

COMPONENTI: 2 adulti e 1 bimba (4 anni)

PERIODO: febbraio 2012

CLIMA: il periodo che avevamo scelto era ottimo, infatti il clima in Kerala  registra temperature che oscillano dai 29 gradi ai 34  ed i monsoni determinano  l’alternarsi delle piogge. I mesi di dicembre, gennaio, febbraio e marzo sono caratterizzati da un clima secco, diversamente da giugno e luglio, che sono caldi, umidi e vedono il momento di massima attività del monsone. Da agosto a novembre le piogge invece diminuiscono  mentre  a gennaio si registra  un calo delle temperature che raggiungono i minimi, per alzarsi di nuovo tra febbraio ed aprile.

SICUREZZA: ci sentiamo tranquillamente in grado di affermare che per quanto riguarda la sicurezza, intesa come eventuali scippi, furti o raggiri, seguendo le solite e semplici precauzioni di quando si viaggia, si può stare assolutamente tranquilli, la popolazione è estremamente gentile, simpatica e disponibile, poi noi viaggiando con una bimba bionda, che veniva considerata alla stregua di una divinità, eravamo soggetti ad una curiosità quasi morbosa.

CAMBIO: come in tutta l’India gli uffici di cambio sono ovunque, anche nei posti più improbabili, non c’è bisogno di andare in banca, vi cambieranno i soldi i baracchini più assurdi, il cambio subisce poche oscillazioni, quindi non c’è bisogno di stare a provarne molti. Logicamente esistono anche gli ATM ma solo nelle zone più popolose (le città), nelle zone rurali non li troverete. Le carte di credito invece sono accettate solo dalle strutture alberghiere di un certo livello, le guest- house o gli alberghetti un po’ più economici esigono solo contante. Noi cambiavamo un mucchio di Euro in Rupie Indiane (che nascondevamo per bene) e usavamo solo quelli, tenendo la carta di credito solo per emergenze.WI-FI: rispetto a quando ci veniva il papà (20 anni fa) l’India è cambiata tantissimo (per fare un esempio il telefoni pubblici all’epoca non c’erano o non funzionavano e si riusciva a comunicare con l’Italia solo facendo dei telegrammi, dato che le poste invece funzionavano benissimo). L’India è comunque rimasto un’enorme paese pieno di contrasti, che alterna una natura selvaggia a metropoli modernissime, unendo riti antichissimi al wi-fi che ormai raggiunge anche la spiaggia più remota. Infatti troverete un ottima rete wi-fi praticamente ovunque, sopratutto nelle zone turistiche tipo Kovalam e Varkala.

PRESE ELETTRICHE: sono da 220 V e sono di tipo europeo.

VISTO: per i visitatori italiani è obbligatorio il visto, che va fatto prima di partire ed è elettronico e viene dato con una validità di massimo 60 giorni, il passaporto deve essere valido invece almeno 6 mesi. Si può fare tutto comodamente online da qua: Indiavisaonline

CIBO: la cucina indiana è in assoluto una delle nostre preferite, anche in Italia la consumiamo spesso, però come si sa è notevolmente speziata e piccante. Nonostante Anita, da esperta viaggiatrice qual’è (anche se ha solo 4 anni), è sempre stata disposta a provare ed assaggiare di tutto, di fronte al piccante, come qualsiasi bimbo di quell’età storceva il naso…

…quindi è andata avanti per quasi un mese a mangiare solamente riso bianco basmati, gelati alla panna, naan (il loro pane, simile a piadine). Nonostante ci sforzassimo di dire ai camerieri “no spices, no spices” non c’era verso, era più forte di loro qualcosa di piccante dovevano mettercelo sempre. Il naan è un pane cotto nel Tandoor (il tipico forno d’argilla), per farlo si impastano farina, yogurt, lievito di birra e uno specifico burro chiarificato privo di acqua, il ghee.

In tutte le sue varianti, sopratutto al formaggio per noi era un must, insieme all’immancabile “vegetable biryani” cioè riso unito ad una miscela deliziosamente complessa di sapori, spezie ed aromi.

Per fortuna nei posti di mare ci veniva in aiuto il pesce, appena pescato, che come tipicamente fanno un pò dappertutto in Oriente, dopo averlo scelto e pesato ti viene cucinato alla griglia e noi spesso ci abbinavamo il chapati, anche questo un pane tipico dalla forma rotonda realizzato con farina integrale, acqua, sale che viene cotto tradizionalmente su un particolare tipo di padella di ferro.

Oppure i gustosissimi samosa, che non sono altro che un triangolo di impasto a base di farina che avvolgono un ripieno di ingredienti tritati e cotti in padella: patate, cipolle, lenticchie, formaggio, ma anche, secondo i gusti, manzo o pollo. Immancabili al loro interno le spezie, di solito coriandolo, peperoncino, zenzero, garam masala, alla fine i samosa vengono fritti e serviti con salsine e quando riuscivamo a non farceli fare troppo piccanti anche questi erano uno dei cibi preferiti da Anita. Come si sarà capito mangiare in India con bimbi piccoli non è propio il massimo (anche se Anita di mangiare così tanti gelati era molto entusiasta) e forse è “l’handicap” maggiore…

…ma per fortuna ci sono venuti in aiuto i ristoranti in spiaggia che ti cucinano pesce alla griglia accompagnato dal riso, oppure come si vede in foto anche un bel granchio alla griglia accompagnato da insalata.

COSTO TOTALE: avendo comprato i biglietti aerei ad un ottimo prezzo, la spesa non è stata altissima, l’India offre mille tipi di sistemazioni per dormire (dai resort 5 stelle agli ostelli) noi, come facciamo sempre, non avevamo prenotato niente dall’Italia (solo il volo) tutti gli hotel li abbiamo trovati sul momento, trattando sempre il prezzo (qua è normale) e quasi sempre siamo riusciti a trovare ottime soluzioni, anche mangiare non comporta una grande spesa, c’è pieno di bancarelle che vendono frutta fresca per fare spuntini e ristoranti sulla spiaggia economicissimi.

Quello che può incidere di più sul budget è l’auto con autista, che comunque secondo noi è indispensabile, un pò perché è impensabile credere di poter guidare un auto in mezzo al traffico indiano e poi perché quasi sicuramente si rivelerà una splendida persona che vi seguirà  ovunque, dandovi consigli e dritte indispensabili per affrontare la realtà indiana. In poche parole noi per 3 settimane piene abbiamo speso in totale 3600 euro, comprensivi di tutto (volo-hotel-spostamenti-cibo) non male no?

Ed ora passiamo al viaggio vero e propio, dopo avere volato benissimo con Emirates, siamo atterrati a:

 

T  R  I  V  A  N  D  R  U  M

Come abbiamo detto in precedenza l’attuale nome di Trivandrum è Thiruvananthapuram, ma noi per comodità la continueremo a chiamare alla vecchia maniera. Siamo arrivati nel primo pomeriggio è sicuramente (per chi non c’è mai stato) il primo impatto con L’India, con l’odore dell’India (come diceva Pasolini) è una bella botta!…

…con i suoi suoni ed suoi rumori, il traffico caotico, la cappa di caldo che ti avvolge e le facce curiose della gente che ti osserva…

…si ha come la sensazione di essere stati catapultati in un’altra era, quando poi incroci gli sguardi penetranti dei grandi occhi truccati dei bimbi è qualcosa di unico…

…Anita osservava a bocca aperta tutto ciò che la circondava, anche per chi ha viaggiato il lungo ed in largo per tutta l’Asia, l’India rimane sempre percepita come un “mondo a parte”, dove la modernità si mischia alla forte spiritualità sempre presente, anche quando si cammina tranquilli per strada.

Tranquilli per modo di dire, perché pur non essendo una grande città, Trivandrum, rimane bella caotica, con un traffico impossibile ed incasinato, noi i primi spostamenti gli abbiamo fatti con i classici tuc tuc

…e girando per le sue strade sembrava di stare in piena Emilia durante la festa dell’Unità, tanto erano piene di manifesti, statue e cartelloni inneggianti al Partito Comunista ed alle sue icone…

…dovete infatti sapere che il Kerala è rimasto forse l’unico stato governato da un Partito Comunista, la sua forte presenza la si percepisce ovunque ed in un paese dove la burocrazia fa da padrone, potete immaginare le conseguenze..

…bisogna comunque dire però che la forte coesione sociale che c’è, per il momento non ha prodotto particolari tensioni fra la popolazione, che come abbiamo detto all’inizio è composta da indiani di religione hindu, mussulmana e cristiana…

…è infatti, per via dei portoghesi che vi sbarcarono per primi, lo stato indiano con la più alta presenza di chiese e la religione cattolica è praticata da un terzo della popolazione, in prevalenza pescatori…

…insieme alle chiese cattoliche ed in mezzo agli innumerevoli templi indiani, sorgono anche maestose moschee come questa, un’ altro terzo della popolazione è infatti mussulmano e di solito sono loro ad occuparsi del commercio del pesce o dei commerci in genere…

…agli indiani di religione hindu sono invece delegati i ruoli burocratici e da impiegati negli uffici, tutto ciò, insieme al sistema scuola che funziona benissimo,  ha prodotto lo stato con il più alto tasso di alfabetizzazione di tutto il paese, che ha molta meno povertà e mendicanti di tutto il resto dell’India.

Così perlomeno ci ha spiegato molto bene il nostro autista/guida, Suresh, che abbiamo ingaggiato nella tappa successiva, dal momento che a Trivandrum, non ci abbiamo neanche dormito, preferendo dirigerci subito verso:

 

K  O  V  A  L  A  M

Situata a 16 km a nord di Trivandrum, Kovalam, che significa “boschetto di alberi da cocco” è una località divenuta di grande appeal turistico a partire dal 1930 ma il picco di presenze lo ha avuto nei primi anni settanta con gli arrivi degli hippies, attratti da quel suo volto incontaminato e paradisiaco caratterizzato da un’ infinità di palme da cocco…

…così da semplice villaggio di pescatori, si è trasformata in una delle mete vacanziere più importanti di tutto il paese, le sue spiagge si estendono per 17 km di costa e formano un enorme promontorio roccioso riparato dalle correnti del Mar Arabico creando un ambiente ideale per le attività balneari……noi ci siamo arrivati che stava facendo sera per cui ci siamo fiondati nel primo posto disponibile il Johny’s Beach House che era molto spartano, costava pochissimo ed aveva il balcone che dava però direttamente sul lungomare con questa vista qua…

…faceva anche un’ottima colazione e c’era il Wi-Fi e la spiaggia principale; Lighthouse Beach, la più frequentata dai turisti, dominata dal suo faro, l’avevamo propio di fronte…

…bastava scendere, mettersi i braccioli e via ci si tuffava in acqua, bisogna dire però che il mare è bello caldo ed invitante, ma però come un pò dappertutto lungo la costa…

…spesso abbastanza mosso e con forti correnti che possono trascinarti al largo, quindi un pò pericoloso, sono infatti presenti sulla spiaggia svariate postazioni di bagnini che con fischietti, richiamano in continuazione i bagnanti che si avventurano al largo.

Lighthouse Beach deve il suo nome a questo bel faro il”Vizhinjam Lighthouse“, situato sulla cima della collinetta Kurumkal a 35 m dal terreno……il faro costruito in pietra, è colorato a fasce rosse e bianche e gode di un’altezza di ben 118 metri, noi seguendo questa scalinata…

…ci siamo anche saliti in cima…….e la vista una volta arrivati era questa, da una parte la lunga Lighthouse Beach…

…e dall’altra le due insenature che formano le altre due spiagge di Kovalam: Samudra Beach, la più vicina, dove abbiamo passato splendidi momenti…

…e Aazhimala Beach, la più lontana è selvaggia, da dove partono le barche dei pescatori.

Ma è stato a Samudra Beach che abbiamo passato momenti indimenticabili, infatti era in questo lembo di costa che tutte le sere, un’ora prima che il sole tramontasse una miriade di persone, solo gente del posto, si radunava per fare “il saluto al sole”…

…era veramente emozionate vedere tanti indiani di tutti i ceti sociali, comprese intere scolaresche, che venivano portate lì da appositi scuolabus, dedicare un ora della propria giornata ad ammirare il sole che lentamente entrava nel mare…

…se ne stavano lì tutti in fila sul bagnasciuga ad aspettare che piano piano il sole calasse…

…per poi buttarsi, rigorosamente vestiti, tutti quanti in acqua,  adulti e ragazzi…

…sempre sorridenti e felici. Provate a pensare una qualsiasi classe di una scuola elementare italiana che insieme alla maestra si mette a giocare al mare, in acqua al tramonto…

…oppure alla casalinga che insieme all’impiegato che ha appena finito il turno al lavoro, aspettano il calare del sole per farsi un bagno…

…tutto ciò accadeva ogni sera e questo dice molto sull’approccio alla vita e sulla continua connessione che hanno gli indiani di ogni ceto sociale con Madre Natura…

…Anita osservava sconvolta tutti questi bimbi, suoi coetanei, che la circondavano, che a loro volta erano veramente molto incuriositi da questa “strana biondina”…

…come abbiamo detto in precedenza, il fatto che Anita fosse bionda e di carnagione chiara destava enorme interesse, non solo tra i bimbi indiani, ma anche e sopratutto tra gli adulti…

…al punto tale che più di una volta siamo stati fermati, perché intere famiglie volevano farsi una foto con “la biondina”…

…ad Anita, timida com’è questa cosa non andava giù ed a volte scappava da questi strani personaggi dalla pelle scura, da questi uomini che portano le gonne…

…o da questi strani bimbi dagli occhi truccati che la guardavano curiosi…

…in assoluto di tutto il viaggio questi sono stati i momenti più belli e veri, c’eravamo solo noi, unici occidentali, in mezzo a centinaia di indiani che volevano conoscerci…

…e che volevano essere fotografati, si gli indiani amano farsi fotografare, si mettono propio in posa ed a volte ti fermano pure per farsi fare una foto…

…e da come si evidenzia in queste immagini, sono sempre in  gruppi di uomini e donne rigorosamente separati tra loro, una coppia in pubblico, può presentarsi come tale solo se sono sposati.

Proseguendo di alcuni km, in direzione Chovara, che abbiamo fatto in tuc tuc, ci siamo fatti portare e poi venire a prendere, mi raccomando però, mai pagargli l’intera tratta subito se no si rischia che non tornino a prelevarvi…

…siamo arrivati su questa bella ed immensa spiaggia: Aazhimala Beach dove ci sono pochissimi turisti, più che altro ci sono i clienti dei vari centri ayurvedici della zona.

Infatti, l’ayurveda, l’antica terapia olistica, basata sull’uso di erbe e di massaggi, fatti per recuperare la salute e il benessere, che ha avuto origine propio in Kerala, insieme allo yoga, disciplina fisica e mentale che va alla ricerca dell’equilibrio interiore, hanno creato un vero propio  boom turistico negli ultimi dieci anni.

Praticamente ovunque andiate, incontrerete qualcuno, con cane randagio al seguito (è pieno di pulciosi e dolci randagi) che vi proporrà pillole alle erbe miracolose, oppure massaggi di ogni tipo, bisogna stare attenti, perché le pratiche ayurvediche, così come i massaggi sono una cosa molto seria (ve lo dice un’affermato erborista!), quindi come possono fare bene anzi benissimo, se praticate da persone competenti, possono creare enormi danni al fisico se fatte da incompetenti, quindi informarsi bene prima di intraprendere qualsiasi terapia.

Aazhimala Beach è immensa e praticamente per metà è occupata da centinaia di belle barche colorate tirate a secco, pronte per essere usate al calar del sole, infatti è propio a quell’ora che vedrete prendere il largo decine di barche, vanno a posizionare le reti che verranno issate il giorno dopo.

La pesca è infatti insieme alla coltivazione della palma da cocco la principale attività di questo lembo di terra, ed a noi un giorno ci è capitata la fortuna di assistere ad una battuta di pesca, o meglio  alla faticosa “tirata” delle cime.

Infatti una mattina, dopo colazione, usciamo dall’hotel e sentiamo degli uomini cantare in coro, ci guardiamo intorno e sulla spiaggia poco distante, accompagnati da canti propiziatori, dei pescatori, in perfetta sintonia, tiravano a riva delle pesanti reti…

…la forza delle onde sembrava volergli strappare le reti dalla presa, ed i  pescatori, sotto un sole sempre più cocente, faticavano e sudavano mentre cantavano…

…Anita tutta curiosa si è avvicinata per vedere se i canti intonati da questi “pescatori con le gonne” (come li chiamava) avevano fatto arrivare più pesce…

…gli indiani del Sud, detti Dravidi, hanno una tempra muscolare forte e sono di carnagione più scura, qui si vede il loro capo che impartiva ordini agli uomini in acqua…

…infatti mentre le reti si avvicinavano, i “battitori” in acqua, servendosi semplicemente delle braccia, spaventavano i pesci costringendoli ad ammassarsi in fondo alle reti…

…ad un certo punto le reti, cariche di (molta) acqua e di (pochi, ahimè…) pesci, sono state tirate sulla spiaggia con grande fatica, fatica che si legge sul volto dei più anziani pescatori impegnati in questo duro lavoro…

…in spiaggia, sono quindi iniziate le prime valutazioni sulla quantità e qualità di pesce rimasto intrappolato nelle reti…

…e già direttamente lì in spiaggia, è stato venduto a donne accorse appositamente, mentre i pesci più piccoli o rovinati dalle reti, sono stati lasciati sulla sabbia a favore delle donne più bisognose che così avranno qualcosa da cucinare per il pranzo.

Assistere di primo mattino (come si vede dalla foto siamo in pieno centro a Kovalam) a questo rito quotidiano, è stato veramente emozionante e del tutto inaspettato. Come spesso accade in India la maggior parte delle cose belle succedono senza averle programmate, basta mettersi  sul ciglio di una strada ad osservare e qualcosa sicuramente accade e quasi sicuramente si verrà coinvolti.

Eravamo da  pochi giorni giorni a Kovalam e già avevamo avevamo preso parte a spaccati di vita indiana quotidiana veramente belli e veri, si potrebbe dire “una bella botta d’India” dopo solo 3 giorni di permanenza.

Kovalam oltre che dal lungomare, dove ci sono gli hotel, i negozi ed ristoranti è composta da un dedalo di viuzze molto strette, come si vede in foto, che si possono girare solo a piedi, sono incastrate tra la giungla ed il mare…

…e sono percorse da stretti marciapiedi, a volte un po’ fatiscenti, con ai lati ; le immancabili cliniche ayurvediche, negozietti di souvenir gestiti da anziani freakettoni, guest-house veramente economiche e cani randagi che girano ovunque.

Basta poco per girarla tutta, abbiamo quindi deciso che era giunto il momento di visitare i dintorni, per farlo però bisognava noleggiare un’auto con autista, quindi nel parcheggio principale, che si trova appena si entra a Kovalam, abbiamo notato un gruppetto di uomini tutti vestiti di nero, che era lì intento a chiacchierare, erano tutti autisti, ognuno con la propria auto che aspettavano i turisti……qui abbiamo conosciuto Suresh, che con questa bella jeep ci ha portato in giro per i restanti giorni, c’è stata una lunga contrattazione prima di “assumerlo” ma d’altra parte era l’unica cosa da fare perché guidare in India è impensabile, non tanto perché si guida sinistra, ma perché lungo la strada si trova di tutto: risciò trainati da uomini a piedi, oppure trainati da bici, da motorini, da asini e cammelli, ci si può imbattere (per la gioia di Anita) in placidi elefanti che se ne vanno tranquilli sul ciglio della strada, oppure in auto e camion scassatissimi che vanno sparati…

…senza contare poi gli innumerevoli tuc tuc che sfrecciano in tutte le direzioni, per non parlare poi della massa di indiani che si muove a piedi, si gli indiani sono in eterno movimento, intere famiglie si spostano o per andare a trovare un parente o per celebrare qualche divinità nel villaggio vicino, insomma un caos totale amplificato poi dalla loro mania di suonare continuamente il clacson.

In poche parole 3-4 ore in mezzo a questo casino, anche solo da passeggeri (immaginate poi azzardandosi a guidare) fanno assolutamente venire voglia di passare una settimana in una di quelle famose cliniche ayurvediche che ti rimettono in sesto da capo a piedi.

Suresh, si è rivelato una splendida persona, non è stato solamente il nostro autista, ma ci ha fatto anche da guida, spiegandoci cose della religione hindu che non conoscevamo ed anche altri piccoli aspetti del comportamento delle persone, tipo ” il ciondolare della testa” comune a tutti gli indiani.

Infatti la prima cosa che si nota quando  s’interagisce con questo popolo è che quasi ad ogni tua affermazione loro rispondano muovendo, o meglio ciondolando, la testa da destra a sinistra , che pare  quasi che dicano “no”, in realtà non girano la testa, lasciando fermo il collo, come quando si vuole dare un consenso negativo, bensì, il collo ed il capo ciondolano insieme tipo pendolo, insomma è difficile da spiegare, chi è stato in India o conosce indiani anche qui in Italia sa bene di cosa parliamo, con questi movimenti in realtà non vogliono assolutamente dire no, anzi quando fanno così esprimono un senso di compiacimento, in poche parole gli piace quello che gli state dicendo o che stanno vedendo in quel momento.

Chiarito questo punto tanti approcci sono riusciti molto più facili e sono diventati improvvisamente più comprensibili molti atteggiamenti incontrati durante il viaggio.

Il primo giro che abbiamo fatto con Suresh è stato al “ Elephant Rehabilitation Centre” di Agasthyavanam, a una ventina di km a nord di Kovalam...

…questo centro si occupa della riabilitazione e del recupero degli elefanti anziani o di quelli “problematici” , questo pachiderma infatti in India è tanto temuto quanto venerato (per esempio Suresh ne era terrorizzato!)…

…siamo entrati pagando un cifra irrisoria, che serve al sostentamento del centro e ad Anita, che aveva in mano il suo “efelamp” (l’elefantino pupazzo di Winnie Pooh) che l’ha seguita ovunque nel mondo…

…gli è stato subito chiesto se voleva lavare un elefante nel fiume, lei senza pensarci due volte si è fiondata in acqua e con l’aiuto della mamma ha cominciato a strofinarlo e lavarlo per bene…..” aveva la pelle molto rugosa…” ha commentato felice alla fine…

…la visita è proseguita con un bel giro s’un enorme elefante, con cui abbiamo percorso tutto il centro di riabilitazione che si trovava in mezzo ad una foresta…

…come si vede benissimo in foto, Anita era felicissima di trovarsi in groppa a uno di questi splendidi animali, visti finora solo nei cartoni animati o nei documentari…

…ed eravamo propio seduti sulla schiena dell’animale, senza nessun tipo di baldacchino, inoltre la passeggiata  essendo in mezzo ad una foresta è stata gustosa assai…

…subito dopo ci hanno fatto conoscere questo povero vecchio elefante che era stato incatenato perché aveva ucciso 12 persone (Anita se lo ricorda ancora!) lei era veramente dispiaciuta (per l’elefante) lo voleva salutare e lo avrebbe anche abbracciato.

Di ritorno da questa bella escursione, Suresh ha pensato bene di portarci in un luogo tipico dove vanno le famiglie del post per fare pic-nic, incontrarsi e far giocare i bimbi…

…si trattava di un bel parco (di cui non ricordiamo il nome) a ridosso della spiaggia, con  tutta un’area attrezzata per i piccoli…

…e con anche la possibilità di poter far fare un giro su un cavallino ad Anita, cosa che naturalmente abbiamo fatto…

…c’era inoltre un fiume attraversato da un ponte, che sfociava direttamente in mare, si respirava un’aria di festa e di rilassatezza…

…è stata una bella esperienza anche questa, sopratutto perché ancora una volta eravamo gli unici occidentali in mezzo ad intere famiglie indiane ed il fatto che a noi questo posto piacesse li inorgogliva da matti.

Arrivata sera e molto soddisfatti della giornata passata con Suresh, abbiamo deciso di ingaggiarlo per farci portare il giorno dopo in un posto unico, anzi mitico: la punta estrema del sub-continente indiano, cioè:

 

K  A  N  Y  A  K  U  M  A  R  I

Kanyakumari in passato nota come Capo Comoran o semplicemente Comorin, si trova nello stato del Tamil Nadu. È un luogo importante: natura, mito, storia e spiritualità si fondono e ne fanno una famosa meta di pellegrinaggio e di turismo, soprattutto hindu.

Essendo collocata nel punto più estremo del subcontinente ha la speciale caratteristica di essere bagnata da tre mari: Mare Arabico, Oceano Indiano e Golfo del Bengala che qui si incontrano, tutto questo manda semplicemente in estasi gli indiani, senza contare poi l’altro fenomeno naturale quasi unico, che manda ancora più in estasi gli indiani, cioè il fatto di poter vedere il sole sorgere e tramontare sul mare.

Ma lo spettacolo migliore si presenta il giorno di luna piena nel mese di Chittirai (Aprile-Maggio): il tramonto del sole coincide perfettamente con l’apparizione della luna piena sulla linea dell’orizzonte, potete immaginare per gli indiani, così connessi con la natura, quale importanza abbia una visita in questi luoghi.

Per arrivarci da Kovalam ci vogliono 4-5 ore d’auto, noi d’accordo con Suresh ce la siamo presa comoda, decidendo che ci saremmo fermati ogni qual volta ci fosse stato qualcosa di interessante, ed infatti appena usciti dalla città ecco che lungo la strada ci si parano davanti enormi festoni e addobbi vari…

…lungo tutta la carreggiata nella fitta foresta di palme, propio ai lati della strada, infatti si stava consumando una festa (che sinceramente non ricordiamo più a quale divinità dedicata)…

…che consisteva nel cucinare su dei fornelletti, improvvisati con 3 mattoni ed una brace, del cibo, cantare e pregare…….naturalmente ci siamo fermati e siamo andati in mezzo ai fedeli…

…con la luce che filtrava in mezzo al fumo tra le palme, il forte odore d’incenso mischiato a quello delle pietanze e la gente che pregava, tutto aveva un aspetto veramente surreale…

..Suresh ci ha presentato agli anziani del villaggio, che se ne stavano comodamente seduti su delle sedie di plastica…

..ed anche al sacerdote che celebrava la cerimonia e dopo avere fatto un offerta, donata rigorosamente con la mano destra, la mano sinistra è considerata impura (dal momento che viene usata per pulirsi il sedere) e guai porgere o offrire qualcosa con la sinistra, con la destra infatti si consuma il cibo (con solo tre dita pollice-indice e medio) e la si usa per stringere un patto…

…ma non per salutare, dal momento che il saluto di solito viene accompagnato dal gesto di congiungere le mani, unendo i palmi con le dita rivolte verso l’alto, e tenendole all’altezza del petto, del mento o della fronte, facendo al contempo un leggero inchino col capo e pronunciando la parola namastè che letteralmente significa “saluto il Dio che è in te, qualunque esso sia”, parola che deriva dal sanscrito il cui significato la dice lunga sulla spiritualità e la tolleranza di questo popolo.

Queste sono alcune delle tante accortezze sulle loro tradizioni spiegateci da Suresh, che però alla mia domanda: se non si può mai usare la sinistra, come fanno i mancini?…non ha saputo rispondere, o meglio ha risposto che da loro non ci sono mancini!

Comunque il viaggio in mezzo al traffico indiano è proseguito alla volta di Kanykumari che come abbiamo detto in precedenza si trova nello stato del Tamil Nadu

…e Suresh ci aveva avvertito che una volta passato il confine tra il Kerala ed il Tamil Nadu, la qualità delle strade sarebbe peggiorata, il traffico sarebbe stato ancora più caotico ed avremmo trovato più mendicanti ai lati della carreggiata…

….stavamo per entrare in contatto con un India ancora più vera è suggestiva, il colore della pelle degli abitanti si faceva più scuro e la presenza di tanti templi dedicati alle loro divinità era sempre più massiccia…

…stavamo immergendoci in una delle aree più povere e nello stesso tempo più devote del sub contenente indiano, nell‘India più mistica, dei templi e delle abluzioni nei sacri fiumi…

…decidemmo quindi di fermarci ancora una volta, per visitare questo Tempio (di cui però non ricordiamo il nome, né dove era di preciso). Suresh ci ha aspettato fuori e noi con una guida trovata all’ingresso siamo entrati, togliendoci le scarpe ed in questo caso (solo gli uomini) la maglietta, in pratica i maschi potevano entrare solamente scalzi ed a dorso nudo. E’ stata una visita bellissima, intensa e istruttiva, purtroppo era proibito entrare con la macchina fotografica e quindi non abbiamo alcuna immagine…

…all’interno del Tempio, con solo la luce delle candele ed il forte odore d’incenso al frangipane (il tipico incenso indiano da cerimonia) la guida ci ha spiegato tutte le dinamiche dei riti ancestrali, i nomi delle molteplici divinità hindu ed il loro significato, Anita, a cui nel frattempo avevano anche applicato il pois color vermiglio, che le donne portano sulla fronte e che rappresenta la casta di appartenenza, ascoltava interessata sopratutto dalle gesta di Hanuman divinità dall’aspetto di scimmia e guardava estasiata i basso rilievi che raffiguravano Hanuman con altri animali.

Una volta usciti quando gli è stato spiegato che anche Ganesh era un’altra divinità Induista e veniva raffigurato con la testa di elefante, è stata un pò a pensare e poi ha esclamato seria: “….anch’io da grande voglio essere induista…ci sono tanti animali…e poi non li mangiano….”
Mistica India, mistica Anita.

Il viaggio è proseguito è dopo un paio d’ore siamo arrivati a Kanyakumari, appena scesi dall’auto ci siamo imbattuti in numerosi banchetti che vendevano conchiglie di tutti i tipi ed anche in una enorme lapide che commemorava le centinaia di morti che ci sono stati propio qui, quando si è abbattuto lo tsunami nel dicembre del 2004…… il nome della città deriva dal nome stesso della sua protettrice: la dea Kanya Kumari, a cui è dedicato il tempio che si vede in lontananza con a fianco l’enorme e visitabile al suo interno statua del poeta Thiruvalluvar...

…per raggiungerlo bisognava prendere questo scassatissimo traghetto, pieno zeppo di fedeli……all’interno ci hanno raccontato che si trova un’incantevole statua della Dea Kanya Kumari in pietra nera, il cui anello al naso è famoso per il suo diamante così brillante…

…da essere visibile anche dal mare e che secondo una leggenda causava distrazione e incidenti alle barche, c’è lo hanno raccontato perché l’accesso era vietato a chi non era di religione Hindu…

…dal tempio poi salendo una lunga scalinata si arrivava alla grande statua di pietra, il cui interno era accessibile (anche qui solo per chi era di religione hindu) eretta in onore del poeta tamil Thiruvalluvar…

…Anita in questa foto posa ai piedi dell’enorme statua, tra l’altro ci hanno raccontato che durante lo tsunami del 2004, tutti le persone all’interno della statua si sono salvate, potete quindi  immaginare da allora quale importanza abbia per i devoti indiani.

Siamo quindi ripartiti per tornare a Kovalam,  è stata sicuramente una bel giro arrivare fino alla punta dell’India e ci sentiamo di consigliarlo caldamente, se non altro anche solo per assistere dai finestrini dell’auto ad un vero e suggestivo spaccato di reale quotidianità indiana, tipo queste donne scalze che se ne vanno a passeggio tranquille……il viaggio di ritorno infatti non stato da meno, tra magnifici templi che comparivano un pò ovunque…

…ed antichi riti a cui assistevamo incuriositi (sopratutto Anita)……siamo arrivati al nostro hotel a Kovalam, dove sul terrazzo che dava propio sulla spiaggia ci siamo gustati una buonissima papaya comprata lungo la strada.

Eravamo quindi  pronti ad affrontare una nuova avventura, avevamo infatti deciso che l’indomani ci saremmo spostati, armi e bagagli, verso una nuova meta che si sarebbe rivelata, una delle più belle località visitate da Trip Family, anzi se un giorno “spariremo dalla circolazione” sappiate che potrete trovarci a:

 

V  A  R  K  A  L  A

Situata un paio d’ore d’auto a nord di Kovalam, Varkala, piccolo villaggio a picco su un’enorme spiaggia ci ha lasciato senza fiato è praticamente su una scogliera a strapiombo sul mare, sopra ci sono tutti i resort, hotel, guesthouse, ostelli, centri yoga, centri ayurveda, ristoranti ecc.. poi basta scendere lungo delle ripide scalinate e si arriva in spiaggia…

…noi abbiamo alloggiato al Clafouti Beach Resort, situato ad 2 minuti dalla spiaggia con una vista mozzafiato dall’alto, ci siamo evoluti trattare bene dopo che a Kovalam, avevamo alloggiato spendendo pochissimo in un posto un pò così così, il Clafouti invece oltre alla posizione aveva dei bellissimi bungalow, una colazione abbondante ed anche una clinica ayurvedica all’interno con la possibilità di poter fare massaggi (cosa che ovviamente abbiamo fatto) e tutto sommato per gli standard occidentali non costava poi neanche tanto, noi comunque, come sempre facciamo, volendoci fermare una dozzina di giorni abbiamo trattato il prezzo all’inverosimile, finche il tipo della reception è crollato e siamo riusciti a strappare una buonissima quotazione.

Ci eravamo fatti portare a Varkala da Suresh, mettendoci d’accordo che sarebbe venuto a riprenderci dopo 12 giorni, cosa che puntualissimo ha fatto, avevamo infatti intenzione di fermarci abbastanza per poter visitare i dintorni, fare un pò di vita da spiaggia e naturalmente sottoporci a qualche trattamento ayurvedico.

Inoltre speravamo anche di incappare in qualche processione, di quelle con gli elefanti come protagonisti, come avevamo visto tante volte in foto, cosa che in effetti siamo riusciti a fare come spiegheremo più avanti.

Le giornate sono quindi passate con potenti massaggi ayurvedici che noi genitori ci facevamo fare a turni all’interno della clinica dell’hotel, alla mattina presto prima di fare colazione, non senza prima avere fatto un colloquio con una dottoressa che ha individuato il giusto trattamento per ciascuno di noi.

Erano massaggi molto energici fatti da due uomini (per i maschi) e due donne (per le femmine) che consistevano nel farsi cospargere completamente il corpo di olio di sesamo per poi essere massaggiati minuziosamente dalla punti dei piedi fino ai capelli ed in un crescendo di spasmodica enfasi si arrivava alla fine con il corpo dolorante e la testa “stonata” come se si fosse fumata una canna, questo perlomeno i primi giorni, dopo un pò però il corpo e la mente si abituavano e si cominciava a sentirne i benefici al punto tale che quando è stata ora di smettere ci dispiaceva assai.

Dopo il massaggio sia andava a fare colazione e poi si scendeva in spiaggia, la spiaggia di Papanasam, che non solo è bella, ma fa bene all’anima, visto che è credenza popolare che lavi via i peccati (che poi è il significato della parola papanasam). Tutti i peccati della propria vita, per cui, se ci si trova nel Kerala, probabilmente vale la pena arrivare su questa spiaggia (della serie non si sa mai…).

Non lontano dalla spiaggia, nel punto in cui la scogliera era più bassa si trovava il tempio Janardanaswamy, molto venerato dagli Hindu in cui avvenivano spesso cerimonie…

…questa spiaggia è infatti molto frequentata anche dai locali che sopratutto al tramonto arrivavano a frotte per godersi il calar del sole…

…ma era l’atmosfera hippie che si respirava in qualsiasi momento della giornata…

..a renderla un luogo unico e per certi versi affascinante. Erano quelli che noi chiamavamo “i tipi di Varkala”...

..cioè vari personaggi, intenti a meditare, suonare, danzare o ha fare altre olistiche attività…

…che insieme ai “cani di Varkala” meriterebbero da soli il viaggio…

…infatti, come in tutta l’India, anche Varkala e la sua spiaggia erano piene di sonnacchiosi e pulciosi randagi che tra l’altro seguivano Anita ovunque e bisogna ammettere che lei in questa occasione è stata bravissima…

…dal momento che appena arrivati gli era stato spiegato che stavolta non avrebbe potuto fare come fa sempre, cioè abbracciare tutti i cani che incontra, perchè qui erano veramente pieni di pulci e zecche, così è stato…

…e in questa foto si capisce benissimo l’encomiabile sforzo che faceva Anita a non abbracciare il cane, è ben chiaro dalla sua espressione quanto lo vorrebbe fare… ma non può!….in compenso ha poi abbracciato elefanti, asini, cavalli e se fosse stato per lei pure un cobra!La spiaggia era comunque veramente bella, con le scogliere orlate di palme alle spalle e una miriade di aquile di mare (o poiane?) che sfruttando le correnti ascensionali si libravano immobili in cielo……il mare, però come in tutta la costa può rivelarsi pericoloso per via di potenti correnti che ti spingono al largo, infatti massiccia era la presenza di bagnini che con potenti fischietti avvertivano i bagnanti quando li vedevano allontanarsi troppo……noi comunque ci siamo goduti lo stesso da matti la spiaggia, limitandoci a fare dei bagni solo fin dove si toccava.

Anche Anita, come tanti che visitano l’India, era rimasta affascinata dal “bindi “  cioè un adesivo a forma di lacrima, di varie colorazioni, che le donne indù indossano come simbolo del loro stato coniugale…

…e visto che lo vendevano ovunque, ne abbiamo comprato vari pacchetti, che ancora oggi saltano fuori per casa e che lei si continua a mettere. Attualmente il bindi nell’India moderna è usato come accessorio estetico dalle donne giovani non sposate , mentre invece la polvere rossa posta all’ attaccatura dei capelli segna tuttora la differenza tra le donne sposate e quelle nubiliOltre alla spiaggia, Varkala era formata da questo lungo sentiero percorribile solo a piedi, come si vede in foto, con la scogliera a picco sulla spiaggia da una parte e negozi e ristoranti dall’altra, noi mangiavamo quasi sempre qui e come abbiamo detto in precedenza, ci nutrivamo quasi esclusivamente di pesce alla griglia che Anita alternava a gelati alla panna…

…una cosa bisogna dire sui ristoranti: è bene sapere quando si arriva in India che i tempi per essere serviti al tavolo di un qualsiasi ristorante sono abbastanza, per non dire, molto lunghi, quindi è meglio mettersi il cuore in pace ed rassegnarsi a passare delle ore ad aspettare quello che si è ordinato, nella speranza che abbiano capito bene cosa gli avete detto.

Le altre viuzze che compongono Varkala sono tutte costellate da negozietti di souvenir e market, diciamo che il tutto è molto turistico ed anche i prezzi sono maggiori rispetto a Kovalam, rimangono comunque per noi occidentali più che abbordabili ed anche il tipo di turismo che s’incontra, come abbiamo detto in precedenza un pò hippy e freakettone, a noi piaceva assai……e come si vede in questa foto, mamma e figlia (in mutande) adoravano bazzicare queste botteghe piene di stoffe, cianfrusaglie, bindi, orecchini, cavigliere e chi più ne ha più ne metta…

…anzi il sogno di Anita sarebbe stato quello di bardarsi come questa gentile signora che incontravamo sempre durante le passeggiate.

Comunque le giornate a Varkala passavano veloci, tra massaggi mattutini, bagni in mare e sopratutto i pranzi nei ristoranti che a volte occupavano anche mezza giornata, si arrivava a sera in un attimo…

…e noi di sera amavamo fare il bagno, sopratutto al tramonto…

…infatti anche qua tutti i giorni all’imbrunire la spiaggia cominciava a riempirsi, di turisti ma anche di molti indiani, tutti pronti ad assistere al tramonto, questo rito quotidiano a cui nessuno rinunciava e che bisogna ammettere in particolare propio lì a Varkala dava luogo a tramonti spettacolari…

…a volte noi rimanevamo in spiaggia fino a quando era buio, per poi risalire la scalinata che portava alla strada e fermarsi a mangiare qualcosa negli innumerevoli ristoranti lungo il tragitto verso l’hotel.

Ed è stato propio in hotel che un giorno abbiamo trovato un cartello che annunciava che in un villaggio poco distante ci sarebbe stato il giorno successivo una festa (di cui sinceramente non ricordiamo il nome) con relativa processione di elefanti.

Era quello che aspettavamo da tempo, ci siamo quindi recati, il giorno dopo, con un tuc tuc nel luogo indicato e siamo arrivati in un’enorme spiazzo con al centro un tempio e tutt’intorno intere famiglie agghindate a festa ed in particolare modo tante fantastiche bimbe tutte bardate con in mano offerte per le divinità, purtroppo non c’era Suresh a spiegarci il significato della ricorrenza…

…ma dal momento che erano solo femmine verrebbe da pensare ad un rito di passaggio, mah!…comunque a tutte veniva applicato l’impasto di legno di sandalo , zafferano e vibhuthi, cioè: ” le ceneri del fuoco sacro , ” elemento essenziale nelle cerimonie dell’induismo , che si mette sulla fronte per indicare la fine delle preghiere del mattino o della sera, la partecipazione a una cerimonia religioso o la visita ad un tempio…

…Anita ammirava a bocca aperta queste sue coetanee così belle, truccate, vestite con abiti sgargianti e vere protagoniste della giornata…

…bisogna poi anche dire che, come noi eravamo curiosi di tutto, anche loro, in particolare modo i bimbi, lo erano ancora di più, sopratutto nei confronti di Anita, che come si vede in questa foto, si nascondeva tra le gambe del papà, anche stavolta eravamo gli unici occidentali presenti…

…come abbiamo detto in precedenza, tutte le bimbe tenevamo in mano un vassoio con le offerte da donare al tempio ed insieme alle mamme stavano in fila composte ad aspettare il loro turno…

…il modo in cui erano truccate era fantastico ed unico, il fatto poi che fosservo così piccole, aggiungeva un particolare fascino.

Gli occhi truccati dei bimbi ed i loro sguardi, ancora adesso a distanza di anni rimangono un ricordo indelebile.

 

Al centro dello spiazzo, di fianco al tempio era posto questo enorme baldacchino tenuto in piedi da decine di uomini……che con un grande sforzo e cantando a scuarciagola, lo spostavano da una parte all’altra…

…finchè ad un certo punto abbiamo sentito un gran trambusto ed un forte rullio di tamburi, stavano arrivando gli elefanti…

…si vedevano arrivare in lontananza preceduti dai suonatori di trombe, a quel punto l’agitazione del pubblico si è fatta più forte e l’aria che si respirava era veramente elettrica…

…erano tre elefanti tutti bardati con al seguito devoti e curiosi ed una volta entrati, la massa di persone ha cominciato ad accalcarsi rendendo la situazione un po’ critica……c’erano veramente tante persone, la musica suonava fortissimo e tutti quanti volevano osservare i pachidermi da vicino, intanto gli elefanti hanno girato intorno al tempio e si sono diretti verso i sacerdoti che li aspettavano……nel frattempo il baldacchino veniva spostato da una parte all’altra ed in un “organizzato caos indiano” le persone lo seguivano come in trance, insomma abbiamo dovuto tenere in braccio Anita per evitare che venisse travolta.

E’ stata un’esperienza totalizzante e fantastica, che ancora adesso ricordiamo con piacere, ma non è stata l’unica. Infatti pochi giorni dopo, sempre da un’annuncio nella reception dell’hotel, abbiamo appreso che da lì a poco ci sarebbe stata un’altra processione, questa volta con venti e passa elefanti.

Ci siamo praticamente resi conto che è impossibile girare l’India senza imbattersi in qualche festa, processione o rito, talmente tante sono le divinità da venerare, che viene quasi da pensare che metà del loro calendario sia dedicato a feste e ricorrenze.

Stavolta però era una cosa completamente diversa, infatti il tuc tuc ci ha portato a pochi km da Varkala su di una lunga e dritta strada, dove migliaia di persone, erano assiepiate ai lati della strada…

…e come si vede in foto, rigorosamnete suddidivise in uomini da una parte…

…e donne dall’altra, stavano lì ad aspettare il passaggio della processione, si trattava infatti di una sorta di sfilata, un po’ come quelle che avvengono da noi a carnevale…

… fatta da uomini vestiti come divinità oppure…

…nei modi più strani e  bizzarri…

…c’erano carri allegorici che sicuramente avevano un preciso significato nell’iconografia indiana…

…bande di suonatori di svariati strumenti che facevano un casino tremendo…

…e per ultimi più di venti elefanti tutti bardati che marciavano a passo spedito…

…elefanti che, visto il caldo, venivano incessantemente dissetati…

…e sfamati, sopratutto con banane e frutta, messa lì apposta ai lati della strada, probabilmente era meglio non fare arrabbiare questi enormi animali che pazienti avanzavano in mezzo a questo caos…

…la musica era talmente forte che non si riusciva a parlare…

…e la gente era euforica e carica come non mai…

…senza contare poi i vari soggetti che sfilavano, tipo questi fuori di testa che avevano disegnato sulle pance le fauci di una tigre, in modo che muovendo il ventre a ritmo della musica, la bocca si spalancava!…che dire?……Anita (grande amante delle tigri) affascinata da tutto ciò non se ne capacitava ed ancora adesso se lo ricorda e ne parla sempre.

Il tutto è durato delle ore, praticamente fino a quando ha fatto buio, abbiamo assistito a situazioni assurde ed esilaranti…

…conosciuto persone con improbabili costumi che volevano essere assolutamente fotografate……visto intere famiglie indiane ballare e cantare a squarciagola, senza contare poi che assistere alla sfilata di più di venti elefanti tutti ricoperti di paiets e luccichini faceva il suo effetto……insomma una giornata completamente pazza ed allegra circondati da un popolo altrettanto folle e simpatico e ci è parso, anche se non ne siamo così sicuri, vista la quantità di persone, di essere stati, come al solito,  gli unici occidentali presenti.

A notte fonda, la strada si è illuminata di mille luci create da queste luminarie e la processione ha cominciato a disperdersi e noi con non poche difficoltà abbiamo trovato un tuc tuc che ci ha riportato all’hotel…

…e con la testa ancora frastornata e le orecchie che fischiavano abbiamo provato a dormire.

Ormai le giornate da passare a Varkala volgevano al termine, ci siamo stati in totale 12 intensi giorni e sebbene sia una località molto turistica ed anche più cara rispetto ad altri posti in India a noi è piaciuta da matti, il paesaggio era estremamente suggestivo, palme, onde, scogliere, buon cibo e tutti i generi di “indianità” che a noi fanno impazzire, insomma ci abbiamo lasciato un pezzo di cuore e non è detto che un giorno prima o poi ci torneremo.

La mattina del tredicesimo giorno, in hotel, puntuale come sempre è arrivato a prenderci con la sua jeep il fidato Suresh. Il viaggio però non era finito, era nostra intenzione infatti proseguire verso nord per visitare altri luoghi che hanno reso famoso il Kerala, cioè le…

 

B  A  C  K  W  A  T  E  R  S

Siamo arrivati fino ad Allepey, poco sotto Kochi a 3-4 ore d’auto da Varkala, dove alle spalle del mare fino quasi ai confini con lo stato del Tamil Nadu, si estende un vasto labirinto d’acqua, lagune, fiumi, canali, laghi.

Sono le Backwaters, un sistema di più di 900 km di strade d’acqua, intervallate da piccoli villaggi costruiti sulle rive, da piantagioni di riso sulle sponde e da palafitte abitate da pescatori e coltivatori.

Sono un ecosistema unico: l’acqua fresca dei fiumi incontra quella salata proveniente dal Mar Arabico, creando un’habitat specifico per centinaia di specie animali e vegetali.

Noi una volta arrivati ad Aleppey ci siamo recati nel luogo da dove partono le kettuvalam, chiamate anche houseboat, che non sono altro che vecchie imbarcazioni da trasporto riadattate a vere e proprie case galleggianti che hanno in genere una o più camere da letto con aria condizionata, bagni, cucina e un ampio spazio sul ponte dove si cena alla luce delle candele.Suresh aveva infatti in precedenza contattato per telefono una sua conoscenza, per poter affittarne una con equipaggio e fare un giro tra i canali, della durata di 2 giorni ed una notte.

Quindi dopo aver contattato il prezzo (che non è proprio economico, ma comunque neanche esagerato) siamo partiti. A prua stava il timoniere e c’era spazio per stare comodamente seduti e godersi il paesaggio……ed Anita si era anche messa a disegnare…

…navigare in mezzo a questi corsi d’acqua, in silenzio con solo il lento borbottio dei motori come sottofondo era effettivamente bellissimo, s’incrociavano barche di ogni genere: quelle dei pescatori, quelle che accompagnano i bambini a scuola nei villaggi vicini, quelle cariche fino all’estremo di sacchi di riso e altri prodotti agricoli…

…durante la navigazione era facile vedere gli aironi fermi immobili su piccoli assembramenti di vegetazione, i cormorani con le nere ali ad asciugare al sole o a “litigare” per un ramo delle tantissime palme che crescono sulle sponde…

…il viaggio è stato circolare, con partenza e ritorno ad Alleppey, con una fermata in un villaggio, dove ancorati, abbiamo passato la notte a dormire nella cabina dell’imbarcazione…

…ma prima siamo scesi per esplorare, sulla poca terraferma che c’era a disposizione, come si viveva in questi luoghi così isolati, questa che si vede in foto era la nostra houseboat ancorata vicino al villaggio…

…il villaggio era composto da dignitose capanne collegate tra loro da ponti fatti con dei tronchi ed ogni centimetro della poca terra emersa era coltivato a riso o ad ortaggi…

…propio al tramonto poi siamo incappati in un gruppo di pescatori che stavano tirando su le reti, è stato veramente affascinante vedere come vivono, praticamente in simbiosi con l’onnipresente acqua…

…ed è stato ancora più suggestivo cenare al lume di candela, a prua della barca, con del buon cibo indiano. Ad un certo punto quando ormai era buio, stanchi e cotti per la bella giornata passata, siamo andati tutti quanti a letto.

Ed il risveglio, quasi all’alba, è stato ancora più magico, infatti dopo una bella colazione, servita sempre a prua dell‘houseboat

…colazione che ci è stata completamente saccheggiata dagli onnipresenti corvi, di cui tutto il Kerala è pieno…

…corvi che Anita, da grande amante degli animali qual’è, cercava di ammaestrare, cosa di cui non c’era assolutamente bisogno dal momento che erano veramente smaliziati…

…dicevamo che la navigazione fatta alla mattina presto è stata ancora più suggestiva, perchè dalla barca abbiamo assistito al lento svegliarsi del fiume e dei suoi abitanti, abbiamo visto bimbi che si preparavano, lavandosi nel fiume, ad andare a scuola…

…donne che sempre in acqua lavavano le stoviglie ed i panni ed uomini che tutti belli tranquilli in ammollo si facevano la barba, gesti normali e quotidiani…

…vissuti però in un atipico contesto che nulla cede alla modernità, si aveva infatti la netta sensazione di essere all’interno di un piccolo mondo antico fuori da ogni epoca.

Queste sono state le nostre impressioni del giro tra le Backwaters, un giro che consigliamo caldamente di fare, anche se si in effetti è molto turistico, ma merita sicuramente.

Passati i due giorni ed una notte siamo tornati al porto di partenza dove c’era Suresh che ci aspettava (aveva dormito in macchina) per riportarci a Kovalam dove il giorno successivo avremmo avuto il volo di ritorno per l’Italia.

E manco a dirlo, durante il ritorno, lungo la strada siamo incappati nell’ennesima ricorrenza, non ci ricordiamo più a quale divinità era riferita, sta di fatto che dappertutto, ma propio ovunque era pieno di questi piccoli bracieri…

…creati da tre mattoni con sotto il fuoco e sopra a bollire una pentola con del riso, naturalmente ci siamo fermati ed abbiamo girovagato per la città.

Suresh ci aveva avvertito che quello era un giorno di festa ed infatti tutte le attività erano chiuse, centinaia di persone erano per strada, la musica, suonata al massimo, usciva dagli altoparlanti e le donne formavano lunghe code per accedere al tempio.

Un’altro spaccato d’India, che continuava a stupirci e in cui non ci stancavamo mai di immergerci, la musica, gli odori, i colori, gli occhi delle persone e quella estrema devozione e spiritualità in cui ci si sentiva avvolti.

Ormai erano trascorse 3 settimane dal nostro arrivo e il viaggio volgeva al termine, non è facile descrivere le sensazioni provate, che cosa è stata l’India per noi è difficile da spiegare, quindi prendiamo in prestito le bellissime parole di uno dei nostri scrittori preferiti che la descrive così:

” Chi ama l’India lo sa: non si sa esattamente perché la si ama. E’ sporca, è povera, è infetta; a volte è ladra e bugiarda, spesso maleodorante, corrotta, impietosa e indifferente. Eppure, una volta incontrata, non se ne può fare a meno. L’India induce presto questa esaltazione: fa sentire ognuno parte del creato. In India non ci si sente mai soli, mai completamente separati dal resto. E qui sta il suo fascino. Ogni vita, la mia e quella di un albero, è parte di un tutto dalle mille forme che è la VITA.”  (T.Terzani)

Ecco secondo noi queste semplici parole rispecchiano in pieno quello che si prova di ritorno da un viaggio in India, le 3 settimane appena passate sono trascorse veloci ed intense, lasciandoci una gran voglia di tornarci.

Di seguito un piccolo riassunto in video dei bellissimi giorni passati in Kerala:

E per quanto riguarda la nostra piccola Anita di soli 4 anni, non siamo per niente pentiti di avercela portata , prendendo le solite precauzioni alla fine è risultato un viaggio fattibilissimo anche con un bimbo piccolo, lei si è divertita da matti, d’altra parte essere considerati “una piccola divinità bionda” non è da tutti. Non sappiamo bene quanto gli sia rimasto, quanto abbia assimilato della cultura indiana, ma siamo certi che nel tempo, i profumi, le sensazioni e l’esperienze che ha vissuto, riaffioreranno piano piano nella sua mente…

…e intanto come si vede benissimo in questa foto; bella soddisfatta e colma di cimeli e souvenir all’aeroporto di Trivandrum, sembra quasi già pronta a ripartire per un’altro viaggio, pronta a visitare altre zone di questo bellissimo e strano paese, perchè di una cosa siamo certi, in India, prima o poi, ci torneremo di sicuro…. Namastè.

 

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4 commenti

  1. Ho letto tutto d’un fiato, mi sono emozionata e ho risentito gli odori, i profumi e non di una terra visitata 32 anni fa. Mi è tornato il desiderio di tornarci, di seguire le vostre orme…
    Anita è bellissima, è una bambina felice e sarà una splendida cittadina del mondo grazie ai suoi genitori.

  2. bellissimo racconto, foto splendide! Anch’io viaggio con le mie bambine e mi piacerebbe tanto vedere l’India ma ho un’unica grande perplessità: la povertà estrema, non tanto per la carica batterica quanto per l’impatto emotivo. Per cui ti faccio una domanda diretta (visto che di pregiudizi sull’India ne circolano tanti ma voi mi sembrate felicemente esenti): il Kerala è un’India più soft anche in questo senso? Quello che mi preoccupa è il fatto di assistere a scene alla “the millionaire” / “Lion” con i bambini di strada che vivono in gruppo nei sottopassaggi e si lavano nelle pozzanghere…. so che sono realtà che esistono comunque e scansarle non le rende meno concrete, ma queste esperienze per ora vorrei risparmiargliele.

    1. Ciao, ti rispondo io (il papà) che l’India, negli anni passati, l’ho girata da nord a sud, le scene a cui ti riferisci è vero ci sono, ma le trovi quasi solo nelle metropoli (Mumbai, Kolkata, Dheli…) e per la precisione negli slum (baraccopoli) che circondano i grandi agglomerati urbani, l’India, quella vera,è composta da più di 200,000 villaggi, estremamente rurali, molti dei quali poveri, anche molto poveri ma sempre anche molto dignitosi. In particolare modo il Kerala, per una serie di motivi che spieghiamo anche nel blog, si presta benissimo come primo approccio con bimbi, non ci sono grandi città (metropoli) ha una forte vocazione turistica, ospedali decenti, belle spiagge e gente veramente ospitale. Quindi basta evitare i grandi centri, che tra l’altro sono caotici all’inverosimile, e per i bimbi vedrai sarà un’esperienza indimenticabile. Se ti servono altre info chiedi pure!…Namastè

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