TAITA HILLS WILDLIFE SANCTUARY

Il Taita Hills Wildlife Sanctuary è un santuario della fauna selvatica, una riserva privata che si trova a circa 220 chilometri da Mombasa, esattamente in mezzo tra i parchi nazionali dello Tsavo Est ed Ovest.

E propio questa posizione fa si che funga da “corridoio di passaggio” fra questi due parchi e quindi diventi molto facile osservare grandi mandrie di elefanti e bufali che migrano da una parte all’altra, ma non solo, sono presenti numerosi anche i grandi predatori; leopardi, leoni, ghepardi, oltre a giraffe, zebre, impala, waterbuck, gazelle di Thomson, kudu, dik-dik e altri animali più piccoli, tra cui una grande varietà di uccelli .

La sua particolarità è che il paesaggio non è solo quello della savana sconfinata, ci sono anche molte colline e collinette erbose…

…con una fantastica nebbiolina che si presenta immancabile all’alba e al tramonto, rendendo molto facile fare foto veramente suggestive. Tra l’altro è uno dei pochi parchi che permette di fare anche un safari notturno, cosa che naturalmente abbiamo fatto. La riserva non è molto grande e di tutti i safari, questo, forse si è rivelato il più bello.

Ci siamo stati sempre con lui, Samuel Pantani, esperta guida del team di Samba di Safari in Kenya con Samba, in assoluto tra i migliori è più affidabili e che consigliamo assolutamente (li potete contattare dalla pagina Facebook).

Siamo arrivati al Taita Hills Wildlife Santcuary dopo aver passato una notte allo Tsavo Ovest e ci siamo subito diretti verso il lodge che ci avevano prenotato…

…ad accoglierci propio all’entrata del lodge una miriade di questi uccellini dai colori cangianti che si posavano sul sul tetto della jeep, guardate qui…

…veramente una bella accoglienza e la nostra guida Samuel ci ha detto che si trattava di simpatici storni africani.

Samba ci aveva prenotato da dormire al Sarova Salt Lick Game Lodge, e varrebbe la pena venire fino qua anche solo per alloggiare in questo lodge sulle palafitte.

Situato nel cuore del Taita Hills Wildlife Sanctuary, si affacciava su delle pozze d’acqua e sulle vaste pianure e si è rivelato letteralmente giù di testa!

Di una categoria quasi di lusso, per quanto riguarda l’accoglienza, le camere ed il buffett, si presentava come un’insieme di enormi palafitte in mezzo alla savana, vicino a delle pozze d’acqua e con praticamente gli elefanti in casa, che bevevano nella reception, come potete vedere qua:

Data la sua struttura, su palafitta, sarebbe vietato farci soggiornare i bimbi sotto i 5 anni (perché ci hanno raccontato che un bimbo cadendo giù si è fatto male) ma grazie a Samba che ha mosso mare e monti siamo riusciti a starci anche con Alfredo, che di anni ne aveva 4, di seguito la passerella per arrivare alla nostra camera:

Visto che quando siamo arrivati era l’ora di pranzo, messi giù i bagagli ci siamo diretti al ristorante, che come sempre era a buffet e stavolta un signor buffett, c’era di tutto e di più.

Finto di mangiare, come sempre, si andava a riposare un oretta, anche perché dopo pranzo non è mai il momento migliore per mettersi a cercare animali nella savana e comunque c’era poca da cercare, guardate che magnifica vista avevamo affacciandoci alla finestra della nostra palafitta.

Verso le tre siamo partiti per il game drive (safari) e appena fuori ci siamo subito imbattuti in un branco di elefanti, alcuni dei quali giocavano a fare la lotta (come diceva Anita)…

…siamo passati in mezzo ad una mandria di incazzosi bufali che ti guardavano sempre con quell’aria arrabbiata…

…anche loro intenti ha giocare a fare la lotta…

…poi abbiamo incontrato queste strane antilopi un pò gnu ed un pò  gazzella (di cui non ricordiamo il nome) e che abbiamo visto solo qua…

…e osservato branchi di babbuini che si muovevano furtivi tra l’erba alta.

La cosa che comunque ci ha colpito di più era la vegetazione, completamente diversa dagli altri parchi, c’erano più alberi e cespugli veramente belli, che però rendevano l’osservazione molto più difficile, qua infatti è stata fondamentale l’esperienza di Samuel e del driver che con occhio vigile scrutavano ovunque, riuscendo ad individuare animali anche nel più intricato sottobosco…

…come nello Tsavo Ovest, con noi c’erano sempre la nostra coppia di amici che ci aveva raggiunto dall’Italia; Quenia e Giuliano e loro figlio Filippo, compagno di scuola di Anita.  Di seguito la prima parte in video di questo safari:

Il safari è continuato sempre alla ricerca dei grandi predatori, leoni, leopardo e ghepardo che sono sempre i più difficili da trovare…

…e mentre si avvicinava il calare del sole, un messaggio ricevuto via radio (tutti i driver sono in contatto tra loro) ci ha fatto schizzare verso…

…questa bella leonessa che se ne stava appolaita sopra ad un blocco di cemento, in bella posa al tramonto…

…sotto di lei il suo compagno; un giovane maschio che pigro dormicchiava. Samuel ci ha spiegato che probabilmente la notte prima si erano accoppiati ed ora alla femmina toccava andare a caccia per procurarsi del cibo…

…poco più in là infatti una mandria di zebre (il cibo preferito dai leoni) con molta probabilità la leonessa era stata disturbata…

…da questa massa di umani entusiasti che la fotografavano a manetta ed ora affamata e con la pancia vuota ci guardava un pò incazzata, ha questo punto abbiamo assistito ad una scena veramente adrenalinica: complice l’idiozia di un driver, che non avendo mantenuto la distanza di sicurezza, si era avvicinato troppo al blocco di cemento con sopra la leonessa…

…questa povera bestia affamata, a cui avevamo disturbato la caccia ad un certo punto ha deciso di farsi uno spuntino di carne umana, si era infatti messa in posizone di salto, pronta a balzare dentro il pulmino che si era avvicinato troppo. I segnali c’erano tutti, aveva piegato le zampe posteriori ed alzato la coda (chi ha avuto un gatto sa bene quali sono i segnali del balzo imminente) ed è stato solo grazie alla solerzia di Samuel e del nostro driver, che arrabbiatissimi hanno urlato all’incosciente driver del pulmino di spostarsi immediatamente, cosa che ha fatto subito, che non è successo niente.

La leonessa allora si è rimessa tranquilla ed ha cominciato a pulirsi. C’è mancato poco che non assistessimo ad un banchetto con carne umana, tutta questa situazione e l’adrenalina che circolava tra di noi ci ha rammentato l’importanza di affidarsi a persone serie, a guide esperte, un safari in Africa non si può improvvisare. Dopo questa scena nelle jeep regnava un silenzio totale, eravamo veramente esterrefatti, Alfredo vedendo noi così agitatati si era veramente impaurito (poverino) e temeva che un leone saltasse dentro dal tettuccio aperto della jeep, solo dopo essere stato rassicurato dall’esperto Samuel si è rimesso tranquillo.

Ad un certo punto, la leonessa è scesa dal piedistallo ed è andata dal maschio a farsi coccolare un po’…

…come a dirgli:…”aspetto un po’, che questa massa di idioti vada via, poi ti vado ha cacciare qualcosa di buono”…..almeno così l’interpretava l’esperta Anita…

…il maschio dal canto suo ci guardava annoiato ed ogni tanto ruggiva nella nostra direzione, fino a quando piano, piano tutte le jeep un po’ alla volta sono andate via…

…e siamo rimasti solo noi e questa coppia di leoni, solo noi nella savana, in mezzo ad un silenzio ancestrale e con il sole che tramontava…guardate qua:

Quale migliore esperienza si poteva fare per chiudere la giornata di safari al Taita Hills Widlife Sanctuary

…ci siamo quindi diretti, con un tramonto spettacolare alle spalle, come solo l’Africa sa dare, verso il lodge…

…finiva la giornata, ma non finivano i safari, questo parco infatti è uno dei pochi che permette di fare safari notturni, cosa che assolutamente abbiamo voluto fare anche noi…

…una volta tornati nel bellissimo  Sarova Salt Lick Game Lodge abbiamo fatto una doccia e ci siamo fiondati a mangiare. Nella reception c’era appeso questo cartello dove ognuno poteva segnare gli avvistamenti fatti durante il game drive.

Inoltre anche qui era presente, come allo Tsavo Est, un tunnel che sbucava vicino alla pozza dove si abbeverano gli animali, però nel momento in cui ci siamo andati noi, non c’era anima viva.

Nel safari notturno Alfredo e la mamma non sono venuti, il piccolo dopo l’estenuante giornata è crollato subito e l’abbiamo lasciato dormire. Nel game drive di notte è salito sulla jeep con noi, oltre al fido Samuel, anche un ranger con una potente torcia che illuminava la savana circostante.

Lo scopo dei safari di notte sarebbe quello di sperare di trovarsi in mezzo ad una caccia, dal momento che la maggior parte dei predatori caccia di notte, a noi non è capitato, però abbiamo incontrato questi due leoni che combattevano tra loro, ed è stata emozione pura!…

…solo il ruggito che squarciava le tenebre faceva accapponare la pelle! Oltre ai leoni abbiamo visto elefanti che brucavano nella notte buia, alcuni impala che dormivano in piedi, pronti a scattare al primo segnale di pericolo…

…ma più di tutto c’è piaciuta la sensazione che si provava a vagare nella savana buia con il solo canto dei grilli e delle cicale come sottofondo e come tetto un cielo stellato, ma con così tante, tante stelle che solo le notti africane riescono a darti.

Alla fine stanchissimi ma appagati siamo andati a letto, ma i safari non erano ancora finiti, ci aspettava infatti ancora il safari all’alba, prima di concludere la nostra visita al Taita Hills Widlife Sanctuary.

L’alba, così come il tramonto ha il suo fascino, guardate con che bella luce si presentava il lodge alle sei di mattina…

…senza contare poi la nebbiolina che dava un tocco surreale a tutto il paesaggio. Siamo partiti subito al sorgere del sole per il safari, con l’intenzione di tornare dopo al lodge per fare colazione…

…ed il povero Alfredino non c’è l’ha fatta a svegliarsi, dobbiamo proprio ammettere che è stato un gran viaggiatore, si è cuccato ore ed ore di jeep senza mai lamentarsi, contando poi il fatto, che a differenza della sorella, a lui gli animali non è che lo facciano veramente impazzire (per esempio il suo animale preferito è la gallina!) è stato propio bravo.

Comunque anche il giro all’alba è stato veramente bello, vedere la savana che lentamente si svegliava…

…tipo questi elefanti ed antilopi, che pascolavano persi nel chiarore della giornata che andava ad incominciare è stato molto suggestivo…

…oppure questa coppia di leoni avvistata a due passi dal nostro lodge.

Ad un certo punto Samuel ed il driver, ci hanno portato sopra ad un’altura che dominava tutta la valle…

…e questa era la vista dall’alto; tutta la valle con il nostro lodge in lontananza sulle palafitte…

…inoltre essendo mattina presto ed essendo molto in alto su d’una collina ci è stato permesso di scendere dalla jeep (cosa assolutamente vietata nei game drive)…

…cosa che immediatamente abbiamo fatto e quindi via con foto e selfie a volontà…

…ed ecco qua; Anita, Alfredo e Filippo i nostri piccoli, grandi esploratori salire letteralmente sulla jeep…

…e le nostre guide; Samuel e il driver anche loro in posa. Grazie a loro abbiamo passato 3 giorni fantastici, belli e intensi, che difficilmente dimenticheremo, di seguito la seconda parte di questo game drive:

Con la visita a questa riserva privata volgeva a termine il nostro viaggio in Kenya. Sinceramente prima di partire pensavamo di trovare luoghi molto turistici e viaggi confezionati, invece ci siamo dovuti ricredere, ci siamo imbattuti in posti autentici, con una povertà vera ed estrema ma anche tanta felicità nonostante la fatica.

Abbiamo incontrato una natura potente e selvaggia, un mare trasparente e gli animali della savana, ma piu di tutto ci ha colpito la forza delle donne e gli sguardi saggi dei bambini.

Abbiamo passato quasi un mese in mezzo a gente semplice, umile, spesso veramente povera, ma sempre con il sorriso sulle labbra e di una dolcezza disarmante.

Abbiamo fatto infiniti bagni nelle calde e limpide acque dell’Oceano Indiano che lambiscono il villaggio di Watamu, che è stata la nostra base per tutta la permanenza in terra africana.

Ma soprattutto abbiamo fatto due safari uno più emozionante dell’altro, un mucchio di animali, paesaggi mozzafiato e quel “riempirsi gli occhi d’Africa” che ancora adesso ci emoziona al solo pensiero. Insomma è stato tutto veramente molto intenso e bello.

Ai bimbi, che si sono comportati da veri esploratori è piaciuto un sacco e ci vorrebbero già tornare. Di seguito condensato in 5 minuti c’è più o meno tutto il viaggio:

il Kenya ha una magia che è difficile descrivere, si potrebbe dire che è la vita che si “tocca” con gli occhi, la possibilità di respirarne i ritmi e il piacere della libertà, si potrebbe dire che se ne sente la mancanza fin da subito, lo chiamano Mal d’Africa, ma che cosè il Mal d’Africa:

Mal d’Africa è uno stato dell’anima, prima ancora che uno stato mentale. Mal d’Africa è qualcosa che pulsa nello stomaco. Mal d’Africa è imparare a perdere tempo scrutando una lucertola dalla testa arancione fare le flessioni.

Mal d’Africa è lo sguardo saggio degli innumerevoli bimbi dagli occhi grandi che ti salutano ogni volta che passi. Mal d’Africa è il contorno di un baobab che si staglia sullo sfondo di un cielo basso e turchese.

Mal d’Africa è sentire in lontananza il barrito di un elefante mentre ti stai addormentando. Mal d’Africa è osservare un meccanico che non sa da dove cominciare a riparare la tua moto. Mal d’Africa è emozionarsi davanti ad un breve tramonto, sapendo che fra poco pioverà a dirotto.

Mal d’Africa è il ricordo indelebile delle piste rosse percorse nella savana. Mal d’Africa è un Beach Boy che ti dice tutto orgoglioso che lui sa fare le capriole.

Mal d’Africa è imparare che vivere alla giornata è un buon metodo per aggiornare l’esistenza. Mal d’Africa è una mamma che pregando e cantando ti insegna a fare il chapati.

Mal d’Africa è capire la propria diversità e accettare quella degli altri. Mal d’Africa è avere come amico nel propio giardino un ragno grosso come una mano.

Mal d’Africa è vivere in sintonia con le maree. Mal d’Africa è girare in tre su una moto in mezzo ad una luce pazzesca, perché alle tue spalle sta tramontando il sole.

Mal d’Africa è capire di non essere capiti e farsene una ragione. Mal d’Africa è essere di notte nella savana, alzare gli occhi al cielo e vedere così tante stelle come non ne hai mai viste in tutta la tua vita.

Mal d’Africa è avere un cane educato che ti segue ovunque, per giorni, come se fossi stato tu a crescerlo. Mal d’Africa è annoiare la noia, impigrire la pigrizia ed essere in pace con se stessi.

Mal d’Africa è gustarsi deliziosi samosa alla polpa di granchio su d’una palafitta in mezzo alle mangrovie. Mal d’Africa è un silenzio pagano, un ruggito religioso, uno stato d’animo.

Il Mal d’Africa è un bene incurabile.

Se volete leggere tutta l’avventura africana di Trip Family cliccate qua sotto:

 

WATAMU

TSAVO  NATIONAL   PARK  (EST- OVEST)

AMBOSELI  NATIONAL  PARK

 

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2 commenti

  1. Meraviglioso racconto ! Ne prendo spunto per organizzare il mio prossimo viaggio con i miei bambini!
    Davvero molto utile…mi sembrava di essere lì con voi perché l Africa è magica …

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