KRUGER NATIONAL PARK

Visitare il Kruger National Park è stata la realizzazione di uno dei desideri della Trip Family ed una ottima scusa per conoscere un bellissimo paese: il Sudafrica…

Abbiamo fatto tutto da soli, volando con Emirates, con scalo a Dubai. Siamo arrivati  a Johannesburg  e ripartiti dopo 3 settimane da Cape Town, in mezzo abbiamo visitato il Kruger National Park, siamo passati dal Blyde River Canyon e  percorso tutta la Garden Route in auto nolleggiandola a Port Elisabeth, in assoluto uno dei viaggi più belli che abbiamo mai fatto.

ITINERARIO: Milano – Dubai – Johannesburg – Kruger National Park – Blyde River Canyon – Port Elisabeth – Jeffrey’s Bay – Knisha – Wilderness – Capo di Buona Speranza – Cape Town – Dubai – Milano

DURATA DEL VIAGGIO: 3 settimane

COMPONENTI: 2 adulti e 1 bimba (5 anni)

PERIODO: febbraio 2013

CLIMA: Il Sudafrica è nell’emisfero australe, le loro stagioni quindi sono invertite rispetto alle nostre.  Il loro inverno – da Giugno a Settembre – corrisponde alla stagione secca, mentre la loro estate – da Dicembre a Febbraio – è la stagione delle piogge. Ogni stagione ha i suoi vantaggi: la scarsa vegetazione del periodo arido e la concentrazione degli animali nelle zone dove ci sono pozze o fiumi rende più facile l’avvistamento durante l’inverno. In estate invece le piogge rendono il paesaggio verdissimo e fiorito, ed è il periodo in cui nascono i cuccioli, per cui anche se forse è un po’ più difficile incontrare animali gli incontri sono più emozionanti.

SICUREZZA: negli ultimi anni, la questione sicurezza, una volta vera piaga di questo paese, è migliorata di molto, salvo alcuni quartieri (Township) delle grandi città, ci sentiamo di affermare che mantenendo le solite precauzioni di quando si viaggia, si possa girare per tutto il paese tranquillamente, anzi dobbiamo propio dire che la gente del posto è  super disponibile, carina e simpatica.

CAMBIO: noi come sempre abbiamo cambiato il contante negli uffici cambio, il cambio non subisce forti oscillazioni, quindi un ufficio vale l’altro.I bancomat (ATM) ci sono nelle principali città, così come la carta di credito è accettata più o meno ovunque. I soldi sono comunque bellissimi, con sopra impressa tutta la fauna che si trova nel paese, naturalmente Anita ne ha voluto fare assolutamente incetta per collezionarli.

WI-FI: tranne all’interno del Kruger National Park, dove è praticamente è inesistente, il Wi-Fi lo troverete quasi ovunque, tutte le strutture, hotel, ristoranti, offrono la connessione gratuita che è abbastanza veloce, sopratutto a Cape Town.

PRESE ELETTRICHE: La corrente elettrica è a 220/240 volt e 50 Hertz al secondo. Per rasoi, asciugacapelli e altri apparecchi elettrici occorre acquistare un adattatore con tre innesti rotondi.

CIBO: il cibo è stata la nota dolente di questo viaggio, tranne a Cape Town dove ci sono ristoranti di tutti i tipi e per tutte le tasche, nel resto del paese che abbiamo girato tutto in auto, siamo stati un pò in difficoltà, essendo noi una famiglia “quasi” vegetariana, abbiamo infatti trovato la carne protagonista in quasi tutti i menù, carne di manzo, di kudu, di agnello, di maiale, insomma di quasi ogni essere vivente, sopratutto fatta al barbecue , di cui i sudafricani hanno una vera e propria fissa, troverete griglie per barbecue in ogni giardino di ogni bungalow (anche nella savana) in cui alloggerete. Oltre alla carne, la cucina e molto influenzata dall’impronta che hanno lasciato gli Inglesi, negli anni in cui la facevano da padroni, quindi vari pudding e cose simili, che ha noi non fanno per niente impazzire. Ci siamo comunque rifatti una volta giunti a Cape Town, che offre una vastissima scelta di cucine da tutto il mondo, pesce fresco (finalmente!), quindi cozze e vongole a volontà!

SALUTE: iniziamo dicendo subito che è consigliabile consultare sempre il medico di base o lo specialista di medicina del viaggiatore della vostra ASL. Non ci sono vaccini obbligatori per il Sudafrica Per quanto riguarda la profilassi antimalarica il Kruger non è malaria free (Significa che ci sono tuttora focolai di malattia) quindi per soggiorni in stagioni umide è consigliata la profilassi. Noi però non abbiamo fatto niente e siamo partiti armati di medicinali e repellenti per insetti, ma a dire la verità non abbiamo trovato neanche una zanzara. Per quanto riguarda ospedali e centri di soccorso, sempre per via della forte presenza inglese (tutt’ora presente) sono messi abbastanza bene, naturalmente tutto a pagamento, quindi via con una bella assicurazione da viaggio e si parte.

FUSO ORARIO: +1h rispetto all’Italia; stesso orario quando in Italia è in vigore l’ora legale.

LINGUE: Afrikaans, Inglese, Ndebele, Xhosa, Zulu, Sesotho (del sud Sotho), Sesotho sa Leboa (del nord Sotho), Setswana, Swati, Tshivenda, e Xitsonga.

PREFISSO DALL’ITALIA: 0027

VISTO D’INGRESSO: necessario. Fino a 90 giorni di permanenza nel Paese il visto turistico viene rilasciato direttamente al momento dell’arrivo in frontiera

COSTI: di tutte le mete africane in assoluto il Sudafrica è quella più economica, dormire non costa molto e si trovano sistemazioni fantastiche a prezzi che in Europa ci sogniamo, anche il noleggio auto costa la metà, per non parlare poi del carburante che per come siamo abituati noi, qui a confronto a prezzi bassissimi. Quello che viene ad incidere di più nei costi sono l’ingresso ai parchi e alle riserve naturali, sopratutto quelle private. Noi abbiamo fatto solo il Kruger National Park, che rispetto a quelle private, essendo statale, a dei costi accessibili, bisogna tenere presente che sia se si dorme all’interno del parco oppure appena fuori in uno dei tanti resort che ci sono, il costo giornaliero del biglietto va pagato comunque. In totale a noi tutto il viaggio durato 3 settimane ci è costato sui 5500 euro, cifra che comprende anche i voli internazionali, il volo interno, auto, cibo, entrata al parco, tutto insomma, che  non mi sembra niente male per tre persone, per visitare ed incontrare dal vivo tutta la fauna africana che avevamo visto  solo nei documentari.

I L    V I A G G I O

Ed ora andiamo a cominciare il racconto di viaggio, siamo arrivati in tarda mattinata a Johannesburg, con un volo Emirates comprato in offerta 3 mesi prima, appena arrivati siamo subito andati a noleggiare l’auto che avevamo prenotato dall’Italia con Rentals Cars, ci hanno dato una Chevrolet Aveo con il cambio automatico, per la scelta della macchina bisogna tener conto sia del tipo di vacanza che del periodo di viaggio. Le strade principali sono generalmente buone, mentre le secondarie sono generalmente in condizioni disastrose. La guida è a sinistra, noi avevamo la patente internazionale ma si può noleggiare anche solo con la patente italiana, cosa che però può risultare rischiosa in caso d’incidente, dal momento che poi l’assicurazione potrebbe non rispondere, quindi meglio andare sul sicuro e fare la patente internazionale. Se il giro che si desidera fare non prevede fango o sterrati una normale berlina va benissimo, ma per la visita dei parchi durante la stagione delle piogge consiglio vivamente un suv o una jeep. Prevedere in ogni caso un’assicurazione integrale che comprenda gomme e cristalli – alcune strade sono davvero terribili. La benzina costa considerevolmente meno che da noi, i pedaggi autostradali costano poco meno. Intorno al Kruger ci sono molti posti di blocco della polizia, rispettate le regole e non avrete alcun problema.

La nostra intenzione era di evitare completamente Johannesburg e di partire subito verso il Kruger National Park, per la precisione dirigendoci verso la parte sud del parco, nella zona denominata Nespruit, prevedendo che saremmo arrivati in serata, quindi con il parco chiuso (chiude alle 18.00), avremmo dormito nelle vicinanze dell’ingresso denominato Cocodrile Bridge, per poi entrare il giorno dopo, alloggiare all’interno del parco, 3 notti, girare  con calma la savana, per poi uscire circa a metà parco, attraversare tutto il Blyde River Canyon per poi tornare all’aeroporto di Johannesburg, consegnare l’auto e prender un volo per Port Elisabeth, da dove sarebbe cominciato il nostro tour della Garden Route, è così infatti abbiamo fatto!

Il tragitto verso la parte sud del Kruger è stato piacevole, una volta fatta l’abitudine alla guida a sinistra ed al cambio automatico (che adoro!), si guidava benissimo, le strade erano in ottimo stato e sopratutto pochissimo trafficate e mano a mano che ci avvicinava alla savana cominciavano a comparire  cartelli di questo tipo (attraversamento ippopotami), che gasavano un sacco Anita…

…per strada c’erano pochissime auto, bisognava però stare attenti perché ai bordi della carreggiata c’era sempre un via e vai perenne di gente del posto che si muoveva a piedi e c’era il rischio di investirli.

In 4- 5 ore a velocità sostenuta, ma non troppo, siamo arrivati a 2 km dal confine con il Mozambico, vicino all’entrata Cocodrile Bridge del Kruger, e ci siamo messi a cercare da dormire, trovando il Komati River Chalets, carina sistemazione, giusta per una notte, se non fosse che però propio quel giorno il ristorante era chiuso e quindi siamo andati a letto abbastanza stanchi a stomaco vuoto…

…ma non ci importava più di tanto, eravamo in Africa, si percepiva dagli odori, dai colori e dall’atmosfera ed anche dai versi degli animali che si sentivano in  lontananza, senza contare poi questo cartello che ci siamo trovati nel giardino davanti al bungalow, Anita era carica come una molla, il fatto che nel cortile potessero aggirarsi coccodrilli e ippopotami la rendevano la bimba più felice del mondo.

Ma questo era niente, il giorno dopo infatti ci aspettava la visita ad uno dei parchi naturali più famosi al mondo:

 

K R U G E R    N A T I O N A L    P A R K

Se siete il tipo di persone che amano osservare gli animali liberi nel loro habitat, prima o poi dovrete visitare il Kruger National Park

…la cosa speciale nel Kruger è che a differenza di altri grandi parchi africani è possibile fare i safari da soli, in self drive. Significa che si può girare liberamente con la propria auto, senza mai scordare la prudenza naturalmente. In questa foto noi stiamo entrando dall’ingresso sud il Cocodrile Bridge, ed infatti i coccodrilli sono stati i primi animali che abbiamo avvistato, che ha avvistato Anita per la precisione.

Subito dopo è stata la volta di una famiglia di facoceri e poi un susseguirsi continuo di incontri, anche se in certi momenti, complice il fatto che vai in giro senza una guida, diciamo si va un po’ così a caso, viene quasi voglia di scendere dall’auto.

Bisogna fare attenzione invece e mai dimenticare che gli animali che si incontrano sono selvaggi ed imprevedibili, questo però non era molto facile da far capire ad Anita.

All’interno del parco ci sono limiti di velocità variabili, troverete comunque tutta la segnaletica completa e occhio perché ci sono severi controlli con auto velox e ranger nascosti tra i cespugli.

Attenzione anche che nelle aree in cui la strada corre fra i cespugli: gli animali spuntano all’improvviso, quindi andare sempre ad una velocità abbastanza ridotta. Vi capiterà senz’altro di trovare automobili ferme, nella maggior parte dei casi vale la pena fermarsi, perché vuol dire che c’è un avvistamento in corso.

Le strade comunque sono ottime c’è quella principale, come si vede in foto, asfaltata, da cui si diramano un infinità di sentieri più o meno grandi…

…fatti di sabbia rossa battuta, facilmente percorribili anche con una berlina…

…ed è stato propio un uno di questi sentieri, preso a caso, che subito il primo giorno ci siamo imbattuti in uno dei principali Big Five

…un giovane esemplare di Leone che se ne stava bello comodo a sonnecchiare lungo il sentiero…

…a seguire i rari rinoceronti, talmente a rischio bracconaggio, che non veniva rilevata la loro presenza sulla cartina del parco alla sera nel lodge.

Infatti una bell’usanza che abbiamo notato era che durante il  safari, ogni visitatore segnalava con degli appositi segnaposti gli animali avvistati durante la giornata, su una cartina posta nella reception dei vari lodge, di modo che gli altri visitatori potessero andare a cercarli.

Tutto ciò era stato vietato per quanto riguarda gli avvistamenti dei rinoceronti, propio per evitare episodi di bracconaggio, che erano avvenuti all’interno del parco di recente.

Il Kruger è un parco enorme, da nord a sud le distanze sono di ben 500 km (grande come il Veneto), secondo le guide della zona, 2 giorni sarebbero l’ideale per regalarsi dei safari piuttosto interessanti. Noi  abbiamo fatto 3 notti e 4 giorni .

Le possibilità sono due: dormire fuori dal parco, e poi entrare ogni giorno o dormire dentro il parco. La differenza oltre al fatto di stare dentro o fuori è che fuori c’è molta più scelta (dai campi tendati ai resort di lusso) mentre dentro si può solo andare nei camp statali, che sono un po’ più spartani, ma comunque sempre carini e funzionali, in tutti e due i casi sia che dormi fuori o dentro l’ingresso è giornaliero è va pagato tutti i giorni. Troverete  tutte le istruzioni necessarie sul sito ufficiale SANparks

Noi abbiamo scelto di dormire dentro e siamo andati al Satara Rest Camp , che si trova in una zona centrale del parco , nel cuore del territorio dei grandi felini. Il rest camp è grande, i bungalow sono semplici, perfettamente funzionali, puliti, accoglienti e dotati di ogni confort (frigo, bbq, aria condizionata e ventola sul soffitto , bollitore ). C’è anche un ristorante self service, però non ha la vista sul fiume (come quasi tutti gli altri camp, che sorgono sulla riva di fiumi o pozze d’acqua, dove sono più facili gli avvistamenti), non ha wifi ed ha una piscinetta un po’ squallida.

Ma noi nel nostro girovagare avevamo trovato questa fantastica piscina in mezzo alla savana!!

E non c’era niente di più bello che rinfrescarsi con dei tuffi tra un avvistamento e l’altro…

…bisogna comunque rispettare scrupolosamente gli orari di rientro nei campi dopo i safari, altrimenti si pagano multe salate, di solito l’orario tassativo è alle 18.00, un po’ prima del tramonto ed è un peccato perché i tramonti africani sono veramente speciali…

…ed anche l’ora in cui  gli animali, appena rinfresca un po’ cominciano ad essere più operativi, senza contare poi che, fotograficamente parlando, la luce di quelle ore, sopratutto in Africa è fenomenale, per questo motivo abbiamo deciso di fare il Safari Notturno con guida che organizzava il Satara Rest Camp.

Siamo partiti un pò prima del tramonto, su un furgoncino scoperto, insieme ad altre persone ed ad una guida armata di fucile.

Bisogna ammettere che girare per la savana con un guida (in inglese) che ti spiega i vari tipi di simbiosi che si creano tra differenti specie di animali (come in foto), oppure ti illustra nei minimi particolari il funzionamento di questo fragile ed incredibile ecosistema è bellissimo.

Avere spiegato per bene l’importanza del ciclo vitale delle piante della savana, che danno nutrimento alle migliaia di erbivori presenti, che a loro volta sono fonte di cibo per tutti i carnivori delle grandi pianure, sentire narrare queste cose, che in linea di massima già sapevamo, direttamente sul posto dove avvengono ha un fascino innegabile…

…noi cercavamo di tradurre tutto ad Anita (totalmente rapita dalla savana) il più velocemente possibile, anche se poi del “cerchio della vita” come lo definiva lei, ne sapeva sicuramente più di noi.

Comunque abbiamo visto ancora leoni, elefanti che al buio più totale si nutrivano di cespugli, iene, antilopi, gnu, zebre, giraffe, il tutto con la guida che con un potente faro posto sul mezzo, illuminava la zona da vedere, spiegando tutto contemporaneamente.

Ma la cosa più affascinante del safari notturno è stata propio assistere al calare del sole in mezzo alla natura, al sovrapporsi dei suoni, che mano a mano che il cielo si scuriva diventavano i tipici suoni notturni, però amplificati a mille, insomma una gran bella sensazione che ancora adesso ci accompagna.

Siamo rientrati al camp che era quasi mezzanotte, belli carichi a tal punto che non avevamo sonno, siamo quindi andati nell’area ristoro del camp dove davano un documentario sulla savana!!…Anita era al settimo cielo!

Che dire, sicuramente girare per la savana da soli, in autonomia (naturalmente senza scendere dall’auto, come ho fatto io per fare la foto!) ti lascia adosso una strana e bellissima senzazione che ti fa venire voglia di tornarci…

…guidare a caso, in mezzo a sentieri sconosciuti, affidandosi solo alla fortuna ha un suo fascino, ma anche percorrere queste piste di sabbia rosse con un ranger esperto che conosce con precisione dove si radunano gli animali, di che tipo di pianta si cibano e via dicendo ha un suo innegabile fascino.

Infatti il giorno dopo quando abbiamo ripreso a girare da soli, vedevamo tutto con occhi diversi, le nozioni apprese dal giro fatto con la guida hanno dato un giusto senso al nostro girovagare a caso…

…per questo motivo col senno di poi ci sentiamo di consigliare come prima cosa di fare un safari con guida (ne esistono di diurni, notturni e tutti i camp sono attrezzati per farli), in modo da poter assaporare meglio tutte le esplorazione che farete successivamente in autonomia nella savana.

Il Kruger National Park è una destinazione fattibile tutto l’anno, ogni stagione ha le sue peculiarità, per esempio fare un safari nei mesi invernali sudafricani, ovvero la nostra estate, significa trovare tutto brullo, con poche pozze d’acqua disponibili e quindi con avvistamenti più facili  da ottenere, dal momento che gli animali si radunano dove c’è la poca acqua presente…

…viceversa venire durante il nostro inverno, la loro estate, significa arrivare dopo le piogge che di solito creano enormi pozze d’acqua, a volte quasi dei laghi (come si vede in foto), la savana diventa più lussureggiante, quindi gli avvistamenti possono risultare più difficoltosi…

…ma però questa è anche la stagione in cui nascono gli animali e si ha quindi la possibilità di vedere un mucchio di cuccioli…

…sopratutto di erbivori, come è capitato a noi, con immensa gioia di Anita!

Guardate in questa foto per esempio che bella concentrazione di erbivori che si trovano per bere nelle innumerevoli immense pozze d’acqua.

Una mattina invece appena usciti dal camp abbiamo assistito ad una combattimento tra rapaci…

…per impadronirsi di un serpente morto lunga la strada, veramente bello ed emozionante.

Durante le esplorazioni in auto è tassativamente proibito scendere o anche tenere abbassati i finestrini, bisogna anche fare molta attenzione (come ci hanno spiegato nel camp) agli elefanti, che al Kruger sono in gran quantità…

…sopratutto ai maschi solitari che vedi placidi e tranquilli intenti a brucare per i fatti loro, nel periodo degli accoppiamenti, infatti, possono essere abbastanza suscettibili e metterci un attimo ad accartocciare la tua auto con te dentro (come si vede nelle raccapriccianti foto esposte nella reception del camp)…

…la stessa cosa può capitare con mamma elefante quando ci sono i piccoli, noi un giorno siamo capitati in mezzo ad un branco enorme con tanti cuccioli che attraversava la strada dopo essersi bagnati al fiume…

…la capo branco (di solito la nonna elefante) ci intimava di indietreggiare con l’auto, sventolando le orecchie e venendo verso di noi…

…noi non potevamo andare indietro perché c’erano elefanti da tutte le parti, sopratutto cuccioli e si rischiava di investirli…

…attimi di panico che per fortuna si sono risolti dopo pochi minuti nel migliore dei modi…

…la cosa che comunque ci è rimasta più impressa di questi maestosi pachidermi è l’assoluta assenza di rumore che fanno quando camminano, nonostante la mole e il numero di esemplari, il branco ci è passato davanti, dietro e di fianco in assoluto silenzio e senza degnarci di uno sguardo (tranne la nonna elefante che ci teneva d’occhio) e in pochi minuti, così come era arrivato, è sparito…

…in questa foto si vede la nonna elefante, che dopo che tutto il branco è passato è l’ultima ad andarsene…cose così che ti capitano al Kruger...

Nel parco esistono comunque delle aeree di ristoro in cui si può scendere in sicurezza, sgranchirsi le gambe e mangiare qualcosa…che cosa?…..naturalmente carne fatta al barbecue!…

…in una di queste aree il papà ed Anita hanno provato la carne di kudu (qualcosa bisogna pur mangiare!), che sarebbe questo bellissimo erbivoro che si vede in foto…

…carne che non ci è piaciuta per niente…

…la cosa che invece entusiasmava di più Anita erano le scimmiette che cercavano di rubarti il cibo dal piatto appena ti giravi…

…cosa che immancabilmente hanno fatto appena ci siamo alzati da tavola.

I nostri avvistamenti sono proseguiti e seguendo le indicazioni dateci nel camp siamo arrivati ad un fiume per avvistare gli ippopotami

…in questo caso è permesso scendere dall’auto per poterli osservare meglio, c’è infatti sulla riva del fiume un ranger armato di fucile (anche gli ippopotami sono abbastanza suscettibili) che vi aspetta per scortarvi vicino all’acqua…

…così da poterli  fotografare meglio. E’ possibile comunque fare safari anche a piedi, ma c’è un limite di età per i bambini che è di 12 anni. Noi ne abbiamo fatto a meno perchè Anita , avendo 5 anni,  non avrebbe potuto partecipare.

Un’altra rarità che abbiamo visto sono stati i licaoni, che a quanto pare stanno diventando sempre più rari e difficili da avvistare. Nessuna traccia invece per lo sfuggente giaguaro come del resto anche per il ghepardo, nonostante avessimo scelto di alloggiare propio nella zona centrale, cuore del territorio dei grandi felini.

Ma ci saremmo comunque rifatti una volta fuori dal Kruger, dove le occasioni di incontrare altri animali, come leggerete più avanti non sono mancate.

Così dopo 3 notti e 4 giorni passati a girovagare in mezzo a questa maestosa natura, un pò a malincuore siamo dovuti uscire. Abbiamo scelto di uscire nella parte centrale dall ‘Orpen Gate così da ritrovarci nella regione dell’ Hoedspruit  e proseguire il viaggio verso la prossima meta il…

 

B  L  Y  D  E    R  I  V  E  R    C  A  N  Y  O  N

Il Blyde River Canyon è un canyon situato  nella provincia di Mpumalanga, ed è il terzo canyon più grande del mondo con i suoi 26 km di lunghezza e 800 metri di profondità. Si trova nella parte settentrionale dei monti Drakensberg, ed è costituito principalmente di pietra arenaria. Il canyon è stato scavato nel corso dei millenni dai fiumi Blyde e Olifants.

Siamo in uno dei luoghi più panoramici del Sudafrica, nella splendida Riserva Naturale Mpumalanga che ospita anche gran parte del Kruger National Park. Molti turisti da Johannesburg tagliano direttamente verso il Kruger via Nelspruit, perdendosi questo paradiso.

Lo si percorre tutto su una bella strada con molti tornanti ma molto scorrevole e se non fosse per la perenne nebbia che man mano che ci si inerpica avvolge tutto, il paesaggio sarebbe bellissimo.

A volte le nubi toccano addirittura l’asfalto di quella che viene definita la Panorama Route. La prima attrazione è la vicina colonna di roccia detta The Pinnacle. Quando siamo arrivati eravamo tra i primi visitatori e le bancarelle all’entrata stavano iniziando a esporre la mercanzia…

…ma neppure il tempo di mettere a fuoco la macchina fotografica che il pinnacolo viene inghiottito dalla nebbia e così sarà anche per la prossima sosta a Wonder View e God’s Window, i due punti panoramici tra i più belli che noi non vedremo a causa della forte nebbia.

Per niente scoraggiati continuano per questa bellissima strada, il paesaggio resta comunque affascinante, quando ad un certo punto lungo la carreggiata leggiamo un cartello che dice: Moholoholo Wildlife Rehabilitation Centre, incuriositi seguiamo le indicazioni ed arriviamo ai piedi della montagna dove troviamo l’ingresso di questo centro e dove faremo una delle più belle esperienze di questo viaggio.

 

M O H O L O H O L O    W I L D L I F E    R E H A B I L I T A T I O N   C E N T R E

il Moholoholo Wildlife Rehabilitation Centre è un centro di recupero e di cura per animali selvatici, che spesso rimangono vittime dell’uomo, qui si prendono cura di una grande varietà di creature grandi e piccole, lo scopo finale, se possibile, è riportare questi animali nel loro ambiente. Purtroppo capita fin troppo spesso che si debbano prendere cura di animali che non possono o non riescono più a vivere in libertà.

Come per esempio l’enorme rinoceronte che ci è venuto incontro tutto felice nel parcheggio della struttura, noi abbastanza terrorizzati non ci attentavamo a scendere dall’auto, finché un guardiano non lo ha richiamato e fatto allontanare , spiegandoci che non c’era alcun pericolo…

…il bestione era cresciuto lì e da adulto era stato liberato, ma come un tenero cucciolone si ostinava a tornare dagli umani che gli avevano salvato la vita, in pratica era stato trovato da piccolo solo ed immobilizzato in una pozza di fango essiccato…

…stessa sorte che era capitata anche a questo cucciolo di rinoceronte che si trovava propio in quel momento nel centro.

Questo centro nasce propio per ospitare e curare la fauna locale in difficoltà; animali feriti gravemente da trappole, incidenti stradali, avvelenati o con ferite da arma da fuoco e per finanziare le cure e la ricerca fanno visite organizzate.

In pratica appena entrati, pagando una modesta somma, le guide ti fanno accomodare sotto ad una tettoia, una specie di auditorium e presentano il posto con una breve introduzione e la proiezione di diapositive.

Finita l’introduzione presentano gli animali: i primi sono i rapaci. Qui vediamo che nella maggior parte dei casi si tratta di avvoltoi, ma ci sono anche altri uccelli da preda. Molti non sono in grado di volare, perché hanno tarpato loro le ali. Alcuni sono in convalescenza, e presto verranno rimessi in libertà.

Gli avvoltoi sono vittime frequenti dei bracconieri, che per impedir loro di danneggiare le pelli degli animali catturati o per impedire che attirino l’attenzione dei rangers su animali presi in trappola li avvelenano in massa e con grande facilità.

Alcuni degli uccelli presenti sono stati cresciuti da persone, hanno un imprinting sbagliato e non sono più in grado di riconoscere i loro simili. Altri hanno riportato menomazioni troppo gravi o sono nati con dei difetti che rendono impossibile la vita in libertà. Tutti sembrano in buona salute, e la guida ci aiuta a fare amicizia con loro.

Alcuni uccelli sono talmente abituati alla compagnia umana che si fanno coccolare con vero piacere e sopratutto Anita li coccola con vero piacere!

Ci accompagnano poi dai felini e ci presentano una coppia di leoni splendidi. Lui era stato catturato da bracconieri ed è stato “salvato” dalla forestale. Purtroppo era stato catturato da cucciolo e non è stato possibile riabituarlo alla vita in natura, è tranquillo e fiducioso come un grosso cane, prende il cibo direttamente dalle mani della guida

La leonessa invece è vittima un laccio, una trappola crudele che le ha danneggiato seriamente una mandibola e che l’ha resa invalida. Sono animali splendidi, e anche se sono destinati a non essere più liberi non sembra che vivano male.

Nell’area dei felini Anita è andata completamente in estasi perché è riuscita ad accarezzare un ghepardo (suo animale feticcio da sempre) con la seria raccomandazione però di parlare a bassa a voce e di non correre assolutamente dal momento che “in Africa chi corre è cibo” questa frase gli è rimasta talmente impressa nella mente che la ricorda ancora adesso.

Lei, che come tutti i bimbi di 5 anni invece che camminare faceva delle piccole corse, dal quel momento ha proseguito tutta la visita al centro andando a piccoli passi sempre osservata e tenuta d’occhio da leoni e ghepardi che dai recinti la guardavano leccandosi i baffi.

Il leopardo invece proveniva dallo zoo di Pretoria, era un animale splendido, che arrivava di corsa appena la guida lo chiamava, affettuoso come un gattone si arrampicava con entusiasmo a cercare i pezzi di carne che la guida gli lanciava in alto, sui rami di un albero.

Bellissimo, ma completamente domestico. Cresciuto in uno zoo non sarebbe mai più potuto tornare libero nella savana. Qui però sembrava vivere bene, senz’altro meglio che in uno zoo.

Anita completamente in trance osservava tutti questi animali, il cucciolo di rinoceronte che girava libero per la struttura e la seguiva ovunque ormai era diventato un suo grande amico.

Fu in questa occasione che ci disse che provava una grande ammirazione per questi umani così indaffarati a curare ed accudire animali sfortunati, ed infatti fu propio dopo questa esperienza che prese la decisione che da grande avrebbe fatto lo stesso lavoro, cosa che tutt’ora ribadisce in continuazione.

Un’altro incontro veramente emozionante è stato con questa giraffina di pochi mesi che era stata abbandonata dalla mamma…

…arrivata da poco si aggirava per il recinto spaesata ed in cerca della sua nuova mamma-umana che gli dava il latte con il biberon, potete immaginare la faccia di Anita!

Poi c’era un chiassoso gruppo di wild dogs (licaoni) in convalescenza quasi pronti a tornare in libertà…

…un grazioso serval, acciambellato nell’erba, grazie al lavoro condotto in questo centro sono stati reintrodotti in libertà dei serval, specie estinta da più di ottant’anni nel Kruger

In recinti speciali, delle vere e proprie palestre per la riabilitazione, c’erano poi dei paffuti tassi del miele in convalescenza. Su uno si vedeva ancora il segno del laccio che l’aveva intrappolato. Anche loro stavano riabituandosi a vivere in natura, con un po’ di fortuna sarebbero tornati presto in libertà.

Altri animali invece arrivano al centro di recupero e non potranno lasciarlo mai: sono animali che sono stati sequestrati a privati, o che provengono da circhi o zoo. Animali selvaggi docili come cagnolini, che non potrebbero sopravvivere nemmeno un giorno nella natura selvaggia. Questi animali vivono qui in grandi recinti ben attrezzati, e costituiscono una fonte di ricchezza per le entrate del centro di recupero.

Insomma un posto veramente speciale che consigliamo caldamente di visitare, sopratutto se si è con dei bimbi, anche solo per contribuire con i soldi dell’ingresso al suo mantenimento.

Siamo usciti dal centro che era tardo pomeriggio, fuori c’era sempre ad aspettarci quel simpatico enorme bestione di rinoceronte che si comportava come un cagnolino.

Inutile dire che per Anita questa full-immersion nella fauna africana è stata una delle esperienze più belle di tutto il viaggio.

Ci siamo rimessi in moto alla ricerca di un posto per dormire e dopo alcuni km abbiamo trovato il Blyde River Wilderness Lodge, situato in una riserva privata e circondato dal fiume Blyde e dalle montagne di Drakensberg è in effetti un pò imboscato, ma merita da matti…

…immerso nel verde con antilopi ed altri erbivori che pascolano tranquilli nel giardino, ha delle belle camere, la piscina, si mangia molto bene e da una ripida scalinata si può accedere al Blyde river…

…come in molti altri posti in Sudafrica alla sera bisogna stare attenti perché è facile incontrare ippopotami e coccodrilli, anzi viste le enormi cacche che c’erano in giardino gli ippopotami c’erano sicuramente…

questa era la faccia di Anita una volta appreso che da lì a poco sarebbero arrivati questi grossi pachidermi.

L’indomani mattina ci siamo svegliati presto e dopo una bella colazione, siamo ripartiti alla volta dell’aeroporto di Johannesburg, ma le sorprese non erano finite perché lungo la strada ancora una volta un cartello attira la nostra attenzione…

 

H O E D S P R U I T       E N D A N G E R E D      S P E C I E S      C E N T R E

L’‘Hoedspruit Endangered Species Centre  (HESC) è un centro focalizzato sulla conservazione e sulla difesa di specie rare, vulnerabili e a rischio di estinzione, specializzato sopratutto nella salvaguardia dei ghepardi.

Quindi potete immaginare la gioia Anita e stato infatti quasi un obbligo fermarci, anche se andavamo un pò di fretta in quanto nel primo pomeriggio dovevamo prendere l’aereo a Johannesburg.

Il centro è particolarmente attivo nella difesa dei ghepardi, nel trattamento e nella riabilitazione di questi felini vittime del bracconaggio oramai indiscriminato, anche qua  si parte con un breve briefing con diapositive che racconta la nascita di questo posto , poi a differenza del precedente centro di recupero qua si viene caricati su di un 4X4 verde militare e attraverso un percorso guidato che si snoda nella piccola riserva dell’HESC, ci si avvicina a rinoceronti, caracal, serval, avvoltoi e licaoni, ma sopratutto ghepardi, per la gioia di Anita tanti ghepardi.

Il giro guidato e’ molto interessante, i ghepardi si possono vedere liberi proprio vicini senza nessuna recinzione e Anita voleva scendere per accarezzarli, si conoscono da vicino situazioni tragiche che affliggono l’Africa e le sue meraviglie, come appunto la caccia indiscriminata all’interno delle riserve e la piaga dolorosa del bracconaggio.

I volontari e gli operatori lavorano affinche’ gli animali del centro siano recuperati e una volta a posto possano essere liberati in natura.

Vale la pena passarci qualche ora in compagnia di simpatici ranger che vi spiegano il perché del parco e rispondono a ogni vostra domanda. L’ HESC è la prova tangibile di come l’uomo possa essere in qualche modo “utile” alla Natura e possa difendere attivamente animali ad elevato rischio di estinzione.

Esperienza consigliata a chiunque voglia approfondire la conoscenza della natura africana ed in particolare modo ami incondizionatamente i ghepardi.

Di questi centri scopriremo poi e pieno tutto il Sudafrica, ce n’è sono un pò ovunque, la si può anche vedere come una forma di risarcimento attuata dall “uomo bianco” nei confronti di una natura troppo spesso maltrattata.

Comunque ad un certo punto siamo dovuti partire, riprendendo la strada per l’aereoporto di Johanesburg, era già tardi e si rischiava di perdere il volo, quindi a velocità un pò sostenuta con gli occhi e la mente ancora pieni di tutta questa rigogliosa natura e di tutti questi animali selvatici siamo schizzati verso la civiltà.

Schizzati un pò troppo, infatti a pochi km dall’aeroporto una donna poliziotto si butta praticamente in mezzo alla strada per fermarci; avevamo superato i limiti di velocità, ramanzina e multa, ma sopratutto il forte rischio di perdere il volo dal momento che la poliziotta minaccia di portarci in centrale visto che l’auto è a noleggio, attimi di panico, ma poi risolviamo tutto pagando in contanti e senza nessuna ricevuta la cifra dell’ipotetica multa…capito no?…

Ripartiamo ed arriviamo in aeroporto giusto in tempo, ci aspetta un volo British Airways (prenotato dall’Italia) che ci porterà a Port Elisabeth, da dove comincerà la seconda parte del nostro viaggio, un’altra macchina a noleggio e via alla scoperta della Garden Route , sempre più a sud fino a Cape Town.

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GARDEN  ROUTE                               CAPE TOWN

 

 

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